Chimica Organica

Materia organica naturale

il 26 Luglio 2026

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materia organica naturale

La materia organica naturale (Natural Organic Matter, NOM) è l’insieme delle sostanze organiche presenti naturalmente negli ecosistemi terrestri e acquatici. Si tratta di una matrice complessa ed eterogenea, costituita da composti con caratteristiche chimiche e biologiche differenti, che si originano principalmente dalla decomposizione di residui vegetali e animali, dall’attività di batteri, funghi, alghe e altri microrganismi, nonché dai prodotti del metabolismo delle piante acquatiche.
La presenza della materia organica naturale è il risultato delle continue interazioni tra biosfera, geosfera e ciclo idrologico, che regolano il trasferimento e la trasformazione del carbonio negli ecosistemi. Per questo motivo è ampiamente distribuita nei suoli, nei sedimenti, nei laghi, nei fiumi, nelle zone umide e nelle acque sotterranee, dove svolge un ruolo fondamentale nei cicli biogeochimici, nella fertilità degli ambienti naturali e nel mantenimento della biodiversità.

La quantità, la composizione e le proprietà della materia organica naturale possono variare notevolmente in funzione dell’origine delle acque, delle caratteristiche del bacino idrografico, delle condizioni climatiche e dell’attività biologica locale. Queste differenze influenzano il comportamento della NOM nell’ambiente e i processi chimici, fisici e biologici ai quali prende parte.

Sebbene rappresenti una componente essenziale degli ecosistemi, la materia organica naturale può creare alcune criticità nella produzione di acqua potabile. Infatti, può alterare il colore, il sapore e l’odore dell’acqua, aumentare la richiesta di trattamenti di depurazione e favorire la formazione di sottoprodotti della disinfezione (Disinfection By-Products, DBP) durante la clorazione. Inoltre, quando è associata a fioriture algali, può essere accompagnata dalla presenza di cianotossine, sostanze potenzialmente dannose per la salute umana e per gli ecosistemi acquatici.

Origine della materia organica naturale

La materia organica naturale deriva principalmente dalla trasformazione di residui biologici presenti negli ecosistemi terrestri e acquatici. Foglie, radici, tronchi, organismi vegetali e animali morti, oltre ai prodotti del metabolismo di microrganismi e alghe, vengono continuamente degradati e rielaborati attraverso processi fisici, chimici e biologici che alimentano il ciclo naturale del carbonio.

Durante queste trasformazioni, i composti organici subiscono profonde modificazioni: i biopolimeri più complessi, come cellulosa, emicellulosa e lignina, vengono progressivamente degradati in molecole più semplici grazie all’azione di batteri, funghi e altri decompositori. Parallelamente, numerosi prodotti della degradazione vengono trasformati attraverso reazioni biochimiche e processi di condensazione che portano alla formazione di nuove molecole più stabili, tra cui le sostanze umiche.

L’intensità e la velocità di questi processi dipendono da numerosi fattori, tra cui la natura del materiale di partenza, la disponibilità di ossigeno, la temperatura, il pH, l’umidità e l’attività delle comunità microbiche. Per questo motivo, la composizione della materia organica naturale può variare sensibilmente da un ecosistema all’altro.

Fonti della materia organica naturale

In base alla sua origine, la materia organica naturale viene generalmente distinta in due principali categorie.

Materia organica naturale alloctona

Sostanze umiche
Sostanze umiche

La NOM alloctona proviene dall’esterno del corpo idrico ed è trasportata dalle precipitazioni, dal ruscellamento superficiale e dai corsi d’acqua. È costituita principalmente dai prodotti della decomposizione della vegetazione terrestre, della lettiera forestale e della sostanza organica presente nei suoli. Questa frazione è particolarmente ricca di sostanze umiche, come acidi umici, acidi fulvici e umina, che conferiscono all’acqua la tipica colorazione giallo-brunastra.

Materia organica naturale autoctona

La NOM autoctona viene prodotta direttamente all’interno dell’ecosistema acquatico. Deriva dall’attività metabolica di alghe, fitoplancton, batteri, piante acquatiche e altri microrganismi, che rilasciano numerosi composti organici disciolti, tra cui carboidrati, proteine, lipidi e sostanze polimeriche extracellulari (Extracellular Polymeric Substances, EPS). La sua composizione è fortemente influenzata dalla produttività biologica del corpo idrico e dalle condizioni ambientali.

