Chimica Organica

Poliidrossibutirrato: proprietà, sintesi, usi

il 14 Marzo 2023

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Poliidrossibutirrato

Il poliidrossibutirrato (PHB) è un poliidrossialcanoato a catena corta prodotto in natura da diversi microrganismi come materiale di riserva. I  batteri immagazzinino il PHB come fonte di energia analogamente a come i mammiferi immagazzinano il grasso

Con il termine di poliidrossibutirrato si intende, in particolare, il  poli(3-idrossibutirrato) che è quello che si forma più frequentemente quando si formano i poliidrossialcanoati

È un biopolimero che, grazie alle sue proprietà paragonabili a quelle di polipropilene e polietilene, costituisce una valida alternativa ai polimeri derivanti da fonti non rinnovabili.

Il microbiologo francese Maurice Lemoigne lo isolò dal Bacillus megaterium ma, grazie alla sua biodegradabilità e alla sua origine, è attualmente oggetto di studio.
Infatti, insieme all’acido polilattico, è un polimero che sia di origine naturale, biodegradabile e biocompatibile.

Il poliidrossibutirrato è principalmente un prodotto dell’assimilazione del carbonio presente nel  glucosio e  nell’amido ed è impiegato dai microrganismi come una forma di molecola di accumulo di energia da metabolizzare quando altre fonti di energia comuni non sono disponibili

Il prodotto della sua degradazione è l’acido 3-idrossibutirrico, un metabolita comune negli esseri viventi che è sintetizzato nel fegato attraverso il metabolismo di acidi grassi e dagli amminoacidi chetogenici.

Il poliidrossibutirrato è un poliestere alifatico con catena polimerica lineare e ha struttura:

struttura poliidrossibutirrato
poliidrossibutirrato
 

Proprietà del poliidrossibutirrato

Il poliidrossibutirrato è un polimero termoplastico e quindi rammollisce se è riscaldato.

È insolubile in acqua, relativamente resistente alla degradazione idrolitica, ha scarsa resistenza agli acidi e alle basi e si dissolve in solventi clorurati. È idrofobo, atossico, stabile alle radiazioni U.V. e otticamente attivo. Presenta una barriera alla permeabilità di acqua e gas e si può lavorare per estrusione, iniezione, soffiaggio e termoformatura.

È solubile in cloroformio e altri idrocarburi clorurati . Fonde a 175  °C con una temperatura di transizione vetrosa di circa 2  °C. La resistenza alla trazione è di circa 40  MPa e vicina a quella del polipropilene . 

Ha una struttura  regolare e prevalentemente isotattico. Ciò implica che i gruppi laterali della catena polimerica puntano nella stessa direzione e pertanto si formano strutture elicoidali, con i gruppi laterali tutti rivolti lontano dal centro dell’elica per ridurre al minimo l’ingombro sterico.

Le catene quindi si impacchettano facilmente per formare cristalli e ciò lo rende fragile e rigido

Ha un stretta finestra di temperatura di  lavorazione a causa dalla vicinanza tra la sua temperatura di fusione e di degradazione.

Vi sono diversi metodi volti a migliorarne il comportamento meccanico e ridurne l’elevato costo che si basano sull’utilizzo di blend, sull’ottenimento di copolimeri e sull’uso di additivi.

La copolimerizzazione può avvenire con poliidrossivalerato per ottenere una struttura più irregolare e quindi meno cristallina e meno fragile, ma comunque biodegradabile. La copolimerizzazione abbassa anche la temperatura di fusione e ciò rende il copolimero molto più facile da lavorare.

Sintesi del poliidrossibutirrato

Il poliidrossibutirrato (PHB) può essere ottenuto attraverso diverse vie sintetiche. Una delle strategie chimiche prevede l’apertura dell’anello del β-butirrolattone, utilizzando metalli come zinco o alluminio come catalizzatori per favorire la polimerizzazione. Questo approccio consente di ottenere PHB in laboratorio, ma presenta spesso costi elevati e una complessità di processo che ne limita l’uso su larga scala.

In alternativa, il PHB può essere prodotto da piante naturali o transgeniche, grazie all’ingegnerizzazione di specifici percorsi metabolici che permettono l’accumulo del polimero nei tessuti vegetali. Tuttavia, il metodo più diffuso e industrialmente rilevante rimane la fermentazione batterica. In questo processo, batteri come Cupriavidus necator, Alcaligenes eutrophus o Bacillus megaterium accumulano il PHB sotto forma di granuli intracellulari, che agiscono come riserva energetica e di carbonio.

