I polimeri

Il termine polimero deriva dal greco ‘poli’ (molti) e ‘meros’ (unità o parte) ed è usato per indicare una sostanza costituita da enormi molecole ottenute dall’unione in catene di molecole più piccole (monomeri).

I polimeri esistono in natura; basti pensare alla gomma naturale, ad alcune resine naturali come l’ambra, alla cellulosa, e alle sostanze proteiche.

Accanto alla vulcanizzazione della gomma naturale (Goodyear, 1839), si ricordano alcuni dei primi polimeri come il nitrato di cellulosa (Hyatt, 1868) meglio conosciuto come celluloide, o la resina fenolo-formaldeide (Baekeland, 1909) brevettata poi con il nome di Bakelite.

Negli anni successivi con la sperimentazione della polimerizzazione e grazie al contributo del Nobel italiano per la chimica  Giulio Natta si arrivò al polipropilene isotattico (PP). Grazie a questa importante scoperta si ebbe in quegli anni in Italia un grande boom economico, poiché si svilupparono i cosiddetti materiali sintetici, portando  alla realizzazione di un materiale come la “plastica” che entrò nelle case degli italiani con il nome di moplen, la scoperta del polipropilene aiutò molto anche le classi subalterne, che versavano in condizioni disagiate, anche grazie ai costi non elevati, per cui, poterono iniziare a comprare oggetti di utilizzo quotidiano al fine di migliorare il loro stile di vita.

Classificazione dei polimeri.

La classificazione dei polimeri può esser fatta secondo diversi criteri(origine, numero di unità strutturali di monomero, loro modo di reciproca disposizione, numero di specie di monomero, utilizzazione pratica, etc.). In relazione al numero n delle unità strutturali del monomero, o grado di polimerizzazione, i polimeri si distinguono in bassi ( n = 10÷100 )  medi ( n = 100÷100 )  ed alti ( n > 1000). In relazione all’origine, i polimeri possono essere naturali, artificiali (ottenuti per elaborazione chimica di un polimero naturale)   o sintetici (ottenuti completamente per sintesi, per polimerizzazione del monomero). In relazione al numero di specie di monomero che li compongono, i polimeri si classificano in:

  • Omopolimeri se formati da un unico tipo di monomero (es. polistirene)

polimeri

polimeri

I copolimeri, poi, possono avere struttura disordinata, a sequenza di monomeri del tutto casuale, a blocchi, con alternanza di gruppi di un monomero e dell’altro, o ad innesto, in cui si un’unica catena lineare costituita da un solo tipo di monomero si trovano innestate catene dell’altro monomero.

copolimeri

In relazione al modo con cui le unità strutturali del monomero sono reciprocamente legate, i polimeri si dividono in polimeri  lineari, se le unità sono collegate in sequenza continua, in modo da formare una catena, e in polimeri  reticolati, planari o tridimensionali a seconda che le catene siano ramificate nel piano o nello spazio.

Nel caso dei polimeri di condensazione l’effetto di reticolazione si ottiene impiegando dei monomeri tri- o tetrafunzionali anziché bifunzionali, come ad es. polimerizzando l’acido ftalico con glicerolo o pentaeritrolo al posto del glicol etilenico.

Nel caso dei polimeri di addizione l’effetto di reticolazione si ottiene mediante irraggiamento con radiazioni γ oppure aggiungendo al monomero da polimerizzare una percentuale più o meno bassa ( 1% circa) di monomero divinilco, cioè con  due doppi legami,  come ad es. nella:polimerizzazione dello stirene con l’1% di divinilbenzene. Un esempio di alcuni polimeri verrano rappresentati nell’immagine che segue:

polimeri

 

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Author: Chimicamo

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