Teoria del campo dei leganti: orbitali
La teoria del campo dei leganti (Ligand Field Theory, spesso abbreviata in LFT) è un modello avanzato della chimica di coordinazione che unisce concetti della teoria degli orbitali molecolari con la teoria del campo cristallino, allo scopo di spiegare in modo più completo il comportamento elettronico dei complessi dei metalli di transizione..
Questa teoria si è dimostrata particolarmente efficace nello spiegare le proprietà magnetiche, spettroscopiche e chimiche dei complessi metallici, superando i limiti delle teorie precedenti.
La teoria del campo dei leganti è stata proposta da Griffith e Orgel negli anni ’50 come evoluzione della teoria del campo cristallino. Quest’ultima, pur spiegando la scissione degli orbitali d del metallo in presenza di leganti, non considerava il carattere covalente del legame metallo-legante.
La teoria del campo dei leganti , invece, incorpora la sovrapposizione tra gli orbitali atomici del metallo (d, s, p) e quelli dei leganti, trattando i legami di coordinazione come legami covalenti parziali con un certo grado di condivisione elettronica.
Orbitali molecolari
Gli orbitali molecolari dei complessi dei metalli della prima serie dei metalli di transizione ovvero del 4° Periodo che formano complessi ottaedrici. Essi sono costruiti dai 5 orbitali 3d del catione centrale metallico e da un orbitale di ciascuno dei sei leganti come ad esempio nel caso di Co(NH3)63+.
Ne consegue che vi sono 5 + 6 = 11 orbitali molecolari in cui vanno gli elettroni 3d del metallo di transizione e 12 elettroni dai sei leganti.
Nel caso dello ione cobalto Co3+ vi sono 6 elettroni nell’orbitale d e pertanto negli orbitali molecolari vi saranno un totale di 12 + 6 = 18 elettroni.
Secondo la teoria del campo dei leganti anche gli orbitali 4s e 4p del metallo, benché vuoti, si sovrappongano agli orbitali dei sei leganti per dare un totale di 15 orbitali molecolari a diversa energia

Sei di questi orbitali sono di legame e hanno una energia inferiore a quella degli orbitali atomici di partenza. Si hanno poi 2+1+3= 6 orbitali vuoti di antilegame ad elevata energia. Vi sono inoltre tre orbitali descritti come orbitali molecolari di non legame in quanto hanno la stessa energia degli orbitali atomici 3d dello ione metallico.
Vantaggi della teoria del campo dei leganti
La teoria del campo dei leganti rappresenta un’evoluzione concettuale rispetto alla più semplice teoria del campo cristallino. Pur mantenendo la struttura fondamentale dell’interazione tra i leganti e gli orbitali del metallo centrale, essa integra nozioni della teoria degli orbitali molecolari per fornire una descrizione più completa e realistica dei complessi di coordinazione, specialmente quelli contenenti metalli di transizione.
Uno dei principali vantaggi della LFT è la sua capacità di spiegare le proprietà spettroscopiche e magnetiche dei complessi. In particolare, la teoria permette di comprendere perché alcuni complessi siano colorati e altri no, correlando il colore assorbito (e quindi quello osservato) alla scissione degli orbitali d del metallo in presenza dei leganti. Questa scissione energetica (denotata come Δ) dipende dalla geometria del complesso e dalla natura dei leganti, offrendo un quadro teorico predittivo utile anche per interpretare gli spettri UV-Vis.
Dal punto di vista magnetico, la teoria consente di prevedere il numero di elettroni spaiati in un complesso, e quindi il suo comportamento paramagnetico o diamagnetico. La possibilità di distinguere tra complessi ad alto spin e a basso spin, in funzione dell’intensità del campo dei leganti, ha rappresentato un passo avanti significativo rispetto ai modelli precedenti.
Un altro grande vantaggio della teoria del campo dei leganti è la sua flessibilità concettuale. Essa può essere applicata a una varietà di geometrie (ottedrica, tetraedrica, planare quadrata, ecc.) e a metalli in diversi stati di ossidazione. Inoltre, essa tiene conto della natura covalente del legame metallo-legante, superando il limite della teoria del campo cristallino, che considerava le interazioni di tipo puramente elettrostatico. Questa considerazione è fondamentale per comprendere anche la stabilità termodinamica dei complessi, il loro comportamento reattivo e le tendenze nella serie dei metalli di transizione.
La LFT consente inoltre di interpretare e talvolta prevedere la serie spettrochimica, cioè l’ordine di forza del campo generato dai diversi leganti. Questa serie è essenziale per prevedere la scissione energetica e dunque molte delle proprietà osservabili del complesso.
Infine, un ulteriore vantaggio, soprattutto in ambito biochimico e industriale, è la possibilità di utilizzare la teoria del campo dei leganti per modellare centri metallici attivi in enzimi e catalizzatori, dove la geometria del sito attivo e la natura dei leganti coordinati influenzano profondamente l’attività catalitica.
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il 31 Marzo 2019