Il contributo delle attività umane

Oltre alle fonti naturali, negli ecosistemi acquatici può essere presente anche materia organica di origine antropica, introdotta attraverso scarichi civili e industriali, impianti di trattamento delle acque reflue, fosse settiche, pratiche agricole intensive e deflusso urbano. Pur non rientrando nella definizione di materia organica naturale, questa componente può mescolarsi alla NOM modificandone la composizione e influenzando la qualità delle acque, i processi di trattamento e il funzionamento degli ecosistemi.

Questa distinzione tra contributi naturali e antropici è fondamentale per valutare lo stato ecologico dei corpi idrici e pianificare efficaci strategie di monitoraggio e gestione ambientale.

Composizione della materia organica naturale

La materia organica naturale è una miscela estremamente complessa di composti organici che differiscono per origine, struttura molecolare, peso molecolare e proprietà chimico-fisiche. La sua composizione varia in funzione dell’ambiente in cui si forma, dell’attività biologica e del grado di degradazione della biomassa.

Dal punto di vista chimico, la NOM è costituita principalmente da due grandi frazioni: le sostanze umiche, che rappresentano la componente più stabile e abbondante, e le sostanze non umiche, costituite da molecole biologiche più semplici e facilmente biodegradabili.

Sostanze umiche (frazione idrofobica)

Le sostanze umiche si formano durante i lunghi processi di decomposizione e trasformazione della sostanza organica operati da batteri, funghi e altri microrganismi. Esse rappresentano la frazione più stabile della materia organica naturale e svolgono un ruolo fondamentale nella fertilità dei suoli, nella disponibilità dei nutrienti e nella capacità delle acque di complessare metalli e altri contaminanti.

La loro classificazione si basa principalmente sulla solubilità in acqua a differenti valori di pH, distinguendo tre componenti principali.

Umina

L’umina costituisce la frazione più stabile e resistente alla degradazione. È insolubile sia in ambiente acido sia alcalino ed è fortemente legata alla matrice minerale del suolo, contribuendo alla stabilità strutturale dei terreni e al sequestro del carbonio nel lungo periodo.

Acidi umici

acidi-umici
acidi-umici

Gli acidi umici (Humic Acids, HAs) non rappresentano una singola sostanza, ma una miscela complessa di macromolecole contenenti numerosi gruppi funzionali, in particolare gruppi carbossilici (-COOH) e fenolici (-OH). La presenza di questi gruppi conferisce agli acidi umici proprietà acide e un’elevata capacità di legare ioni metallici e numerosi composti organici.

Sono solubili in ambiente alcalino, ma precipitano quando il pH diventa acido. Grazie alla loro struttura ricca di anelli aromatici e gruppi funzionali, partecipano ai processi di scambio ionico, migliorano la fertilità dei suoli e influenzano la mobilità di nutrienti e contaminanti.

Acidi fulvici

Gli acidi fulvici derivano anch’essi dalla degradazione della sostanza organica, ma presentano un peso molecolare inferiore rispetto agli acidi umici e una struttura chimica meno complessa. Contengono una maggiore quantità di ossigeno e una più elevata concentrazione di gruppi carbossilici e ossidrilici, caratteristiche che li rendono altamente reattivi.

A differenza degli acidi umici, gli acidi fulvici sono solubili in acqua a qualsiasi valore di pH, caratteristica che ne facilita il trasporto nei suoli e negli ecosistemi acquatici. Grazie alla loro elevata mobilità, svolgono un ruolo importante nel trasporto dei nutrienti e nella complessazione dei metalli.

Sostanze non umiche (frazione idrofila)

Le sostanze non umiche comprendono molecole organiche che mantengono ancora gran parte della loro struttura originaria e vengono generalmente degradate più rapidamente dai microrganismi. Sebbene rappresentino una frazione meno stabile rispetto alle sostanze umiche, costituiscono un’importante fonte di energia e nutrienti per gli ecosistemi.

