Chimica Organica

Elastomeri termoplastici

il 22 Febbraio 2026

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elastomeri termoplastici

Gli elastomeri termoplastici (TPE) rientrano in una classe di copolimeri o miscele fisiche di polimeri, generalmente costituiti da una combinazione di componenti plastici ed elastici. Questa particolare architettura consente ai TPE di esibire proprietà sia elastomeriche sia termoplastiche, motivo per cui sono spesso indicati anche come gomme termoplastiche.

Dal punto di vista funzionale, gli elastomeri termoplastici sono materiali polimerici multifunzionali che uniscono la lavorabilità tipica dei polimeri termoplastici all’elasticità caratteristica delle gomme vulcanizzate.

Durante l’uso a temperatura ambiente, i TPE mostrano un comportamento elastomerico, con elevate deformazioni reversibili e buon recupero elastico; tuttavia, durante la lavorazione industriale, possono essere fusi e modellati come comuni termoplastici.

La differenza fondamentale rispetto alle gomme tradizionali risiede nell’assenza di una reticolazione chimica permanente. Nei TPE, le proprietà elastiche sono garantite da interazioni fisiche reversibili che si dissociano con il calore e si riformano durante il raffreddamento. Grazie a questo meccanismo, i TPE possono essere fusi, stampati e riutilizzati più volte senza una significativa perdita delle proprietà meccaniche ed elastiche essenziali.

Queste caratteristiche rendono gli elastomeri termoplastici particolarmente idonei per applicazioni in cui sono richieste flessibilità progettuale, processabilità efficiente, riduzione dei costi produttivi e una crescente attenzione alla riciclabilità e alla sostenibilità dei materiali polimerici.

Struttura molecolare degli elastomeri termoplastici

Molti elastomeri termoplastici sono costituiti da copolimeri a blocchi, spesso con una struttura triblocco del tipo A–B–A. In questa configurazione, A rappresenta un segmento polimerico rigido e vetroso (ad esempio polistirene), mentre B è un segmento polimerico flessibile ed elastomerico (come polibutadiene o poliisoprene).

struttura degli elastomeri termoplastici
struttura degli elastomeri termoplastici

I blocchi terminali A sono termodinamicamente immiscibili con il segmento centrale B e tendono quindi ad auto-organizzarsi in microdomini vetrosi dispersi all’interno di una matrice elastomerica continua. Poiché ciascuna catena triblocco possiede due segmenti A, questi possono appartenere a domini vetrosi differenti, dando origine a una rete tridimensionale fisicamente reticolata. I domini rigidi agiscono come punti di ancoraggio, con dimensioni tipicamente comprese tra 10 e 30 nm.

Relazione tra struttura e comportamento elastomerico

Questa particolare architettura conferisce ai TPE un comportamento tipicamente gommoso in un intervallo di temperatura compreso tra la temperatura di transizione vetrosa del segmento flessibile B e quella del segmento rigido A.

In tali condizioni, la matrice elastomerica può deformarsi facilmente, mentre i domini vetrosi mantengono l’integrità strutturale del materiale. A differenza degli elastomeri termoindurenti, nei quali la reticolazione è di natura chimica e permanente, nei TPE la reticolazione è di tipo fisico e reversibile.

Questo meccanismo è cruciale nel conferire elevata elasticità, consentendo al materiale di allungarsi e recuperare quasi completamente la forma originale, garantendo al contempo maggiore durabilità, riutilizzabilità e un più ampio intervallo di lavorazione e di utilizzo.

Tipi principali di elastomeri termoplastici

Gli elastomeri termoplastici (TPE) sono classificati in diverse tipologie principali in base alla composizione chimica e all’architettura molecolare. Ciascuna famiglia presenta una struttura microfasica a separazione di fase, in cui segmenti rigidi e segmenti morbidi cooperano per conferire il tipico comportamento elastomerico.

In generale, i segmenti morbidi costituiscono circa il 50–80% in peso del materiale, assicurando un equilibrio tra elasticità, resistenza meccanica e lavorabilità termoplastica.

