Chimica Organica

Biochar

il 10 Febbraio 2026

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biochar

Il biochar è un materiale carbonioso altamente poroso ottenuto dalla degradazione termica della biomassa in condizioni di carenza o assenza di ossigeno, un processo noto come pirolisi. A differenza della combustione convenzionale, l’assenza di ossigeno impedisce l’ossidazione completa del carbonio, consentendo la formazione di una matrice solida stabile, ricca di carbonio aromatico, accompagnata da sottoprodotti liquidi e gassosi.

La pirolisi comporta la decomposizione termica e chimica della biomassa ed è generalmente condotta a temperature comprese tra 300 °C e 1000 °C. Le condizioni operative influenzano in modo determinante la resa e le proprietà del prodotto finale: temperature più basse (300–600 °C) favoriscono la produzione di una maggiore frazione solida (biochar), mentre temperature elevate (>700 °C) portano a una maggiore formazione di componenti liquidi e gassosi, come bio-olio e gas di sintesi.

Nei processi di pirolisi ad alta temperatura e gassificazione, tipici degli impianti di termovalorizzazione, la biomassa viene convertita producendo circa il 20% di syngas, un gas combustibile costituito principalmente da monossido di carbonio e idrogeno, utilizzabile per la produzione di energia.

Numerose tipologie di biomassa sono impiegate con successo, anche su scala commerciale, per la produzione di biochar: residui agricoli e forestali (paglia, lolla di riso, gusci di noci, trucioli e pellet di legno), sottoprodotti industriali (bagassa della canna da zucchero, fanghi dell’industria cartaria), rifiuti zootecnici e fanghi di depurazione.

La conversione di questi materiali in biochar rappresenta un approccio efficace alla riduzione degli sprechi e alla valorizzazione di sottoprodotti organici. Un aspetto cruciale è la possibilità di ingegnerizzare il biochar, modulandone proprietà fisiche e chimiche attraverso la scelta della materia prima e delle condizioni di pirolisi.

Questa flessibilità consente di valutare l’idoneità del materiale per applicazioni specifiche, migliorandone l’efficacia come ammendante del suolo e come assorbente a basso costo per contaminanti organici e inorganici.

Proprietà generali del biochar

Il biochar si presenta come un solido nero, leggero, finemente granulare e altamente poroso, con una superficie specifica elevata che può raggiungere centinaia di m²/g. Dal punto di vista composizionale, è costituito per circa il 70% da carbonio, prevalentemente in forma aromatica condensata, mentre la frazione restante comprende azoto, idrogeno, ossigeno e tracce di altri elementi minerali.

Questa struttura conferisce al biochar elevata stabilità chimica, rendendolo resistente alla degradazione biologica e ambientale.

Composizione chimica e struttura

La composizione chimica del biochar non è univoca, ma varia in funzione delle materie prime utilizzate e delle condizioni di produzione. Biomasse lignocellulosiche, come il legno, tendono a generare biochar con una struttura più ordinata e un contenuto carbonioso maggiore, mentre biomasse erbacee producono materiali con contenuto minerale più elevato e una chimica superficiale differente.

Tali differenze sono attribuibili non solo alla composizione elementare iniziale, ma anche alla struttura microscopica dei tessuti vegetali, che influenza lo sviluppo della porosità durante la pirolisi.

Influenza dei parametri di processo

Le proprietà del biochar sono fortemente influenzate dai parametri di processo e dalle caratteristiche delle apparecchiature utilizzate. Variabili quali temperatura di pirolisi, velocità di riscaldamento, tempo di permanenza, composizione dei gas di scarico, utilizzo di vapore o gas di trasporto e modalità di movimentazione fisica incidono in modo significativo sulla qualità del prodotto finale.

Ad esempio, il biochar ottenuto tramite pirolisi rapida tende ad avere una granulometria molto fine, risultato delle sollecitazioni termiche e meccaniche tipiche di questi reattori.