Tra i principali componenti rientrano:

Carboidrati

Comprendono zuccheri semplici e polisaccaridi derivati dalle pareti cellulari delle piante, dalle alghe e dalle sostanze polimeriche extracellulari prodotte dai microrganismi. Partecipano alla formazione degli aggregati del suolo e rappresentano una fonte energetica facilmente utilizzabile dalla microflora.

Proteine e amminoacidi

Sono composti ricchi di azoto derivanti dalla degradazione di organismi vegetali, animali e microrganismi. Costituiscono una riserva fondamentale di nutrienti e contribuiscono ai cicli biogeochimici dell’azoto e del carbonio.

Lipidi e idrocarburi naturali

Comprendono cere, grassi, oli, acidi grassi e numerose catene carboniose di origine biologica. Questi composti sono generalmente più resistenti alla degradazione microbiologica rispetto ai carboidrati e contribuiscono alla formazione della frazione organica più persistente.

Altri composti organici

La frazione non umica comprende inoltre acidi organici, lignina, tannini, pigmenti naturali, nucleotidi, vitamine e numerosi metaboliti prodotti da piante e microrganismi. Sebbene presenti in concentrazioni variabili, questi composti influenzano le proprietà chimiche della materia organica naturale e partecipano ai processi di decomposizione, al ciclo dei nutrienti e alle interazioni tra organismi ed ecosistemi.

Questa suddivisione tra sostanze umiche e sostanze non umiche rappresenta la classificazione più utilizzata in chimica ambientale e consente di comprendere il comportamento della materia organica naturale nei suoli, nelle acque e nei processi di trattamento delle risorse idriche.

Effetti della materia organica naturale sulla qualità delle acque

La materia organica naturale svolge un ruolo fondamentale negli ecosistemi, contribuendo al ciclo del carbonio, alla disponibilità dei nutrienti e al mantenimento della biodiversità. Tuttavia, quando è presente in concentrazioni elevate nelle acque destinate al consumo umano, può rappresentare una delle principali sfide per gli impianti di potabilizzazione e di trattamento delle acque.

Negli ultimi decenni, numerosi studi hanno evidenziato un incremento della concentrazione di NOM in molte fonti di acqua dolce. Questo fenomeno è attribuito a diversi fattori, tra cui i cambiamenti climatici, l’aumento delle precipitazioni intense, la modifica dell’uso del suolo, la degradazione degli ecosistemi e il maggiore trasporto di sostanza organica dai bacini idrografici verso fiumi, laghi e bacini artificiali.

Alterazione delle caratteristiche organolettiche

Uno degli effetti più immediati della materia organica naturale riguarda la modifica delle proprietà organolettiche dell’acqua.

Concentrazioni elevate di NOM possono conferire all’acqua una colorazione giallastra o brunastra, oltre a modificare odore e sapore. Sebbene questi cambiamenti non rappresentino necessariamente un rischio sanitario diretto, compromettono la qualità percepita dell’acqua potabile e richiedono trattamenti aggiuntivi per garantire standard elevati di qualità.

Crescita dei microrganismi

La materia organica naturale costituisce una fonte di carbonio e di energia per numerosi microrganismi.

La sua presenza può quindi favorire la proliferazione batterica negli impianti di distribuzione e nei sistemi di trattamento, aumentando la torbidità dell’acqua e la produzione di fanghi durante i processi di depurazione. Per questo motivo, il controllo della NOM rappresenta un elemento essenziale nella gestione delle reti idriche.

Trasporto di metalli e contaminanti

Grazie alla presenza di numerosi gruppi funzionali, come quelli carbossilici e fenolici, molte molecole della materia organica naturale possiedono un’elevata capacità di adsorbire e complessare metalli e sostanze organiche.

Questa proprietà può favorire il trasporto di elementi come ferro, rame, manganese e metalli pesanti, nonché di alcuni contaminanti organici, modificandone la mobilità, la biodisponibilità e il comportamento negli ecosistemi acquatici.

Formazione dei sottoprodotti della disinfezione

Uno degli aspetti più rilevanti dal punto di vista sanitario riguarda la reazione tra la materia organica naturale e i disinfettanti utilizzati negli impianti di potabilizzazione.

