Chimica

Pirimidina: proprietà, reazioni

il 17 Marzo 2016

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La pirimidina è un eterociclo aromatico e fa parte, insieme alla piridazina e alla pirazina, delle diazine ovvero dei composti aventi tutti formula C4H4N2.
Le diazine costituiscono infatti un gruppo di composti, isomeri tra loro, costituiti da un anello a sei termini in cui sono presenti 2 atomi di azoto in sostituzione di due atomi di carbonio.

pirimidina
pirimidina

La pirimidina, nella fattispecie, presenta i due atomi di carbonio in posizione 1 e 3 ed è infatti detta 1,3 diazina.

 

E’ una base azotata e negli acidi nucleici sono presenti tre basi azotate di tipo pirimidinico ovvero citosina, timina e uracile.

Il sistema ciclico  è presente nella vitamina B1 costituita da un anello tiazolico e di uno pirimidinico uniti tra loro da un gruppo metilenico. Condensato con altri anelli eterociclici il sistema ciclico è presente nella struttura di composti naturali . Essi sono  i derivati della purina in cui vi sono un anello pirimidinico fuso con un anello di imidazolo e i derivati della pterina formata dalla fusione di un anello pirimidinico  con uno della pirazina.

La pirimidina è un prodotto naturale presente nel Panax ginseng e un metabolita prodotto dall’Escherichia coli.

Proprietà della pirimidina

La pirimidina è una  base debole, con una costante di dissociazione (Kb) dell’ordine di 10⁻¹². Pur contenendo due atomi di azoto, si comporta come una base monofunzionale, risultando molto meno basica della piridina. La minore basicità è dovuta alla stabilizzazione ridotta del catione monoprotonato a causa dell’effetto combinato di induzione elettronica e risonanza provocato dal secondo atomo di azoto.

La presenza di due eteroatomi nel ciclo aromatico provoca una distribuzione disomogenea della densità elettronica: l’elevata elettronegatività dell’azoto sottrae densità elettronica dal sistema π, rendendo la pirimidina elettronicamente povera. Questa caratteristica influisce sulla sua reattività: le sostituzioni elettrofile aromatiche sono sfavorite, mentre le sostituzioni nucleofile aromatiche risultano facilitate.

Reazioni

Risulta quindi che la sostituzione elettrofila aromatica è poco favorita mentre la sostituzione nucleofila aromatica è facilitata.

Essa infatti reagisce infatti con l’idrazina a 130°C per dare il pirazolo.

Le reazioni di sostituzione elettrofila possono avvenire sul carbonio 5 in quanto esso è il meno deficiente di elettroni. Le pirimidine sostituite possono dare reazioni di nitrazione, nitrosazione, solfonazione e formilazione

In presenza di peracidi  dà una ossidazione sull’azoto e, per idrogenazione dà la tatraaidropirimidina.

La sintesi della pirimidina viene fatta a partire dai suoi derivati per rimozione di gruppi funzionali. La sintesi può avvenire per reazione di ciclizzazione di composti β-dicarbonilici come l’1,3-dichetone con un’ammidina

Usi

Gli eterocicli contenenti la struttura pirimidinica costituiscono una classe chimica di enorme interesse per la chimica farmaceutica e la biochimica applicata. I derivati pirimidinici mostrano attività biologiche che spaziano dall’antibatterico all’antivirale, dall’antitumorale all’antiinfiammatorio.
Dalla pirimidina derivano farmaci di varia tipologia, tra cui:

-Sulfamidici (antibatterici)

-Antimalarici (come la pirimetamina)

-Ipnotici (barbiturici contenenti anelli pirimidinici sostituiti)

-Antitiroidei (come il metimazolo)

Altri composti pirimidinici sono usati come erbicidi, fungicidi e agenti chemioterapici, evidenziando l’ampio spettro di impiego di questa struttura eterociclica.

