Fluorografene

Il grafene è una forma allotropica del carbonio il cui spessore corrisponde a quello di un atomo costituito da atomi di carbonio ibridato sp2  in cui gli atomi sono disposti secondo un reticolo cristallino a nido d’ape.

Il grafene è formalmente un materiale bidimensionale (2D) con un rapporto superficie/massa estremamente elevato. 

Il grafene, tuttavia, sebbene abbia comportato una rivoluzione nell’ambito della chimica dei materiali, è una struttura apolare e pertanto poco solubile in acqua con conseguenti limitazioni al suo potenziale di applicazione. Le proprietà del grafene possono essere modificate tramite a una sua funzionalizzazione.

Per realizzare nuovi composti, stante l’inezia chimica del grafene, si deve procedere in condizioni drastiche per ottenere dei suoi derivati.

Si è quindi proceduto all’ottenimento del fluorografene tramite fluorurazione del grafene o tramite esfoliazione del grafene fluorurato.

Per fluorurare il grafene si utilizza grafene espanso che viene trattato con agenti fluoruranti con l’ausilio di alte temperature, pressione o di irraggiamento al fine di ottenere prodotti intermedi attivi che attaccano gli atomi di carbonio ibridati sp2 con formazione di legami carbonio-fluoro ibridati sp3.

Per la fluorurazione diretta del grafene si utilizza il difluoruro di xeno gassoso.

A temperatura ambiente il grafene viene accresciuto mediante deposizione chimica da vapore su un substrato di silicio e fluorurato con il fluoruro del gas nobile con ottenimento di un materiale completamente fluorurato su entrambi i lati in cui il rapporto stechiometrico tra fluoro e carbonio è di 1:1 e quindi con formula (CF)n.

Ogni atomo di carbonio forma quattro legami diretti lungo i vertici di un tetraedro: sia gli angoli di legame carbonio-carbonio-fluoro che carbonio-carbonio-carbonio sono di 109.5°.

Diversamente dal grafene, il fluorografene, non ha elettroni liberi e quindi delocalizzati e pertanto viene considerato come un isolante.

Il fluorografene è un materiale inerte che presenta caratteristiche simili al politetrafluoroetilene noto come teflon, il quale  ha formula (CF2)n  ed è idrofobo e  stabile in molti solventi.

Il fluorografene è stabile a temperature comprese tra i 300 e i 400°C mentre a temperature superiori inizia a decomporsi.

Inoltre è stato dimostrato che può subire una deflorurazione riduttiva con formazione di grafene e la scissione del legame carbonio-fluoro può essere spiegata dal fatto che nel legame vi è una discreta percentuale di carattere ionico.

Il fluorografene è considerato come uno dei più sottili isolati in 2D e sono state studiate le sue applicazioni in campo elettronico ed estese alle tecnologie delle celle solari.

E’ stato anche utilizzato come materiale catodico nelle batterie al litio primarie e secondarie delle quali migliora le caratteristiche di scarica aumentandone la durata.

Grazie alle sue proprietà idrofobe superficiali il fluorografene ha trovato applicazione per rivestimenti anticorrosione e autopulenti.

Recenti scoperte che documentano l’elevata reattività del fluorografene aprono nuove porte a un’ampia gamma di derivati ​​di grafene. 

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Author: Chimicamo

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