Variabilità funzionale e proprietà avanzate

A causa delle numerose variabili coinvolte, il biochar può presentare comportamenti molto differenti: può essere idrofobico o idrofilo, mostrare diverse aree superficiali, reattività chimica variabile, differenti proprietà meccaniche e persino caratteristiche elettriche.

Inoltre, trattamenti successivi come attivazione fisica o chimica e grafitizzazione permettono di modificare ulteriormente la struttura e la chimica superficiale del materiale, ampliandone l’idoneità per applicazioni che spaziano dall’ammendamento del suolo all’adsorbimento di contaminanti, fino a impieghi in ambito energetico e dei materiali avanzati.

Principi generali di produzione del biochar

Il biochar viene prodotto mediante un processo termico di conversione della biomassa, nel quale il materiale organico è sottoposto a temperature elevate in condizioni di ossigeno limitato o assente. Questo tipo di trattamento avviene in reattori dedicati, comunemente indicati come storte o reattori di pirolisi, e consente di trasformare la biomassa in una matrice solida ricca di carbonio, evitando la combustione completa.

produzione
produzione

Durante il processo termico, una parte significativa della massa iniziale viene persa sotto forma di composti volatili e gas, con rese in biochar variabili che possono spaziare indicativamente dal 90% al 10% della massa secca, in funzione delle condizioni operative.

Le temperature di processo possono variare da circa 200 °C fino a oltre 1000 °C, mentre i tempi di residenza vanno da frazioni di secondo a diverse ore, a seconda del tipo di tecnologia e delle proprietà desiderate del prodotto finale.

Processi a secco e processi a umido

La produzione di biochar può avvenire tramite processi a secco o processi a umido. I processi a secco comprendono la pirolisi lenta, rapida e la gassificazione, e sono generalmente più diffusi e meno costosi, soprattutto quando si utilizza biomassa con basso contenuto di umidità.

Al contrario, i processi a umido, come la carbonizzazione idrotermica, risultano particolarmente vantaggiosi nel caso di biomasse molto umide, poiché evitano le fasi energeticamente onerose di essiccazione.

Nei processi idrotermici, la biomassa viene trattata in ambiente acquoso, spesso a pressioni elevate, che influenzano la cinetica delle reazioni e la struttura del biochar prodotto.

Produzione dedicata di biochar

Nel caso della produzione primaria o dedicata, il biochar rappresenta il prodotto principale del processo. Le apparecchiature utilizzate possono variare da sistemi semplici e discontinui a reattori industriali a flusso continuo, controllati elettronicamente, capaci di produrre grandi quantità di biochar su scala commerciale.

Il calore necessario al processo può essere fornito da fonti esterne oppure generato internamente, bruciando una frazione della biomassa o dei gas prodotti.

Biochar come sottoprodotto di altri processi

Il biochar può essere ottenuto anche come sottoprodotto di altri processi termochimici, in particolare nella pirolisi rapida finalizzata alla produzione di bio-olio o nella gassificazione per la produzione di gas di sintesi. In questi casi, il biochar costituisce una frazione minore della massa iniziale, ma mantiene un valore significativo come materiale funzionale, contribuendo alla valorizzazione complessiva della biomassa.

Usi del biochar

Biochar come ammendante del suolo

Sebbene il biochar sia oggi considerato un materiale in fase di sviluppo tecnologico, il suo utilizzo come ammendante del suolo risale ad oltre mille anni fa, come dimostrato dai suoli fertili della terra preta amazzonica.

applicazioni del biochar
applicazioni

Composto prevalentemente da carbonio di origine biogenica, fissato dall’atmosfera attraverso la fotosintesi, il biochar presenta una struttura altamente porosa, caratterizzata da una vasta rete di micro- e macropori. Questa architettura interna conferisce al materiale un’elevata superficie specifica, in grado di attrarre, assorbire e trattenere acqua, nutrienti disciolti (come azoto e fosforo) e metalli pesanti quali piombo e cadmio.

