Gas lacrimogeni

Fin dall’antichità l’uomo, a scopo di difesa o di attacco ha fatto uso di armi chimiche. Sin dall’età della pietra per la caccia venivano usate frecce avvelenate imbevendo la punta con veleno di scorpione o di serpente.

Dall’uomo preistorico che si avvaleva delle frecce avvelenate per procurarsi il cibo per sopravvivere l’uso improvvido delle armi chimiche si rivolse allo scopo bellico; dall’avvelenamento delle derrate alimentari, all’uso di fumi tossici veri e propri ottenuti dalla combustione di sostanze che sprigionano sostanze velenose.

Nei tempi moderni furono i Francesi, nel corso della Prima Guerra Mondiale, a ricorrere ai gas lacrimogeni salvo poi ad essere attaccati nella battaglia di Ypres dalla micidiale iprite noto anche come gas mostarda.

Lo sviluppo della scienza ha portato ad armi chimiche e batteriologiche sempre più sofisticate che alcuni paesi, in deroga ai trattati internazionali, hanno spesso disatteso.

I gas lacrimogeni vengono abitualmente utilizzati per disperdere rivoltosi e dissuaderli da propositi aggressivi. Questi gas dovrebbero limitarsi a provocare lacrimazione, difficoltà ad avere gli occhi aperti e al più di indurre difficoltà respiratorie senza causare danni permanenti. I gas lacrimogeni sono solidi a temperatura ambiente, hanno basse tensioni di vapore e sono stabili quando vengono riscaldati, scarsamente solubili in acqua ma solubili in molti solventi organici.

Purtroppo, sebbene la Polizia di molti paesi sia dotata di questi gas, essi possono provocare danni gravi al punto che Amnesty International ritiene necessaria una revisione dell’impiego da parte delle forze dell’ordine di tali agenti chimici che possono provocare il laringospasmo, la sindrome da stress respiratorio fino alla morte.

Con il termine di gas lacrimogeno non si intende un unico gas ma numerose sostanze; il più diffuso, peraltro in dotazione alla Polizia di Stato è il gas CS che deve il suo nome agli scopritori statunitensi Corson e Staughton; con questo nome si indica il 2-clorobenziliden-malononitrile. Esso viene sintetizzato a partire dalla 2-clorobenzaldeide e dal propandinitrile tramite una condensazione di Knoevenagel ed è catalizzata da basi deboli quali piridina e piperidina

gas lacrimogeni

 

Il gas CS è una polvere bianca che viene unita ad un agente disperdente come il diclorometano e inserita in un candelotto con una carica termica che, una volta innescata, riscalda il contenitore provocando l’evaporazione della sostanza lacrimogena che si disperde nell’ambiente sotto forma di fumo biancastro che reagisce con le mucose dell’organismo causando, nel migliore dei casi, una sensazione di bruciore e una forte lacrimazione. La scarsa solubilità del CS fa sì che esso rimane a contatto con le mucose per un tempo abbastanza prolungato se non viene rimosso fisicamente. In caso di esposizione prolungata si possono verificare danni ai polmoni, al cuore e al fegato ed inoltre sono stati associati aborti spontanei all’esposizione da CS.

Fino alla scoperta del CS avvenuta nel 1928 veniva usato il CN sintetizzato per la prima volta nel 1871 che è molto più tossico e meno efficace del CS. Il  gas CN o cloroacetofenone viene sintetizzato con un’acilazione di Friedel-Craft secondo la reazione

CN gas

Il CN è stato tuttavia usato nel corso della guerra in Vietnam da parte dell’esercito statunitense.

Un altro gas lacrimogeno 10 volte più efficace del CS è il gas CR ovvero la Dibenzo[b,f][1,4]ossazepina che porta a  irritazione cutanea, blefarospasmo e cecità temporanea, tosse e respiro affannoso con senso di soffocamento la cui esposizione prolungata può portare alla morte.

Sintetizzato alla fine degli anni ’50 dello scorso secolo è stato largamente usato, nonostante la sua pericolosità, in molte parti del mondo per sedare rivolte e per disperdere i partecipanti.

Il gas OC noto come gas al peperoncino basato sui derivati della capsaicina, alcaloide presente nelle piante del genere Capsicum responsabile della piccantezza del peperoncino viene spesso usato come autodifesa.

Viene ottenuto dalla macinazione dei frutti da cui viene estratto il principio attivo con un solvente organico come l’etanolo che viene fatto evaporare per ottenere una resina. Viene unito al glicole propilenico e pressurizzato per ottenere uno spray.

Agisce sulle mucose provocando irritazione, bruciore, tosse e lacrimazione. Pur non essendo considerato letale può dare gravi complicazioni in soggetti asmatici pertanto nei vari paesi del mondo vi è una legislazione che ne regola l’uso.

 

Avatar

Author: Chimicamo

Share This Post On