Scoperta e storia

La pirimidina venne sintetizzata per la prima volta alla fine del XIX secolo. Nel 1884, il chimico tedesco Albert Ladenburg riportò la preparazione di questo eterociclo mediante sintesi da derivati di acido malonico e urea. Nei decenni successivi, l’interesse per la pirimidina crebbe grazie agli studi sulla chimica delle basi azotate condotti da Albrecht Kossel e altri pionieri della biochimica, i quali dimostrarono il ruolo fondamentale di citosina, timina e uracile nella struttura degli acidi nucleici.

L’attenzione verso i derivati pirimidinici aumentò anche in ambito farmacologico a partire dagli anni ’30, quando vennero sviluppati i primi barbiturici, seguiti da farmaci antitumorali e antibatterici.

Tecniche di analisi e caratterizzazione

Lo studio della pirimidina e dei suoi derivati si avvale di diverse tecniche spettroscopiche e cromatografiche:

Spettroscopia UV-Vis: consente di individuare le transizioni elettroniche del sistema aromatico e valutare eventuali sostituzioni sull’anello.

-Spettroscopia IR: identifica le vibrazioni caratteristiche dei gruppi funzionali presenti, in particolare i legami C=N e C–N.

-Spettroscopia NMR: ¹H-NMR: fornisce informazioni sui protoni dell’anello e su eventuali gruppi sostituenti,¹³C-NMR: utile per l’assegnazione dei segnali dei carboni eterociclici.

-Cromatografia liquida ad alte prestazioni (HPLC): ampiamente impiegata per separare e quantificare basi pirimidiniche in miscele biologiche.

-Spettrometria di massa (MS): permette di identificare la massa molecolare e la frammentazione caratteristica dell’anello pirimidinico.

Ruolo nella chimica prebiotica

La pirimidina riveste un interesse particolare negli studi sull’origine della vita poiché costituisce l’impalcatura chimica di tre basi azotate fondamentali negli acidi nucleici: citosina, timina e uracile. Queste molecole sono essenziali per la formazione di polimeri informazionali come DNA e RNA, che rappresentano i principali candidati per le prime molecole autoreplicanti.

Esperimenti condotti a partire dagli anni ’60, ispirati agli studi di Stanley Miller e Harold Urey sulla sintesi abiotica di composti organici, hanno mostrato che è possibile ottenere pirimidine o loro precursori in condizioni che simulano l’atmosfera e l’ambiente della Terra primordiale. In scenari prebiotici, fonti di energia come scariche elettriche, radiazioni ultraviolette e calore geotermico avrebbero potuto innescare reazioni tra molecole semplici (ad esempio acido cianidrico, formaldeide e urea), portando alla formazione di anelli eterociclici complessi.

Un’ulteriore evidenza dell’origine non esclusivamente terrestre delle pirimidine deriva dall’astrochimica: analisi spettroscopiche e di laboratorio hanno rilevato segnali compatibili con molecole pirimidiniche nello spazio interstellare e, in forma concreta, nei meteoriti carbonacei come quello di Murchison, caduto in Australia nel 1969. Questo ha rafforzato l’ipotesi che alcuni mattoni chimici della vita possano essere giunti sulla Terra attraverso il trasporto extraterrestre (ipotesi della panspermia chimica).

Un aspetto interessante emerso da studi recenti è la possibile stabilità selettiva delle pirimidine in ambienti protetti, come minerali argillosi o microambienti idrofobici all’interno di ghiacci o membrane primitive. Questi scenari suggeriscono che la pirimidina non solo poteva formarsi in condizioni prebiotiche, ma poteva anche sopravvivere e concentrarsi in microambienti favorevoli, aumentando le probabilità di partecipare a reazioni di polimerizzazione con zuccheri e fosfati.

L’insieme di queste evidenze colloca la pirimidina tra le molecole chiave nel puzzle dell’evoluzione chimica, fornendo un collegamento diretto tra la chimica dell’ambiente primordiale e la biochimica moderna.

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