Copolimeri a blocchi stirenici (TPE-S)

I copolimeri a blocchi stirenici, comunemente indicati come SBS (stirene-butadiene-stirene) o SEBS (stirene-etilene-butilene-stirene), sono copolimeri triblocco in cui il polistirene costituisce i blocchi terminali rigidi e vetrosi, mentre il blocco centrale è elastomerico.

Nei materiali SBS il segmento morbido è il polibutadiene, mentre nei SEBS è un polimero idrogenato, che conferisce maggiore stabilità termica e ossidativa. I domini di polistirene agiscono da reticolazioni fisiche reversibili, consentendo una facile lavorazione e un buon recupero elastico.

Poliuretani termoplastici (TPU)

TPU
TPU

I poliuretani termoplastici (TPU) presentano una struttura multiblocco, con segmenti rigidi derivati da diisocianati ed estensori di catena corta, alternati a segmenti morbidi ottenuti da polioli a catena lunga (polieteri o poliesteri).

La marcata separazione di fase genera domini rigidi che fungono da legami incrociati fisici, conferendo elevata resistenza alla trazione, all’abrasione e alla fatica, mentre i segmenti morbidi assicurano flessibilità e prestazioni a bassa temperatura.

Poliolefine termoplastiche (TPO)

Le poliolefine termoplastiche (TPO) sono generalmente miscele fisiche costituite da una matrice continua di polipropilene combinata con elastomeri non reticolati, tipicamente EPDM. La morfologia può essere dispersa o co-continua e consente un miglioramento significativo della resistenza all’impatto e agli agenti atmosferici, sebbene la resistenza termica risulti inferiore rispetto ad altre famiglie di TPE.

Vulcanizzati termoplastici (TPV)

I vulcanizzati termoplastici (TPV) rappresentano un’evoluzione dei TPO. In questi materiali, la gomma EPDM viene vulcanizzata dinamicamente durante la miscelazione in una matrice di polipropilene, formando particelle elastomeriche reticolate finemente disperse.

Questa struttura garantisce migliore recupero elastico, ridotta deformazione permanente (compression set) e una resistenza al calore fino a 120–140 °C, rendendo i TPV idonei a sostituire molte gomme tradizionali.

Altri elastomeri termoplastici avanzati

Tra le altre famiglie di rilievo si annoverano i copoliesteri termoplastici (TPE-E o COPE), basati su segmenti rigidi cristallini di polibutilentereftalato e segmenti morbidi polieterici, che offrono eccellente resistenza chimica, alla fatica e alle alte temperature.

I TPE a base di poliammide (COPA) e le ammidi a blocchi di polietere (PEBA) combinano blocchi rigidi di poliammide con segmenti morbidi di polietere o poliestere, distinguendosi per bassa densità, stabilità termica, resistenza all’umidità e agli agenti chimici, oltre a buone proprietà meccaniche in condizioni severe.

Proprietà degli elastomeri termoplastici

Proprietà meccaniche

Gli elastomeri termoplastici presentano una combinazione distintiva di elasticità e resistenza meccanica, le cui prestazioni variano sensibilmente in funzione della tipologia chimica e della formulazione.

Il modulo di Young si colloca tipicamente nell’intervallo 1–50 MPa, riflettendo la capacità del materiale di deformarsi sotto basse sollecitazioni mantenendo l’integrità strutturale.
L’allungamento a rottura supera frequentemente il 300%, consentendo deformazioni elevate con un buon recupero elastico, mentre la resistenza a trazione si attesta generalmente tra 5 e 50 MPa, rendendo i TPE idonei a numerose applicazioni strutturali flessibili.

Un parametro particolarmente rilevante è il compression set, che risulta in genere inferiore al 30% dopo 22 ore a 70 °C, indicando una deformazione residua contenuta dopo compressione prolungata e un comportamento paragonabile a quello delle gomme termoindurenti.