Durante la clorazione e altri processi di disinfezione, alcuni composti della NOM possono reagire con il cloro formando sottoprodotti della disinfezione (Disinfection By-Products, DBP), tra cui i trialometani (THM) e gli acidi aloacetici (HAA).

Per questo motivo, gli impianti di trattamento adottano specifiche tecnologie per ridurre la concentrazione di materia organica naturale prima della fase di disinfezione, limitando così la formazione di tali composti e garantendo la sicurezza dell’acqua destinata al consumo umano.

Impatto sui processi di trattamento delle acque

La presenza di elevate concentrazioni di NOM può compromettere anche l’efficienza degli impianti di depurazione e di riutilizzo delle acque.

In particolare, nei bioreattori a membrana (Membrane Bioreactors, MBR) e nei sistemi di filtrazione a membrana, la materia organica naturale può accumularsi sulla superficie filtrante provocando il fenomeno del fouling (intasamento delle membrane).

Questo comporta un aumento della resistenza al passaggio dell’acqua, una riduzione della produttività dell’impianto, maggiori consumi energetici e costi più elevati per la pulizia, la manutenzione e la sostituzione delle membrane.

Per questi motivi, il monitoraggio e la rimozione della materia organica naturale rappresentano uno degli obiettivi principali nella gestione sostenibile delle risorse idriche e nello sviluppo di tecnologie sempre più efficienti per il trattamento delle acque.

Benefici della materia organica naturale

La materia organica naturale) rappresenta una componente essenziale degli ecosistemi terrestri e acquatici. Sebbene possa creare alcune criticità nei processi di trattamento delle acque quando presente in elevate concentrazioni, svolge numerose funzioni ecologiche fondamentali, contribuendo alla fertilità dei suoli, alla regolazione dei cicli biogeochimici e al mantenimento della biodiversità.

Miglioramento della fertilità del suolo

suolo e materia organica naturale
suolo e materia organica naturale

Uno dei principali benefici della materia organica naturale riguarda il suo ruolo nella qualità e fertilità dei suoli. Durante i processi di decomposizione, la NOM rilascia progressivamente elementi nutritivi essenziali, come azoto, fosforo e zolfo, rendendoli disponibili per le piante.

Le sostanze umiche, in particolare, migliorano le proprietà chimiche del terreno aumentando la capacità di scambio cationico (CSC), ovvero la capacità del suolo di trattenere e rendere disponibili nutrienti come calcio, magnesio e potassio.

Miglioramento della struttura del terreno

La materia organica naturale contribuisce alla formazione degli aggregati del suolo, migliorandone la struttura fisica.

Un terreno ricco di sostanza organica presenta generalmente una maggiore porosità, migliore circolazione dell’aria, maggiore capacità di trattenere acqua e una minore suscettibilità all’erosione.

Queste caratteristiche favoriscono lo sviluppo delle radici e aumentano la resilienza degli ecosistemi terrestri nei confronti di fenomeni come siccità e degradazione del suolo.

Supporto alla biodiversità microbica

La materia organica naturale rappresenta una delle principali fonti di energia per le comunità microbiche del suolo e degli ambienti acquatici.

Batteri, funghi e altri decompositori utilizzano i composti organici della NOM per il proprio metabolismo, contribuendo alla decomposizione della biomassa, riciclo dei nutrienti, mantenimento delle reti trofiche e alla trasformazione della materia organica in forme utilizzabili dagli organismi viventi.

Questi processi garantiscono il continuo ricambio degli elementi indispensabili alla vita.

Protezione degli ecosistemi acquatici

Negli ambienti acquatici la materia organica naturale contribuisce al funzionamento degli ecosistemi fornendo una fonte di energia per batteri e microrganismi, nutrimento alla rete alimentare acquatica e costituendo il substrato per numerosi processi biologici.

Inoltre, le sostanze umiche presenti nelle acque possono influenzare la disponibilità di nutrienti e metalli, regolando la chimica degli ambienti acquatici.

Capacità di trattenere contaminanti

Le molecole che costituiscono la materia organica naturale, grazie alla presenza di gruppi funzionali reattivi, possono legare numerosi elementi e composti presenti nell’ambiente.

