Chimica Generale

Idrossido di alluminio: reazioni, preparazione, usi

il 9 Aprile 2021

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Idrossido di alluminio

L’idrossido di alluminio, con formula chimica Al(OH)₃, è un composto inorganico di grande importanza sia in ambito industriale che farmaceutico. È un solido bianco, poco solubile in acqua, caratterizzato da un comportamento anfotero, ossia capace di reagire sia con acidi sia con basi, assumendo ruoli diversi a seconda del contesto chimico in cui si trova.

In natura, l’idrossido di alluminio si trova principalmente sotto forma del minerale gibbsite (o idrargillite), uno dei componenti principali della bauxite, il principale minerale da cui si estrae l’alluminio. Meno comuni sono altre forme cristalline di Al(OH)₃ come la bayerite, doyleite e nordstrandite, che presentano differenti disposizioni atomiche e caratteristiche fisiche.

L’alluminio, il metallo a cui l’idrossido di alluminio è strettamente legato fu scoperto da un chimico danese, Hans Christian Ørsted,  nel 1825. Attraverso la reazione tra cloruro di alluminio e amalgama di potassio, Ørsted ottenne una polvere metallica di alluminio, anticipando di molto la produzione industriale di questo metallo che sarebbe iniziata solo una cinquantina di anni dopo grazie al processo elettrolitico di Hall-Héroult.

Proprietà fisiche

L’idrossido di alluminio si presenta generalmente come una polvere bianca, amorfa o cristallina a seconda della forma in cui si trova. Il materiale è solido a temperatura ambiente e ha una densità variabile intorno a 2,4 g/cm³, ma questo valore può cambiare leggermente in funzione della forma cristallina e del grado di purezza.

L’idrossido di alluminio è caratterizzato da un punto di fusione elevato, che si aggira intorno ai 300 °C, ma prima di fondere subisce una decomposizione termica in ossido di alluminio e acqua, come descritto dalla reazione chimica:

2 Al(OH)₃ → Al₂O₃ + 3 H₂O

Questa proprietà di decomposizione termica è fondamentale per il suo utilizzo come ritardante di fiamma, poiché l’acqua rilasciata durante la decomposizione contribuisce a raffreddare la superficie e a diluire i gas combustibili.

Dal punto di vista strutturale, l’idrossido di alluminio può assumere diverse forme cristalline, tra cui la gibbsite, che è la forma più stabile e più comune. Le sue particelle hanno dimensioni variabili, spesso sub-micrometriche, e la loro superficie presenta gruppi -OH che conferiscono caratteristiche chimico-fisiche rilevanti, come  la capacità di adsorbire acqua e altre sostanze.

L’idrossido di alluminio è praticamente insolubile in acqua a temperatura ambiente, con una solubilità molto bassa (circa 1.3 mg/L a 25 °C), ma si dissolve facilmente in soluzioni acide o basiche,  grazie al suo carattere anfotero.

Infine, ha una bassa conducibilità elettrica e termica, caratteristiche che lo rendono utile in applicazioni isolanti o come componente in materiali compositi.

Reazioni dell’idrossido di alluminio

È un elettrolita poco solubile in acqua ma, essendo un idrossido anfotero, si solubilizza per reazione con gli acidi e con le basi.

Reagisce con gli acidi comportandosi da base secondo Brønsted-Lowry per dare cloruro di alluminio secondo la reazione:
Al(OH)3 + 3 HCl → AlCl3 + 3 H2O

Reagisce con le basi comportandosi da acido di Lewis per dare il complesso tetraidrossialluminato secondo la reazione:
Al(OH)3 + OH → [Al(OH)4]

Alla temperatura di 1300 K si decompone in ossido di alluminio e vapore acqueo secondo la reazione:
2 Al(OH)3(s) → Al2O3(s) + 3 H2O(g)

Preparazione

L’idrossido di alluminio viene ottenuto dai minerali come la bauxite dove è presente sotto forma di ossido di alluminio impuro che è trattato con una soluzione concentrata di idrossido di sodio con formazione del tetraidrossoalluminato secondo la reazione:

Al2O3 + 2 OH + 3 H2O → 2 Al(OH)4

L’aggiunta di un acido trasforma il tetraidrossialluminato in idrossido di alluminio:
Al(OH)4 + H+ → Al(OH)3 + H2O

Polimorfismo e modalità di estrazione

L’idrossido di alluminio può presentarsi in quattro forme cristalline diverse, evidenziando un fenomeno noto come polimorfismo. Queste diverse forme cristalline possono influenzare le proprietà fisiche e chimiche del materiale, come la solubilità e la reattività.

