Il PM10 la cui sigla è l’acronimo di Particulate Matter e il numero 10 indica che il diametro delle particelle è inferiore a 10 μm è una delle frazioni del particolato.
Il particolato, ovvero quel materiale presente nell’atmosfera in forma di particelle solide o liquide di diverse dimensioni, costituisce l’inquinante a maggior impatto ambientale nelle aree urbane e industriali.
Il PM10 la cui sigla è l’acronimo di Particulate Matter e il numero 10 indica che il diametro delle particelle è inferiore a 10 μm è una delle frazioni del particolato.
Il particolato atmosferico è un insieme di particelle solide o liquide disperse nell’atmosfera, con dimensioni variabili da pochi nanometri fino a diverse decine di micrometri. Si distingue in diverse frazioni in base alla dimensione:
-PM10: particelle con diametro ≤ 10 μm
-PM2.5: particelle con diametro ≤ 2.5 μm
-PM1: particelle ultrafini con diametro ≤ 1 μm
La frazione PM10 è quella che riesce a penetrare nel tratto respiratorio superiore e raggiungere i bronchi e bronchioli, costituendo un grave rischio per la salute pubblica.
Ha origini naturali ed è costituito da sostanze derivanti dall’ossidazione di biossido di azoto e solfuro di idrogeno. Questi sono originati da attività vulcaniche e incendi boschivi, ossidi di azoto e ammoniaca liberati dal terreno, sostanze terpeniche rilasciate dalla vegetazione.
Fonti antropiche
La gran parte del PM10 presente nell’atmosfera è tuttavia dovuto a fonti antropiche tra cui il traffico veicolare che contribuisce oltre che per i prodotti di scarico del motore anche per l’usura degli pneumatici, dei freni e della frizione, il traffico veicolare, lo smaltimento dei rifiuti, allevamenti intensivi, industrie ma soprattutto dai processi di combustione.
Nei mesi invernali in presenza di alta pressione e in assenza di vento e di precipitazioni i livelli di PM10 divengono particolarmente elevati specie nelle aree urbane. Elevata incidenza nella formazione di PM10 è dovuta ai riscaldamenti domestici ed in particolare dalla combustione di legna e pellet.
I danni imputabili al PM10 sono notevoli ed è calcolato che nella sola Europa circa 400000 persone all’anno muoiano.
All’inquinamento da PM10 sono associati effetti dannosi per la salute umana, sia a breve che a lungo termine. Tra gli effetti a breve termine si annoverano aumenti dei ricoveri per asma e patologie polmonari e per malattie cardiovascolari. Tra gli effetti a lungo termine si riscontra una diminuzione della funzionalità polmonare e, secondo alcuni studi una diminuzione dell’aspettativa di vita.
Composizione del PM10
La composizione del PM10 è diversa a seconda delle fonti antropiche che hanno contribuito alla sua formazione.
Esso è costituito prevalentemente da alcune specie:
- Ioni inorganici ed in particolare solfati SO42-, ammonio NH4+e nitrati NO3– che si formano a seguito della reazione tra acido solforico e di acido nitrico con l’ammoniaca con formazione di sali quali il nitrato di ammonio NH4NO3 e il solfato di ammonio (NH4)2SO4
I precursori di questi ioni sono i prodotti della combustione di composti contenenti zolfo come carbone e petrolio da cui si formano gli ossidi di zolfo SOx e dalla combustione di combustibili fossili da cui si formano gli ossidi di azoto NOx. L’ammoniaca può derivare sia dalla riduzione degli ossidi di azoto che da allevamenti di bestiame, gas di scarico di autoveicoli e decadimento dei rifiuti.
- Componente carboniosa che è una delle maggiori componenti del particolato.
Essa è costituita da carbonio organico (OC) presente nei fumi di scarico dei mezzi di trasporto e dagli idrocarburi policiclici aromatici (PHAs). Essi si formano a seguito di una combustione incompleta o vengono prodotti a seguito di pirolisi di materiale organico. Quest’ultimo contiene carbonio, come carbone, legno, prodotti petroliferi, rifiuti o durante la cottura di cibi. Vi è inoltre il carbonio elementare (EC) che ha le stesse fonti dei PHAs e il carbonio inorganico (IC) costituito prevalentemente da carbonati.
- materiale crostale che può presentarsi o associato al pulviscolo atmosferico (Si, Ca, Al) o a elementi in traccia Pb, Zn)
Sono inoltre presenti elementi derivanti dalle fonti più svariate la gran parte dei quali da fonti antropiche come, ad esempio:
selenio proveniente dalle centrali elettriche alimentate a carbone
vanadio, zinco e nichel provenienti da centrali elettriche alimentate a petrolio
cadmio che, insieme allo zinco è usato come additivo per plastiche e gomme
bromo
piombo
zolfo emessi da diverse attività industriali
nichel
vanadio
manganese emesso dai processi di fusione.
Insomma c’è tutta la Tavola Periodica . Questo tipo di particolato, per le sue piccole dimensioni dopo inalazione penetra nei polmoni fino a giungere negli alveoli polmonari.
PM10 nel mondo: un’emergenza globale
Il PM10 rappresenta una delle principali minacce ambientali e sanitarie del nostro tempo. Invisibile, ma letale, può penetrare nei nostri polmoni e comprometterne il funzionamento.
Investire nella riduzione delle emissioni, nel monitoraggio costante e nella sensibilizzazione pubblica è essenziale per proteggere la salute delle persone e la qualità dell’ambiente.
L’inquinamento da particolato fine, in particolare il PM10, è una problematica globale che affligge non solo le metropoli dei paesi in via di sviluppo, ma anche molte città industrializzate.
Secondo i rapporti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), milioni di persone nel mondo sono esposte quotidianamente a concentrazioni di PM10 superiori ai limiti raccomandati, con gravi conseguenze sulla salute pubblica.
Le aree più colpite
-Asia: città come Delhi, Lahore, Pechino e Karachi registrano valori di PM10 e PM2.5 oltre 10 volte i limiti raccomandati dall’OMS. Le cause principali sono il traffico caotico, l’uso di carbone, la combustione agricola e l’urbanizzazione incontrollata.
-Europa: la Pianura Padana è tra le zone più inquinate del continente a causa della sua conformazione geografica chiusa e della densità industriale. Città come Milano, Torino, Brescia e Cremona superano frequentemente il limite giornaliero di 50 μg/m³.
-America Latina: metropoli come Città del Messico, Santiago del Cile e Bogotá presentano livelli elevati di particolato dovuti al traffico intenso, all’industria e al riscaldamento domestico.
-Africa: la qualità dell’aria in molte città africane è spesso trascurata per la carenza di monitoraggi, ma l’utilizzo diffuso di biomasse e la desertificazione (polveri sahariane) contribuiscono a livelli critici di PM10.
Risposte internazionali
Alcuni paesi hanno adottato politiche efficaci:
-Germania: zone a basse emissioni (LEZ)
-Svezia e Norvegia: forti incentivi all’elettrico
-Cina: piani di riconversione industriale e uso di rinnovabili
-UE: limiti normativi (media giornaliera 50 μg/m³, da non superare più di 35 volte/anno)
Tuttavia, la sfida resta aperta: ridurre l’inquinamento da PM10 richiede azioni coordinate, investimenti nelle energie pulite, mobilità sostenibile e una nuova consapevolezza ambientale.