Proprietà termiche

Dal punto di vista termico, i TPE offrono un ampio intervallo di temperature di esercizio, che può estendersi indicativamente da –50 °C a 150 °C, a seconda della famiglia polimerica.

La temperatura di transizione vetrosa dei segmenti morbidi è generalmente inferiore alla temperatura ambiente, garantendo un comportamento gommoso e flessibile nelle normali condizioni di utilizzo. I segmenti rigidi, invece, assicurano la stabilità meccanica fino alla temperatura di fusione del materiale.

Proprietà chimiche e fisiche

Le proprietà chimiche degli elastomeri termoplastici dipendono fortemente dalla composizione, ma includono comunemente una buona resistenza a oli, carburanti, agenti chimici e radiazioni UV, spesso migliorabile tramite additivi e modifiche. La densità si colloca tipicamente tra 0.85 e 1.2 g/cm³, favorendo la realizzazione di componenti leggeri senza compromettere la durabilità.

Proprietà reologiche e lavorabilità

Il comportamento reologico dei TPE è compatibile con una lavorazione termoplastica efficiente. I valori dell’indice di fluidità della fusione (MFI), misurati comunemente a 190 °C/2,16 kg, indicano una buona scorrevolezza durante stampaggio a iniezione ed estrusione.

Allo stato fuso, i TPE mostrano un marcato assottigliamento al taglio, con una diminuzione della viscosità all’aumentare della velocità di deformazione, facilitando il riempimento degli stampi e riducendo il consumo energetico.

Comportamento elastico e risposta sforzo–deformazione

L’elasticità dei TPE si manifesta nel tipico comportamento sforzo–deformazione, caratterizzato da una regione iniziale di tipo Hooke a basse deformazioni, in cui la risposta è lineare e reversibile, seguita da un plateau gommoso che riflette l’elevata estensibilità del materiale.

Nel regime elastico lineare, la rigidità è descritta dal modulo di Young E, definito come: E = σ/ ε dove σ rappresenta lo sforzo applicato ed ε la deformazione, fornendo una misura quantitativa della resistenza del materiale alla deformazione elastica.

Tecniche di elaborazione degli elastomeri termoplastici

Gli elastomeri termoplastici (TPE) possono essere lavorati mediante tecnologie tipiche dei polimeri termoplastici, sfruttando la loro capacità di ammorbidirsi al riscaldamento e solidificarsi al raffreddamento senza subire reticolazione chimica permanente. Questa caratteristica consente processi efficienti, ripetibili e adatti alla produzione su larga scala, mantenendo al contempo le proprietà elastomeriche del materiale.

Metodi primari di lavorazione

Stampaggio a iniezione

Lo stampaggio a iniezione rappresenta il metodo più diffuso per la lavorazione dei TPE, grazie alla sua elevata precisione dimensionale e alla possibilità di realizzare geometrie complesse. Il materiale viene fuso e iniettato ad alta pressione in uno stampo raffreddato.

Le temperature di fusione variano generalmente tra 180 e 250 °C, in funzione della famiglia di TPE:

-SEBS: 190–260 °C

-SBS: 150–220 °C

Le pressioni di iniezione sono tipicamente comprese tra 35 e 150 MPa, mentre i tempi di ciclo variano da 15 a 60 secondi, con cicli più brevi per i gradi più rigidi. Questo processo è particolarmente adatto alla produzione di guarnizioni, impugnature, componenti automotive e beni di consumo, anche tramite sovrastampaggio o multi-materiale.

Estrusione

L’estrusione è un processo continuo impiegato per la produzione di profili, tubi, fogli, film e rivestimenti di cavi. Il TPE fuso viene spinto attraverso una filiera, assumendo una sezione costante.

Le velocità delle viti sono generalmente comprese tra 50 e 200 giri/min, mentre le temperature del fuso variano da 150 a 260 °C, a seconda del materiale. Per i TPO, le temperature operative ottimali si collocano tra 190 e 230 °C, garantendo stabilità reologica e ridotte variazioni di viscosità. Gli estrusori monovite con rapporti di compressione 3:1–4.5:1 sono comunemente utilizzati per ottenere una buona finitura superficiale e uniformità del prodotto.