All’interno delle cellule, i granuli di PHB hanno generalmente un diametro compreso tra 100 e 800 nm. La quantità, la dimensione dei granuli e il peso molecolare del polimero dipendono da diversi fattori, tra cui il ceppo batterico utilizzato, le condizioni di crescita (come disponibilità di nutrienti e temperatura) e il metodo di estrazione del polimero. Il PHB può essere isolato dalle cellule tramite processi chimici o meccanici che ne preservano le caratteristiche fisiche e chimiche, rendendolo adatto a successive applicazioni industriali e biomediche.

sintesi del PHB
sintesi del PHB

Produzione microbica

In generale, la produzione microbica di PHB è considerata sostenibile, perché sfrutta fonti rinnovabili e produce un polimero completamente biodegradabile, rappresentando così un’alternativa ecocompatibile alle plastiche tradizionali.

La produzione microbica di poliidrossibutirrato (PHB) avviene all’interno delle cellule di batteri capaci di accumulare polimeri come riserva di carbonio ed energia. Il processo è strettamente regolato e coinvolge un percorso metabolico enzimatico ben definito. La sintesi inizia generalmente a partire dall’acetil-CoA, un metabolita centrale del catabolismo dei carboidrati e dei lipidi.

Tre sono gli enzimi chiave coinvolti nel percorso:

β-chetoacil-CoA sintetasi (PhaA) – catalizza la condensazione di due molecole di acetil-CoA formando acetoacetil-CoA.

Acetoacetil-CoA riduttasi (PhaB) – riduce l’acetoacetil-CoA a 3-idrossibutirril-CoA utilizzando NADPH come cofattore.

PHB sintasi (PhaC) – polimerizza il 3-idrossibutirril-CoA in granuli di PHB, che si accumulano nel citoplasma sotto forma di inclusioni discrete.

La dimensione e il numero dei granuli dipendono da fattori genetici del ceppo batterico, dalla disponibilità di nutrienti (come carbonio in eccesso e limitazioni di azoto o fosforo) e dalle condizioni di fermentazione. Il peso molecolare del polimero, che influisce sulle proprietà meccaniche del PHB, è anch’esso modulabile agendo sui ceppi o sul tipo di substrato metabolico fornito.

Una volta accumulato, il PHB può essere estratto tramite procedure chimiche (uso di solventi o digestione selettiva della biomassa) o meccaniche (pressione e centrifugazione), conservando le caratteristiche del polimero. La sintesi batterica non solo è più sostenibile rispetto alla produzione chimica tradizionale, ma permette anche di ottenere polimeri con proprietà variabili, aprendo la strada a materiali biodegradabili con applicazioni in biomedicina, packaging e ingegneria dei materiali.

Usi

Il poliidrossibutirrato  trova impiego in numerosi settori grazie alle sue caratteristiche di biocompatibilità e biodegradabilità, che lo rendono una valida alternativa ai polimeri sintetici tradizionali. Nel campo ambientale e industriale è utilizzato per la produzione di imballaggi ecologici, sacchetti, contenitori e pellicole, ma anche per film agricoli destinati alla pacciamatura, che si degradano naturalmente nel suolo riducendo l’impatto ambientale dei rifiuti plastici.

In ambito medico il PHB ha applicazioni di particolare rilievo: viene sfruttato per realizzare suture riassorbibili, dispositivi temporanei, supporti per la rigenerazione tissutale e sistemi di rilascio controllato di farmaci, poiché si degrada gradualmente all’interno dell’organismo senza effetti tossici. Sul piano industriale può sostituire il polipropilene in alcune lavorazioni, entrare nella produzione di componenti biodegradabili per l’elettronica o essere impiegato come rivestimento protettivo.

Infine, la ricerca scientifica continua a esplorare nuove possibilità, come l’uso del PHB per ottenere nanoparticelle a scopo terapeutico o la produzione di copolimeri, come il PHBV, poliidrossibutirrato-co-valerato, che ne migliorano le proprietà meccaniche ed elastiche. In questo modo, il poliidrossibutirrato si conferma un materiale versatile, capace di coniugare funzionalità e sostenibilità.

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