Chimica Organica

Paraffine

il 27 Aprile 2025

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paraffine

Le paraffine, costituiscono una delle principali classi di idrocarburi saturi, caratterizzati esclusivamente da legami singoli tra atomi di carbonio. Questi composti sono ampiamente diffusi in natura, in particolare nei giacimenti di petrolio e gas naturale, e rivestono un ruolo cruciale in ambito chimico, industriale ed energetico.

Il termine “paraffina” fu coniato nel 1830 dal chimico tedesco Carl Reichenbach, che isolò per la prima volta una sostanza cerosa bianca da residui di distillazione del legno. Questa sostanza si rivelò sorprendentemente inerte chimicamente, da cui il nome parum affinis (latino per “poco affine”), proprio per indicarne la bassa reattività.

Negli anni successivi, con lo sviluppo della chimica organica e della distillazione frazionata del petrolio, le paraffine divennero una risorsa preziosa nella produzione di candele, sostituendo progressivamente il più costoso stearato e l’instabile sego animale. A partire dalla seconda metà del XIX secolo, l’impiego delle paraffine contribuì notevolmente al miglioramento dell’illuminazione domestica, prima dell’avvento dell’elettricità.

Le paraffine rappresentano la struttura fondante di numerosi prodotti commerciali, dai carburanti alle cere, dai lubrificanti ai cosmetici.

Struttura chimica

Dal punto di vista chimico, le paraffine appartengono alla famiglia degli alcani, ovvero idrocarburi saturi formati esclusivamente da atomi di carbonio e idrogeno, legati tra loro tramite legami σ. La formula generale che li descrive è CnH2n+2, dove “n” rappresenta il numero di atomi di carbonio presenti nella molecola. Questa struttura riflette il fatto che ogni atomo di carbonio forma quattro legami covalenti, e che la molecola non contiene doppi o tripli legami, né anelli, come avviene in altri tipi di idrocarburi.

Le paraffine possono presentarsi in due forme strutturali principali: lineare e ramificata. Nelle paraffine lineari, anche dette n-paraffine, gli atomi di carbonio sono disposti in una lunga catena continua senza ramificazioni laterali.

Queste strutture sono tendenzialmente più ordinate e hanno punti di ebollizione e fusione più alti rispetto ai corrispettivi ramificati.

Paraffine ramificate

Al contrario, le paraffine ramificate presentano una o più ramificazioni come, ad esempio, gruppi metilici (-CH₃) o etilici (-CH₂CH₃) legati lateralmente alla catena principale, conferendo loro una maggiore compattezza e una minore tendenza alla cristallizzazione, proprietà molto utili per esempio nei carburanti ad alte prestazioni.

Orbitali ibridi sp3
Orbitali ibridi sp3

L’ibridazione degli orbitali negli atomi di carbonio delle paraffine è di tipo sp³, il che comporta una geometria tetraedrica con angoli di legame di circa 109,5°. Questa configurazione conferisce alle molecole una certa flessibilità e la possibilità di assumere diverse conformazioni spaziali, pur mantenendo una struttura chimica semplice e stabile.

Proprio per la semplicità e la presenza di legami saturi nella loro struttura, le paraffine sono tra i composti organici meno reattivi: tendono a non partecipare a reazioni chimiche complesse, a meno che non siano sottoposte a condizioni drastiche, come alte temperature, presenza di catalizzatori o radicali liberi.

La comprensione della loro struttura è fondamentale non solo per la classificazione chimica, ma anche per prevedere e modellare le loro proprietà fisiche, il comportamento nei processi industriali e la loro compatibilità con altri materiali.

Origine e produzione

Le paraffine si trovano naturalmente nel petrolio greggio e nel gas naturale, fonti fossili che costituiscono il punto di partenza per l’ottenimento di questi idrocarburi saturi. La loro presenza è legata ai processi geologici di trasformazione della materia organica avvenuti nel corso di milioni di anni, che hanno portato alla formazione di miscele complesse di composti, tra cui appunto le paraffine.