Stampaggio a compressione

Lo stampaggio a compressione trova applicazione soprattutto nella prototipazione o nella produzione a basso volume. Il processo prevede il posizionamento di una preforma preriscaldata nello stampo, seguita dalla compressione e dal raffreddamento.

Le pressioni tipiche sono comprese tra 10 e 20 MPa, con tempi di permanenza di 1–5 minuti e temperature di lavorazione analoghe a quelle dello stampaggio a iniezione (180–250 °C). Sebbene meno competitivo per grandi volumi, questo metodo è apprezzato per la semplicità delle attrezzature e la flessibilità produttiva.

Controllo dei parametri di processo e compounding

I parametri di lavorazione influenzano fortemente le proprietà finali dei TPE. Il controllo della temperatura di fusione e delle velocità di raffreddamento determina il grado di cristallinità nelle fasi semicristalline (ad esempio nei TPO e COPE).
Un raffreddamento rapido tramite stampi a circolazione d’acqua (20–60 °C) favorisce strutture più amorfe ed elastiche, mentre un raffreddamento più lento aumenta la rigidità meccanica.

Additivi come riempitivi (es. carbonato di calcio), stabilizzanti termici e antiossidanti vengono generalmente incorporati durante il compounding in estrusori bivite, a temperature comprese tra 150 e 210 °C, garantendo una dispersione omogenea prima della formatura finale.

Tecniche specializzate di lavorazione

Stampaggio a soffiaggio

Lo stampaggio a soffiaggio è utilizzato per la produzione di componenti cavi flessibili, come tubi e serbatoi elastomerici. Il TPE viene estruso sotto forma di parison, gonfiato con aria compressa all’interno dello stampo e raffreddato. Le proprietà elastiche dei TPE consentono la realizzazione di pareti sottili resistenti alle cricche, superiori rispetto ai termoplastici rigidi.

Termoformatura

La termoformatura consente di modellare fogli di TPE riscaldati al di sopra della Tg, mediante vuoto o pressione. Questo processo è impiegato per la produzione di pannelli flessibili, coperture e componenti esterni, con particolare efficacia nei TPO, che mostrano buona resistenza alla fusione e limitato assottigliamento.

Produzione additiva (stampa 3D)

La stampa 3D FDM con filamenti TPE, in particolare TPU, permette la realizzazione di geometrie complesse e flessibili. Le temperature dell’ugello sono tipicamente 220–250 °C. Sebbene richieda velocità di stampa ridotte ed estrusori a trasmissione diretta, questa tecnica è ideale per prototipazione funzionale e piccole serie.

Sovrastampaggio e coestrusione

Il sovrastampaggio e la coestrusione permettono l’integrazione dei TPE con substrati rigidi (ad esempio PP), creando componenti multi-materiale con funzioni di presa, tenuta o smorzamento. L’adesione avviene spesso senza adesivi, grazie alla compatibilità chimica tra i materiali.

Post-elaborazione e trattamenti superficiali

Le tecniche di post-elaborazione, come la ricottura, migliorano la stabilità dimensionale e le proprietà meccaniche. La ricottura a 110 °C per 16–24 ore riduce le tensioni interne e migliora la separazione di fase, soprattutto nei TPU.
I trattamenti al plasma, in particolare con ossigeno, aumentano l’energia superficiale dei TPE, migliorando l’adesione a substrati o rivestimenti e garantendo una maggiore durabilità dei componenti assemblati.

Applicazioni degli elastomeri termoplastici

Grazie alla combinazione di elasticità, lavorabilità termoplastica, resistenza chimica e durabilità, gli elastomeri termoplastici trovano impiego in un ampio spettro di settori industriali, dall’automotive al medicale, fino ai beni di consumo e all’elettronica.

