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Carenza di iodio nell’alimentazione-chimicamo

Carenza di iodio nell’alimentazione

  |   Chimica, Chimica Organica, Tutto è Chimica

La carenza di iodio nell’alimentazione porta a ipoattività della tiroide che produce una quantità insufficiente di ormoni tiroidei

Gli ormoni tiroidei sono prodotti dalla ghiandola tiroidea. Essi sono i principali responsabili della regolazione del metabolismo tra cui lo sviluppo del sistema nervoso centrale e l’accrescimento corporeo.

La produzione di una adeguata quantità di ormoni tiroidei è quindi indispensabile al normale accrescimento corporeo e allo sviluppo e alla maturazione dei vari apparati.

Ormoni tiroidei

I due principali ormoni tiroidei  sono noti con il nome di T3 e T4 e sono derivati dall’amminoacido tirosina

tirosina

legato allo iodio. L’ormone T3 è la triiodotironina ( L-3,5,3’- triiodotironina e l’ormone T4 è la tiroxina ( L-3,5,3’,5’, teraiodotironina).

t3t4

Affinché siano prodotti tali ormoni è indispensabile lo iodio che risulta quindi essere un elemento essenziale che assicura il normale accrescimento dell’organismo.

Assunzione di iodio

L’assunzione di iodio, specie nelle donne in gravidanza o durante l’allattamento, consente uno sviluppo adeguato.

Lo iodio è presente nei pesci di mare, crostacei e, in misura minore in carne, latte, uova, frutta verdura e cereali.

Nei secoli addietro parte della popolazione mondiale era affetta da patologie derivanti da una carenza di iodio. Esse  si manifestano inizialmente con la formazione del gozzo dovuto all’aumento delle dimensioni della tiroide.

La formazione del gozzo è dovuta all’aumento del rilascio da parte dell’ipofisi del TSH, ormone che, in condizioni normali stimola la produzione  di tiroxina e triiodotiroxina. In assenza di iodio causa la crescita smodata della ghiandola tiroidea come meccanismo di compensazione.

Nelle popolazioni che conducono una dieta povera di iodio il gozzo è una patologia largamente diffusa, e per questo chiamato appunto gozzo endemico. Quest’ultimo è tuttora presente in nazioni economicamente depresse o nelle regioni povere distanti dal mare dove le condizioni socio-sanitarie sono più disagiate e l’apporto alimentare più precario. Tuttavia, anche nei Paesi ad avanzato sviluppo la carenza di iodio non è ancora debellata. Tuttavia più accorte politiche di gestione della salute pubblica abbiano permesso di sradicare quasi del tutto il problema. La dose raccomandata di iodio giornaliero è di 150 microgrammi.

Una carenza di iodio porta infatti a numerose complicanze in quanto nel gozzo possono formarsi noduli che portano a disturbi nella deglutizione, nella respirazione oltre che a modificazioni del tono della voce e  gonfiore dei vasi del collo.

Assunzione preventiva dello iodio

A livello internazionale nel 1995 è stata costituita una commissione per promuovere l’assunzione preventiva dello iodio. L’attuazione di un piano di profilassi iodica, risulta tuttavia problematica perché è legata sia a problemi di natura tecnica o medica, ma anche di tipo sociale, politico, legale e organizzativo.

Per la correzione della carenza nutrizionale iodica si possono usare metodi diversi, ma quello che è il più semplice, meno costoso ed efficace risulta essere l’utilizzo del sale iodato nella dieta quotidiana. Nonostante il suo basso costo e la sua diffusione, attualmente in Italia solo il 2% del sale venduto è di tipo iodato e ciò rende necessario un programma di informazione sul problema della profilassi iodica che potrebbe partire dalle scuole con l’ausilio dei docenti di Chimica. Un altro metodo efficace di profilassi è costituito dall’aggiunta di iodio nell’acqua potabile che ne consente la distribuzione a tutta la popolazione e la garanzia di consumo costante.

Negli Stati Uniti è in vigore già dal 1921 un decreto legislativo che prevede una profilassi iodica sistematica. Purtroppo in Italia tutto è lasciato ai singoli consumatori non opportunamente informati.

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