La produzione industriale delle paraffine avviene attraverso diverse fasi all’interno del processo di raffinazione del petrolio. In primo luogo, si effettua la distillazione frazionata, una tecnica che consente di separare i componenti del greggio in base al loro punto di ebollizione.

Per modificare o migliorare le proprietà delle paraffine e aumentare la resa dei prodotti desiderati, vengono impiegati ulteriori trattamenti. Il cracking, ad esempio, permette di frammentare molecole complesse in composti più semplici e volatili, mentre l’isomerizzazione consente di trasformare le paraffine lineari in forme ramificate, particolarmente utili nei carburanti per migliorare le prestazioni motoristiche.

La produzione delle cere paraffiniche richiede invece un processo specifico di deparaffinazione, che prevede il raffreddamento degli oli lubrificanti per cristallizzare le frazioni cerose, le quali vengono successivamente separate, purificate e trattate con tecniche come l’idrogenazione per ottenere prodotti chimicamente stabili e di elevata purezza.

L’intera catena produttiva è fortemente ottimizzata, grazie a tecnologie moderne che consentono di sfruttare al meglio ogni frazione del greggio, riducendo gli sprechi e migliorando l’efficienza complessiva della raffinazione.

Distillazione frazionata delle paraffine

La distillazione frazionata rappresenta il cuore del processo di separazione delle paraffine e di altri idrocarburi presenti nel petrolio greggio. Questo metodo si basa sul principio secondo cui i vari componenti di una miscela bollono a temperature differenti: ogni composto possiede infatti un punto di ebollizione caratteristico che dipende dalla massa molecolare e dalla struttura chimica.

distillazione frazionata
distillazione frazionata

Il processo avviene all’interno di una torre di distillazione, una colonna alta e cilindrica suddivisa internamente in numerosi piatti o vassoi, ognuno dei quali corrisponde a una zona di condensazione specifica.

Il petrolio viene prima riscaldato a temperature comprese tra 350 e 400 °C, in modo da vaporizzare gran parte dei suoi componenti. I vapori così ottenuti vengono immessi nella parte inferiore della torre.

Man mano che i vapori risalgono la colonna, la temperatura diminuisce gradualmente. A ogni livello, i composti che raggiungono il proprio punto di ebollizione condensano e vengono raccolti in corrispondenza del piatto relativo.

Le paraffine leggere, come metano, etano, propano e butano (C1–C4), condensano nella parte più alta della colonna o addirittura escono come gas.

Le paraffine a catena intermedia, come quelle da C5 a C19, sono raccolte nelle sezioni centrali e costituiscono le frazioni della benzina, cherosene e gasolio. Infine, nella parte più bassa della colonna, dove la temperatura è più alta, si depositano le frazioni pesanti, ricche di paraffine solide (C20 e superiori), che possono successivamente essere sottoposte a deparaffinazione per l’estrazione delle cere paraffiniche.

Efficienza

La distillazione frazionata è una tecnica continua e altamente efficiente, che consente di ottenere una separazione accurata delle varie frazioni in funzione della composizione del greggio. Tuttavia, le paraffine ottenute in questa fase possono contenere impurità o presentare caratteristiche non ottimali per alcune applicazioni, motivo per cui sono spesso sottoposte a trattamenti successivi, come cracking catalitico, idrotrattamento o isomerizzazione, per migliorarne qualità e resa.

Grazie a questa raffinata metodologia, è possibile massimizzare l’utilizzo del petrolio, destinando ogni frazione alla produzione di combustibili, lubrificanti, materie prime per l’industria chimica o materiali cerosi, con un’elevata efficienza e un minimo scarto

Proprietà

Le paraffine si distinguono per una serie di proprietà che le rendono particolarmente utili in contesti industriali e tecnologici. Dal punto di vista fisico, si presentano sotto forme diverse in base alla lunghezza della loro catena carboniosa: i composti più semplici sono gassosi a temperatura ambiente, quelli intermedi sono liquidi, mentre le paraffine a lunga catena si manifestano come solidi cerosi, spesso bianchi e translucidi.