Questo processo di adsorbimento e complessazione può ridurre la mobilità di alcuni contaminanti, limitandone temporaneamente la diffusione e influenzandone la biodisponibilità.

Tuttavia, in determinate condizioni, la NOM può anche favorire il trasporto di alcuni contaminanti, rendendo necessario lo studio delle sue interazioni chimiche negli ecosistemi.

Contributo alla resilienza degli ecosistemi

La presenza di adeguati livelli di materia organica naturale aumenta la capacità degli ecosistemi di resistere e adattarsi ai cambiamenti ambientali.

Nei suoli, una maggiore quantità di sostanza organica migliora la capacità di affrontare periodi di siccità, mentre negli ambienti acquatici contribuisce alla stabilità delle comunità biologiche e ai processi naturali di autoregolazione.

Regolazione dei cicli biogeochimici

La materia organica naturale svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dei cicli biogeochimici, ovvero l’insieme dei processi attraverso cui gli elementi chimici essenziali alla vita vengono continuamente trasferiti tra atmosfera, biosfera, idrosfera e geosfera. Attraverso la produzione, la trasformazione e la decomposizione della materia organica, la NOM favorisce il riciclo degli elementi nutritivi e mantiene l’equilibrio degli ecosistemi.

Ciclo del carbonio

La materia organica naturale rappresenta una delle principali riserve di carbonio organico presenti sulla Terra. Attraverso la fotosintesi, le piante e gli organismi fotosintetici acquatici catturano l’anidride carbonica atmosferica e la trasformano in composti organici che entrano nelle reti alimentari.

ciclo del carbonio
ciclo del carbonio

Quando la biomassa viene degradata da batteri, funghi e altri decompositori, una parte del carbonio viene restituita all’atmosfera sotto forma di anidride carbonica (CO₂) attraverso la respirazione microbica, mentre una parte più resistente alla degradazione rimane immagazzinata nei suoli e nei sedimenti sotto forma di sostanza organica stabile.

Questo processo contribuisce al sequestro del carbonio nel lungo periodo, influenzando la regolazione del clima e la capacità degli ecosistemi di mitigare l’aumento della concentrazione di gas serra nell’atmosfera.

Ciclo dell’azoto

La materia organica naturale rappresenta un’importante riserva di azoto organico, elemento indispensabile per la sintesi di proteine, acidi nucleici e altre molecole biologiche.

Attraverso il ciclo dell’azoto avviene il processo di mineralizzazione, i microrganismi decompositori trasformano l’azoto organico contenuto nei residui biologici in forme inorganiche, come l’ammonio (NH₄⁺), successivamente convertito in nitrati (NO₃⁻) attraverso i processi di nitrificazione. Queste forme di azoto possono essere assorbite dalle piante e reintrodotte nella catena alimentare.

La NOM contribuisce quindi alla disponibilità naturale dell’azoto negli ecosistemi, evitando un impoverimento dei suoli e sostenendo la produttività biologica.

Ciclo del fosforo

La materia organica naturale influenza anche il ciclo del fosforo, un elemento essenziale ma spesso limitante per la crescita degli organismi.

ciclo del fosforo
ciclo del fosforo

Durante la decomposizione della biomassa, il fosforo presente nelle molecole organiche viene progressivamente liberato sotto forma di fosfati, che possono essere assorbiti dalle piante e dai microrganismi. Inoltre, le sostanze umiche possono interagire con i minerali del suolo, modificando la disponibilità del fosforo e favorendone il mantenimento negli strati superficiali del terreno.

Interazioni tra cicli biogeochimici

I cicli del carbonio, dell’azoto e del fosforo non sono indipendenti, ma strettamente collegati attraverso i processi biologici e chimici regolati dalla materia organica naturale. La decomposizione della NOM, infatti, determina contemporaneamente il rilascio di carbonio, azoto e fosforo, influenzando la crescita degli organismi e la produttività degli ecosistemi.

Per questo motivo, la materia organica naturale rappresenta un elemento chiave nel mantenimento dell’equilibrio ecologico, favorendo il continuo scambio di materia tra organismi viventi e componenti fisiche dell’ambiente.

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