Applicazioni automobilistiche

Nel settore automobilistico, gli elastomeri termoplastici sono ampiamente utilizzati per componenti che richiedono tenuta, smorzamento delle vibrazioni, comfort tattile e resistenza agli agenti ambientali. I vulcanizzati termoplastici (TPV) sono particolarmente apprezzati per guarnizioni, profili di tenuta e boccole, grazie alla loro eccellente resistenza a ozono, raggi UV, carburanti e cicli termici.

applicazioni
applicazioni

Un esempio emblematico è rappresentato dalle guarnizioni di porte e finestrini, dove i TPV garantiscono prestazioni di tenuta a lungo termine anche in presenza di schizzi di benzina e variazioni climatiche estreme.

Le poliolefine termoplastiche (TPO) trovano largo impiego negli interni dei veicoli, ad esempio per impugnature, superfici soft-touch, pannelli e rivestimenti, offrendo una combinazione di comfort, antiscivolosità e resistenza all’abrasione nelle zone ad alto contatto, come volanti e leve del cambio.

Applicazioni industriali

In ambito industriale, gli elastomeri termoplastici sono utilizzati in ambienti ostili che richiedono flessibilità e resilienza meccanica. Applicazioni tipiche includono:

nastri trasportatori, dove la resistenza all’abrasione e alla fatica garantisce un funzionamento affidabile nei processi di produzione e confezionamento;

-supporti antivibranti, che assorbono urti e rumore in macchinari come pompe e motori, contribuendo a prolungarne la vita operativa;

-tubi flessibili per il trasferimento di fluidi, in grado di resistere a piegature ripetute e all’esposizione a oli e lubrificanti senza screpolature.

Un ulteriore campo chiave è rappresentato dai componenti elettrici e dai sistemi di cablaggio. I TPE a base di SEBS sono preferiti per l’isolamento dei cavi grazie alla bassa emissione di fumi in caso di combustione, alla flessibilità e alle buone proprietà dielettriche, risultando adatti sia ai veicoli sia agli impianti industriali.

Applicazioni medicali

Nel settore medicale, i TPE – in particolare i poliuretani termoplastici (TPU) – sono apprezzati per la loro biocompatibilità, flessibilità e resistenza ai processi di sterilizzazione. Essi sono ampiamente impiegati in:

-cateteri, dove la morbidezza e la resistenza alla piegatura migliorano la sicurezza e il comfort del paziente;

-tubi per sistemi endovenosi e respiratori, che richiedono flessibilità, trasparenza e facilità di saldatura;

-guarnizioni e membrane per dispositivi come pompe a siringa e apparecchiature per dialisi, grazie alla stabilità chimica e all’affidabilità di tenuta.

Queste applicazioni utilizzano generalmente TPU di grado medicale conformi alla ISO 10993, assicurando un basso rischio di reazioni avverse. La crescente domanda di dispositivi monouso sterilizzabili e l’invecchiamento della popolazione stanno guidando una forte crescita del mercato dei TPE medicali, sostenuta dalla resistenza dei materiali a radiazioni gamma, ossido di etilene e autoclavaggio.

Prodotti di consumo, sport ed elettronica

Nei beni di consumo, i TPE sostituiscono sempre più le gomme tradizionali grazie alla loro morbidezza simile alla gomma, alla riciclabilità e alla facilità di lavorazione. I SEBS sono largamente utilizzati per:

-suole di calzature, che combinano ammortizzazione, leggerezza e resistenza allo scivolamento;

-impugnature di utensili, spazzolini e articoli per la casa, migliorando comfort ed ergonomia;

-giocattoli e prodotti per bambini, grazie alla loro natura ipoallergenica e priva di sostanze tossiche.

Nel settore sportivo ed elettronico, i TPE svolgono un ruolo fondamentale nell’assorbimento degli urti e nella protezione dei dispositivi. Le custodie per smartphone in TPU dissipano efficacemente l’energia degli impatti, mentre auricolari e dispositivi indossabili sfruttano il sovrastampaggio in TPE per ottenere superfici antiscivolo, antivibrazione e resistenti all’uso intensivo.