Applicato correttamente al suolo può contribuire a migliorare la struttura del terreno, aumentarne la capacità di ritenzione idrica, ridurre la resistenza alla penetrazione radicale, innalzare il pH nei suoli acidi, migliorare l’efficienza di assorbimento dei nutrienti e ridurre le emissioni di monossido di diazoto (N₂O). Inoltre, grazie alla sua porosità, funge da substrato per la crescita microbica e da serbatoio per umidità e nutrienti, migliorando la resilienza delle colture in condizioni di siccità.

Criticità agronomiche e interazioni con agrochimici

La scelta del tipo di biochar e del dosaggio è un fattore cruciale. Biochar caratterizzati da superficie specifica molto elevata (SSA), se applicati in quantità eccessive, possono adsorbire erbicidi e pesticidi, riducendone drasticamente l’efficacia.

Studi sperimentali hanno mostrato, ad esempio, che un biochar ad alta SSA prodotto da eucalipto a 800 °C (EUC-800) ha ridotto l’efficacia dell’erbicida sulfentrazone, mentre biochar a bassa SSA, applicati alle stesse dosi, non hanno mostrato effetti significativi. In alcuni casi, l’adsorbimento è risultato tale da rendere gli erbicidi inefficaci anche alle dosi massime raccomandate.

Considerando che può persistere nel suolo per centinaia o migliaia di anni, una scelta inadeguata del materiale o del dosaggio può avere impatti agronomici a lungo termine.

Bonifica ambientale e trattamento delle acque

Bonifica ambientale
Bonifica ambientale

Il biochar trova ampio impiego come agente di bonifica per la cattura di contaminanti organici e inorganici in suoli e acque. Grazie alle sue proprietà adsorbenti, è in grado di immobilizzare metalli pesanti, pesticidi, composti organici tossici e nutrienti, riducendone la mobilità e la biodisponibilità. Applicazioni tipiche includono siti minerari dismessi, deflussi stradali, effluenti industriali e bacini di raccolta delle acque piovane.

Filtrazione, industria e materiali avanzati

In ambito industriale, il biochar può essere utilizzato come mezzo filtrante, in modo analogo al carbone attivo, per la rimozione di contaminanti e composti odorigeni da liquidi e gas, come quelli generati da allevamenti intensivi o impianti di trattamento delle acque reflue.

Ulteriori applicazioni emergenti includono l’uso del biochar in compositi polimerici, componenti elettronici, catalisi industriale e come riempitivo per calcestruzzo e asfalto, con potenziali benefici meccanici e ambientali.

Zootecnia ed energia

Studi recenti indicano che può essere utilizzato come integratore per il bestiame, favorendo l’adsorbimento dell’ammoniaca nel tratto digerente e migliorando l’efficienza digestiva. Infine, il biochar e i materiali affini, come il biocarbone ottenuto per torrefazione, rappresentano un potenziale sostituto rinnovabile del carbon fossile in applicazioni energetiche.

Impatti sull’ambiente

Benefici ambientali generali

I materiali carboniosi ottenuti da biomassa offrono benefici ambientali multipli, che includono la riduzione dei rifiuti organici, il contributo alla produzione energetica, il sequestro del carbonio a lungo termine e il miglioramento della fertilità del suolo.

A questi effetti si aggiunge un aspetto di particolare rilevanza ambientale: la capacità di agire come assorbenti efficienti e a basso costo per un’ampia gamma di contaminanti presenti in suoli, sedimenti e acque reflue.

Rimozione di contaminanti organici

Numerosi studi di laboratorio e di campo hanno dimostrato che l’applicazione di matrici carboniose pirolitiche può aumentare significativamente la capacità di adsorbimento di suoli e sedimenti contaminati. Materiali ottenuti dalla pirolisi di residui di grano a temperature comprese tra 300 °C e 700 °C hanno mostrato un’elevata efficienza nella rimozione di benzene e nitrobenzene da acque reflue.

Analogamente, prodotti derivati da rifiuti verdi (miscela di trucioli e cortecce di acero, olmo e quercia) si sono dimostrati efficaci nell’adsorbimento di erbicidi triazinici come atrazina e simazina.