Una delle caratteristiche più rilevanti di queste sostanze è la bassa reattività chimica. Le paraffine sono infatti idrocarburi saturi, privi di doppi o tripli legami, il che le rende particolarmente stabili e inerte nei confronti di molte sostanze chimiche. Questa stabilità chimica si accompagna a una scarsa solubilità in acqua, mentre risultano facilmente solubili in solventi organici come etere, cloroformio e benzina.

Dal punto di vista termico, le paraffine hanno punti di fusione e di ebollizione che aumentano con la lunghezza della catena carboniosa. Sono inoltre ottimi isolanti elettrici e presentano bassa conducibilità termica, qualità che le rende adatte in applicazioni tecniche e in dispositivi che richiedono protezione termica o isolamento.

In termini energetici, le paraffine sono sostanze ad alto potere calorifico, e ciò le rende ideali come combustibili. Tuttavia, è importante sottolineare che la loro combustione incompleta può generare prodotti indesiderati, come il monossido di carbonio e la fuliggine, motivo per cui la loro combustione deve avvenire in presenza di un adeguato apporto di ossigeno.

Infine, le proprietà reologiche delle paraffine, ovvero la loro capacità di fluire e cambiare stato, sono fondamentali in applicazioni come i lubrificanti e i materiali a cambiamento di fase, dove è necessario un comportamento prevedibile al variare della temperatura.

Applicazioni industriali

Le paraffine trovano impiego in una vasta gamma di settori industriali grazie alla loro versatilità chimica e fisica, che varia sensibilmente in funzione della lunghezza della catena carboniosa. Le paraffine leggere, come metano, etano, propano e butano, sono ampiamente utilizzate come combustibili, in particolare nel gas naturale e nel gas di petrolio liquefatto (GPL), costituendo una fonte energetica primaria in ambito domestico e industriale.

candele
candele

Paraffine liquide

Salendo nella serie omologa, le paraffine liquide a media catena ovvero quelle che vanno da 5 a 19 atomi di carbonio sono componenti essenziali dei carburanti per motori, come benzina, cherosene e diesel, dove svolgono un ruolo cruciale nella combustione e nell’efficienza energetica. Inoltre, queste paraffine sono presenti in numerosi oli lubrificanti, spesso modificate attraverso isomerizzazione per migliorarne la viscosità e la stabilità alle alte temperature.

Paraffine solide

Le paraffine solide, note come cere paraffiniche, composte da catene a 20 o più atomi di carbonio, hanno una notevole importanza in applicazioni che richiedono un comportamento ceroso, idrofobo e termicamente stabile.

Una delle principali destinazioni d’uso è la produzione di candele, dove la paraffina garantisce una combustione regolare, un buon potere calorifico e una colata omogenea. Viene anche impiegata per il rivestimento protettivo di frutti, formaggi e materiali cartacei destinati al contatto alimentare, sfruttando la sua impermeabilità all’acqua e all’umidità.

cera paraffinica
cera paraffinica

Nell’industria cosmetica e farmaceutica, le paraffine trovano spazio come eccipienti inerti ed emollienti in creme, pomate, unguenti e balsami. La loro purezza e neutralità chimica le rendono adatte al contatto con la pelle e le mucose, senza provocare reazioni indesiderate. Gli oli paraffinici, particolarmente raffinati, sono utilizzati anche come veicoli di rilascio per principi attivi in formulazioni topiche e dermatologiche.

Dal punto di vista tecnologico, le cere paraffiniche sono impiegate come materiali a cambiamento di fase (PCM) per l’accumulo e il rilascio controllato di calore, ad esempio in sistemi di climatizzazione passiva e dispositivi di regolazione termica.

Nell’ambito della lavorazione dei materiali plastici e dei metalli, le paraffine agiscono come agenti distaccanti, lubrificanti di processo e modificanti reologici. Inoltre, in istologia, la cera paraffinica è utilizzata per l’inclusione dei tessuti biologici, consentendone il taglio e l’osservazione al microscopio.

Non mancano infine applicazioni in settori specialistici, come la protezione dalla corrosione nei pozzi petroliferi, fiammiferi e sigillanti, e la realizzazione di emulsioni per trattamenti antiruggine e superfici impermeabili.

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