Aspetti normativi e sicurezza

La conformità normativa è cruciale per le applicazioni medicali e a contatto con gli alimenti. I TPE devono soddisfare requisiti stringenti, tra cui:

-approvazione FDA per dispositivi medici e materiali food-contact (21 CFR §177.2600);

-Regolamento UE 10/2011, che limita la migrazione globale e specifica di additivi;

-certificazioni ISO 10993 e USP Classe VI per garantire biocompatibilità e sicurezza in caso di contatto prolungato con tessuti e fluidi corporei.

Impatto ambientale degli elastomeri termoplastici

Produzione e impronta di carbonio

Gli elastomeri termoplastici, derivati prevalentemente da materie prime di origine petrolchimica, presentano un impatto ambientale significativo nella fase di produzione, principalmente a causa dell’elevato consumo energetico e delle emissioni di gas serra.

I processi di sintesi e trasformazione, come la polimerizzazione dei copolimeri a blocchi stirenici o la miscelazione degli elastomeri poliolefinici, richiedono temperature elevate e l’impiego di monomeri derivati da combustibili fossili.

Le analisi del ciclo vita (LCA) indicano che la produzione di TPE convenzionali genera mediamente tra 2 e 4 kg di CO₂ equivalente per chilogrammo di materiale, con variazioni legate alla formulazione specifica e al mix energetico utilizzato a livello regionale.

Fase d’uso e rilascio di additivi

Durante la fase di utilizzo, i TPE offrono un vantaggio ambientale legato alla loro elevata durabilità, che consente di prolungare la vita utile dei prodotti e di ridurre la necessità di sostituzioni frequenti, limitando così il consumo complessivo di materiale.

Tuttavia, alcune formulazioni possono contenere additivi potenzialmente problematici. In particolare, i plastificanti come gli ftalati, impiegati in alcuni TPE a base di PVC per migliorare la flessibilità, possono migrare nel tempo se il materiale è esposto a calore, radiazioni UV o umidità.

Questa lisciviazione può contribuire alla contaminazione del suolo e delle acque, con studi che rilevano concentrazioni di ftalati nella polvere domestica comparabili a quelle associate ad altri materiali plastici.

Fine vita e riciclo

A fine vita, i TPE mostrano una riciclabilità superiore rispetto agli elastomeri termoindurenti, grazie alla loro natura termoplastica, che consente la rielaborazione meccanica mediante macinazione e rifusione.

In genere, questi materiali possono essere riciclati per più cicli, sebbene con una progressiva perdita delle proprietà meccaniche, come una riduzione della resistenza a trazione compresa tra il 10 e il 30%, attribuibile alla degradazione delle catene polimeriche e degli additivi.

Le principali criticità emergono nei flussi di rifiuti misti, dove la presenza di TPE accoppiati ad altri polimeri rende complessa la separazione, favorendo il downcycling o lo smaltimento in discarica.

A livello globale, gli elastomeri rappresentano circa il 5–10% dei rifiuti plastici, e il loro incenerimento può portare al rilascio di composti organici volatili (COV) come benzene e toluene, con effetti negativi sulla qualità dell’aria e sulla salute umana.

Strategie di mitigazione

Le strategie di mitigazione dell’impatto ambientale dei TPE si concentrano sulla progettazione orientata alla riciclabilità, ad esempio attraverso formulazioni monopolimeriche o l’impiego di additivi compatibili che facilitino la selezione e il recupero dei materiali.

L’adozione di sistemi a circuito chiuso, nei quali i TPE riciclati sostituiscono parzialmente i materiali vergini, può ridurre la dipendenza da nuove risorse petrolchimiche fino al 30%, contribuendo in modo significativo alla riduzione dell’impronta di carbonio complessiva.

Questi approcci rafforzano il ruolo dei TPE all’interno di strategie di economia circolare, pur evidenziando la necessità di ulteriori innovazioni per limitarne gli impatti ambientali lungo l’intero ciclo di vita.

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