Chimica degli oli essenziali

Gli oli essenziali sono sostanze volatili ottenuti tramite processi fisici da piante e erbe officinali dette aromatiche. Essi prendono il nome dalla pianta da cui derivano come, ad esempio olio di limone, olio di lavanda e olio di rosmarino. Tali oli vengono detti essenziali in quanto rappresentano l’essenza dell’odore e dell’aroma della pianta. L’uso degli oli essenziali risale a circa 4000 anni fa per i loro effetti cosmetici e terapeutici e, sebbene non siano riconosciuti dalla scienza medica ufficiale, vengono usati, nell’ambito della medicina alternativa per curare molte patologie  sia per inalazioni che per assunzione orale, ma anche per assorbimento epidermico.

Per isolare gli oli essenziali si adopera comunemente la tecnica della distillazione ma viene anche usata la tecnica dell’enfleurage nota fin dai tempi degli antichi Egizi che è di tipo estrattivo. Con questa tecnica si ricavano a freddo gli oli essenziali da fiori delicati quali rose e gelsomini che mal sopportano trattamenti ad alte temperature; viene usato un solvente un grado di solubilizzare sostanze lipofile di cui sono costituiti gli oli essenziali quale il benzoino.

Le piante giovani producono una maggiore quantità di oli essenziali mentre quelle più vecchie sono più ricche di sostanze resinose a causa della continua evaporazione delle frazioni più leggere dell’olio. La funzione degli oli essenziali in una pianta non è ben nota ma si ritiene che essi possano avere le seguenti funzioni:

1)      Allelopatica ovvero sono in grado, una volta rilasciati nel terreno di inibire la crescita di piante concorrenti e pertanto competitrici nella disponibilità delle risorse

2)      attrattiva nei confronti degli impollinatori

3)      di difesa nei confronti di parassiti attraverso l’azione ormonale che l’essenza svolge sull’organismo degli insetti

4)      di protezione dalle infezioni di funghi, batteri e muffe

5)      di favorire la cicatrizzazione dei tessuti vegetali lesionati

Commercialmente, gli oli essenziali sono utilizzati per conferire particolari odori  nei cosmetici, profumi, saponi, detergenti e prodotti industriali vari che vanno dai mangimi per animali, insetticidi e vernici; per aromatizzare prodotti da forno, caramelle, dolci, carni in scatola, sottaceti, bevande analcoliche, e  in dispositivi farmaceutici quali collutori e prodotti per l’igiene orale.

Ogni olio essenziale è costituito da oltre cento componenti organici quali terpeni, alcoli, esteri, aldeidi, chetoni, fenoli ecc.

La caratterizzazione degli oli essenziali tramite cromatografia evidenzia la presenza di molti composti organici e innanzi di cui i più comuni sono:

1)      Terpeni ed in particolare monoterpeni e sesquiterpeni

I monoterpeni si trovano nella gran parte degli oli essenziali e sono costituiti da una struttura di 10 atomi di carbonio ed almeno un doppio legame. La presenza di 10 atomi di carbonio è dovuta dall’unione di due unità isopreniche.

isoprene

I monoterpeni reagiscono rapidamente in presenza di aria e calore e pertanto l’olio essenziale di limone non si conserva bene a causa della presenza di monoterpeni che si ossidano rapidamente.

I sesquiterpeni sono costituiti da 15 atomi di carbonio e quindi da tre unità isopreniche. Un esempio è dato dal  sesquiterpene camazulene e dall’ α-bisababolo, alcol naturale sesquiterpenico, componenti dell’olio essenziale di camomilla che hanno proprietà antinfiammatorie.

2)      Composti ossigenati tra cui:

a)      I fenoli che negli oli essenziali presentano catene laterali con strutture spesso complesse; tra essi si ricordano il timolo presente nell’olio essenziale di  timo, il carvacrolo o cimofenolo un monoterpene fenolico presente nell’olio essenziale di origano e l’eugenolo presente nell’olio essenziale di chiodi di garofano, basilico, noce moscata, sassofrasso e mirra. Hanno attività antibatterica ed antiparassitaria ed infatti l’olio di chiodi di garofano era usato  dagli Egizi nelle pratiche di imbalsamazione per l’elevato potere antimicrobico.

b)      Alcoli monoterpenici e sesquiterpenici. Un esempio di alcol monoterpenico è dato dal linalolo che è presente nell’essenza del legno di rosa e si trova negli oli essenziali di coriandolo, basilico, lavanda e bergamotto. Hanno azione antisettica e antivirale e godono del vantaggio di avere scarsi effetti collaterali. Gli alcoli sesquiterpenici non sono comunemente presenti negli oli essenziali e hanno proprietà stimolanti, antiallergeniche e antinfiammatorie. Oltre al già citato α-bisababolo si ricorda il santalolo, alcol terpenico triciclico che si trova nell’olio di legno di sandalo.

c)      Aldeidi .Hanno proprietà antifungine, antinfiammatorie e disinfettanti e sedative. Sono i componenti che conferiscono l’aroma caratteristico all’olio essenziale di melissa e della citronella che ha anche un’azione repellente per gli insetti. Le aldeidi sono poco stabili e si ossidano facilmente

d)      Chetoni. Sebbene gli oli essenziali che contengono un’alta percentuale di chetoni presentano un rischio potenziale a causa della tossicità neurologica di alcuni di essi tra i quali il tujone, il pulegone e pinocanfone, altri hanno effetti terapeutici nel facilitare la secrezione di mucose e nella rigenerazione dei tessuti. In particolare l’olio essenziale dell’eucalipto viene usato per le sue numerose proprietà ed è utile in caso di raffreddore, mal di testa, cistite e sinusite.

e)      Esteri. Gli oli essenziali contenenti gli esteri sono molto profumati e tendono ad essere fruttati. Hanno effetti sedativi e antispasmodici e alcuni esteri mostrano proprietà antifungine e antimicrobiche. L’estere più noto è l’acetato di linalile ottenuto dalla lavanda che è un antidepressivo, antisettico, antireumatico, ipotensivo, sudorifero, diuretico, stimolante biliare, insettifugo.

f)       Lattoni e cumarine. I lattoni sono esteri ciclici mentre le cumarine sono composti che hanno in comune la struttura benzopiranica della cumarina. Analogamente ai chetoni hanno tossicità neurologica e possono causare irritazioni e sensibilizzazione della pelle. Tuttavia  i lattoni sesquiterpenici elenalina, diidroelenalina e i loro esteri presenti nell’olio essenziale di arnica hanno proprietà antiinfiammatorie, antimicrobiche e antinevralgiche

g)      Eteri. Gli eteri fenolici sono quelli più diffusi negli oli essenziali come ad esempio l’anetolo, composto aromatico, che si trova nell’anice e nel finocchio che mostra proprietà analgesiche, decongestionanti diuretiche, decongestionanti e cardiotoniche. A questa classe appartiene il cavicolo, composto aromatico idrossilato che si trova nel basilico e nel dragoncello. L’eucaliptolo è un etere ciclico monoterpenoide  che ha azione espettorante ed è ricavato dalle foglie di eucalipto.

Gli oli essenziali sono generalmente costosi e hanno disponibilità limitata; ciò ha incoraggiato la ricerca di composti di sintesi come nel caso del geraniolo  e dell’acetato di linalile.  Tuttavia questi prodotti non presentano gli odori tipici dei prodotti naturali a causa della mancanza di ingredienti in tracce non ancora identificati.

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Author: Chimicamo

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