La sua estrazione industriale avviene principalmente dalla bauxite. Questo minerale contiene ossido di alluminio impuro, che viene trattato con una soluzione concentrata di idrossido di sodio (NaOH) per formare il complesso solubile tetraidrossialluminato:

Al₂O₃ + 2 OH⁻ + 3 H₂O → 2 Al(OH)₄⁻

Successivamente, l’aggiunta di un acido fa precipitare nuovamente l’idrossido di alluminio:

Al(OH)₄⁻ + H⁺ → Al(OH)₃ + H₂O

Questo procedimento, noto come processo Bayer, è il metodo industriale più diffuso per ottenere idrossido di alluminio puro e rappresenta un passaggio fondamentale per la produzione di alluminio metallico.

Proprietà chimiche

Oltre al carattere anfotero già descritto, l’idrossido di alluminio possiede altre proprietà chimiche che ne influenzano l’utilizzo e la reattività. Una caratteristica importante è la sua tendenza a formare legami a idrogeno tramite i gruppi -OH presenti sulla superficie, che influisce sulla sua capacità di aggregazione e sulle proprietà di adsorbimento.

Questa proprietà lo rende un buon adsorbente di ioni metallici e altre molecole, un aspetto sfruttato in processi di purificazione e trattamento delle acque.

Inoltre, l’idrossido di alluminio può reagire con alcuni ossidanti forti e agenti complessanti, modificando la sua struttura e trasformandosi in composti diversi come alluminati o complessi organo-metallici, a seconda delle condizioni di reazione.

Dal punto di vista della stabilità chimica, l’idrossido di alluminio è resistente a molte sostanze chimiche comuni, ma può essere corroso da acidi forti e basi concentrate. In particolare, in ambienti fortemente basici, si solubilizza formando ioni alluminato, mentre in ambienti acidi si dissolve dando sali di alluminio solubili, caratteristica che viene utilizzata industrialmente per la separazione e la purificazione di questo composto.

Infine, la capacità di decomposizione termica a temperature elevate, con formazione di ossido di alluminio e rilascio di acqua, rappresenta una reazione chimica chiave, non solo dal punto di vista industriale, ma anche per le sue proprietà come ritardante di fiamma e agente antincendio.

Applicazioni principali

L’idrossido di alluminio è utilizzato in numerosi settori grazie alle sue proprietà chimiche e fisiche:

Industria cosmetica: viene impiegato come opacizzante e additivo in prodotti come ombretti, rossetti, lozioni e creme idratanti, dove aiuta a migliorare la texture e la stabilità delle formulazioni. Inoltre, è presente in prodotti per la cura dei capelli e nelle creme solari per aumentare la protezione della pelle dai raggi UV.

Industria farmaceutica: qui è utilizzato soprattutto come antiacido, grazie alla sua capacità di neutralizzare l’acidità gastrica. È inoltre un componente chiave in alcuni vaccini, dove funge da adiuvante per stimolare la risposta immunitaria, e viene usato come eccipiente per migliorare la consistenza e la stabilità di farmaci in compresse o sospensioni.

Industria dei materiali: grazie alla sua capacità di agire come ritardante di fiamma, l’idrossido di alluminio è inserito come additivo in polimeri, gomme ed elastomeri, contribuendo a rallentare la combustione e migliorare la sicurezza dei materiali plastici. Inoltre, è usato come riempitivo per migliorare le proprietà meccaniche di diversi composti polimerici.

Produzione di alluminio: rappresenta il precursore fondamentale per la produzione di ossido di alluminio, da cui, tramite processi elettrolitici, si ricava l’alluminio metallico.

Prospettive future

Le ricerche attuali puntano a ottimizzare l’impiego dell’idrossido di alluminio in settori innovativi, come la nanotecnologia e i materiali compositi avanzati. In particolare, l’uso in forma nanometrica come ritardante di fiamma e come componente funzionale in materiali intelligenti rappresenta una frontiera promettente. Anche in campo biomedico si stanno studiando nuove applicazioni, per esempio come veicolo per il rilascio controllato di farmaci o in dispositivi medici impiantabili, grazie alla sua biocompatibilità e capacità di modulare l’attività biologica.

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