Altri esempi includono materiali ottenuti da aghi di pino, capaci di rimuovere idrocarburi policiclici aromatici e nitroaromatici quali naftalene, nitrobenzene e m-dinitrobenzene, e quelli derivati da paglia, risultati comparabili al carbone attivo commerciale per la rimozione di coloranti sintetici come blu brillante reattivo e rodamina B.

Anche i prodotti ottenuti da letame bovino, sottoposti a pirolisi a basse temperature (200–300 °C), hanno mostrato una notevole capacità di rimozione dell’atrazina dalle acque reflue.

Immobilizzazione di metalli e nutrienti

Oltre ai contaminanti organici, queste matrici carboniose sono efficaci anche nella rimozione di metalli pesanti e nutrienti. Materiali ottenuti dalla pirolisi di letame di bovini da latte a basse temperature (200–350 °C) hanno mostrato una capacità di rimozione del piombo (Pb) fino a sei volte superiore rispetto a un carbone attivo commerciale.

Analogamente, quelli derivati da letame di polli da carne hanno migliorato l’immobilizzazione di cadmio, rame, nichel e piombo in suoli e sistemi acquosi. Materiali prodotti a partire da residui di barbabietola da zucchero digeriti anaerobicamente hanno rimosso fino al 73% dei fosfati dall’acqua testata.

Inoltre, versioni magneticamente funzionalizzate hanno dimostrato la capacità di rimuovere simultaneamente contaminanti organici idrofobici e fosfati, facilitandone anche il recupero dal mezzo trattato.

Implicazioni per la gestione ambientale

Nel complesso, questi risultati evidenziano il potenziale significativo dei materiali carboniosi pirolitici nel ridurre la lisciviazione dei nutrienti, limitare la diffusione di contaminanti e supportare strategie di bonifica in situ e gestione sostenibile dei suoli agricoli e delle risorse idriche.

Crediti di carbonio e politiche climatiche

Impatti ambientali

Gli impatti ambientali associati all’impiego di matrici carboniose pirolitiche assumono una rilevanza ancora maggiore se analizzati nel contesto delle politiche climatiche e dei meccanismi di compensazione delle emissioni di gas serra.

Il carbonio contenuto in questi materiali deriva infatti dalla CO₂ atmosferica fissata dalla biomassa tramite fotosintesi e viene trasformato, attraverso la pirolisi, in una forma chimicamente stabile e resistente alla mineralizzazione. Una volta applicato al suolo, questo carbonio può rimanere immobilizzato per secoli o millenni, configurando una vera e propria tecnologia di rimozione del carbonio (Carbon Dioxide Removal, CDR).

A differenza di altre soluzioni di compensazione, il sequestro del carbonio tramite biochar è caratterizzato da elevata permanenza, basso rischio di rilascio e misurabilità relativamente robusta, elementi fondamentali per l’accesso ai mercati volontari dei crediti di carbonio.

In questo contesto, la produzione e l’applicazione controllata di biochar possono generare crediti certificabili, purché dimostrino addizionalità, tracciabilità della biomassa, stabilità del carbonio e assenza di impatti ambientali negativi lungo l’intero ciclo di vita.

Politiche climatiche

Le politiche climatiche internazionali ed europee stanno mostrando un interesse crescente verso queste soluzioni. Il biochar è sempre più spesso citato nei quadri strategici dedicati alle negative emission technologies, alla bioeconomia circolare e all’agricoltura rigenerativa, in linea con gli obiettivi di neutralità climatica e con le strategie di gestione sostenibile dei suoli.

Inoltre, la capacità di ridurre la lisciviazione dei nutrienti e le emissioni di protossido di azoto rafforza il contributo di questa tecnologia alla mitigazione climatica, andando oltre il solo sequestro del carbonio.

Nel complesso, l’integrazione del biochar nei sistemi agricoli, industriali e di bonifica ambientale rappresenta una soluzione multifunzionale, capace di coniugare rimozione della CO₂, miglioramento ambientale locale e strumenti economici basati sui crediti di carbonio, rendendolo un elemento sempre più rilevante nelle politiche climatiche future.

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