Colloidi liofobi: classificazione, esempi
Iย colloidi liofobi sono caratterizzati da scarsa affinitร tra la fase dispersa e quella disperdente e sono sistemi instabili che tendono spontaneamente a risolversi, in un tempo piรน o meno lungo nelle due fasi che li costituiscono. Per questo motivo tutti i sistemi contenenti colloidi liofobi sono eterogenei stante l’esistenza di una superficie di separazione ben netta tra le particelle disperse e il mezzo disperdente.
Premesso che devono essere considerati colloidi tutti quei sistemi formati da particelle aventi diametro compreso tra 10 วบ e 10000 วบ che si trovano disperse in un mezzo disperdente, sono normalmente compresi nei sistemi colloidali anche quelli costituiti da particelle con diametro maggiore di 10000 วบ. Questeย se sono solide disperse in un liquido costituiscono le sospensioni, mentre se sono liquide disperse in un liquido costituiscono le emulsioni. Le sospensioni e le emulsioni hanno un comportamento molto simile a quello dei sistemi colloidali. I sistemi colloidali, costituiti da due fasi, una dispersa e l’altra disperdente, sono classificati in colloidi liofobi (idrofobi se il mezzo disperdente รจ l’acqua) e colloidi liofili (idrofili se il mezzo disperdente รจ l’acqua).
Classificazione dei colloidi liofobi
In dipendenza dello stato fisico della fase dispersa e di quella disperdente, i colloidi liofobi vengono classificati come segue:
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Classificazione dei colloidi liofobi |
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Nome |
Fase dispersa |
Fase disperdente |
Esempio |
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Sol |
Solido |
Liquido |
Au o Ag in acqua |
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Aerosol |
Solido |
Gas |
Fumo |
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Aerosol |
Liquido |
Gas |
Nebbia , nuvole |
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Emulsione |
Liquido |
Liquido |
Latte, maionese |
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Schiuma |
Gas |
Liquido |
Panna montata |
Il sistema colloidale piรน studiato รจ il sol che sono sistemi colloidali di natura organica e che possono essere preparati in vari modi, come ad esempio disperdendo in un mezzo generalmente acquoso, del materiale finemente polverizzato mediante macinazione meccanica. I sol si possono ottenere anche per riscaldamento della soluzione acquosa di alcuni elettroliti.
Esempi
Per esempio l’idrossido di ferro (III) colloidale si forma per ebollizione prolungata di una soluzione acquosa di cloruro di ferro (III). Infatti , per idrolisi totale di questo sale si formano appunto l’idrossido di ferro (III) e l’acido cloridrico volatile secondo la reazione:
FeCl3 + 3 H2O โ Fe(OH)3 + 3 HCl
La stabilitร di un sol puรฒ protrarsi anche per un tempo assai lungo ed essa puรฒ essere imputabile principalmente ad un fattore di natura elettrica.
Infatti, poichรฉ sotto l’azione di un campo elettrico, le particelle dei sol migrano tutte o verso il polo positivo o verso il polo negativo, esse devono possedere una carica elettrica che puรฒ essere, per un dato sol, per tutte o positiva o negativa.
A causa della carica elettrica di ugual segno presente su ciascuna delle particelle disperse in un dato colloide, esse tendono a respingersi reciprocamente per repulsione elettrostatica, e pertanto non possono aggregarsi e quindi separarsi dal mezzo disperdente. La carica elettrica presente sulle particelle di un sol รจ dovuta all’adsorbimento sulla loro superficie di ioni Fe3+ presenti in eccesso nel mezzo disperdente, oppure per adsorbimento sulla loro superficie degli ioni Fe(OH)2+ provenienti dalla dissociazione parziale dell’idrossido:
Fe(OH)3 โ Fe(OH)2+ + OH–
Accade poi che gli ioni isolati presenti nel mezzo disperdente e con carica elettrica opposta a quella della particella colloidale, per attrazione elettrostatica si addensano intorno ad essa neutralizzandone la carica.
Strato di Stern
Lo strato di liquido che circonda la particella รจ costituito da due zone: una interna, detta strato di Stern, dove gli ioni sono fortemente legati ed una esterna, detta strato diffuso, dove le interazioni sono piรน deboli. Le due zone costituiscono un doppio strato elettrico intorno a ciascuna particella.
All’interno dello strato diffuso รจ possibile individuare un confine teorico entro il quale ioni e particelle formano entitร stabili: quando la particella si muove gli ioni all’interno di questo confine si muovono con essa, mentre quelli al di fuori non viaggiano con la particella. Tale confine รจ detto slipping plane. Il potenziale di tale confine รจ conosciuto con il nome di potenziale zeta.
Le particelle colloidali e il doppio strato elettrico ad esse associato sono rappresentati con simboleggiature analoghe a quelle sotto indicate e relative a quelle dei due sol giร menzionati:
[Fe(OH)3]Fe3+โฎ 3 Cl–
[Fe(OH)3]Fe(OH)2+ โฎ OH–
Dove il simbolo โฎ indica il limite del doppio strato elettrico.
Poichรฉ lo ioduro di argento, come peraltro molti colloidi liofobi, puรฒ formare un sol negativo per adsorbimento sulle sue particelle di ioni I– contenuti in eccesso nella fase disperdente:
[AgI]I– โฎK+
Oppure un sol positivo [AgI]Ag+- โฎI–
Questo fatto ha portato a concludere che uno stesso sol puรฒ essere dotato di carica positiva o negativa, in dipendenza degli ioni in eccesso contenuti nella fase disperdente.
L’aggiunta di elettroliti, ovvero di ioni positivi e negativi ad un sol, altera l’equilibrio delle cariche del doppio strato elettrico e ciรฒ provoca una rapida aggregazione delle particelle disperse del colloide che si separano subito dal mezzo disperdente sotto forma di fiocchi piรน o meno compatti.
Flocculazione
Questo fenomeno prende il nome di flocculazioneย o di gelificazione se il colloide sedimenta allo stato gelatinoso. La minima quantitร di elettrolitaย รจ necessaria per provocare la flocculazione di un dato sol รจ indicata come valore di flocculazione. Esso dipende soprattutto dalla natura dell’elettrolitaย e della carica delle particelle colloidali. In genere il valore di flocculazione di un catione aumentaย con il diminuire della sua carica.
Un sol flocculato mediante l’aggiunta di un elettrolita รจ reversibile. Le particelle raggrumate, possono infatti essere nuovamente disperse nel mezzo disperdente perย semplice eliminazione dell’elettrolita flocculante. Un tale processo prende il nome di peptizzazione.
La precipitazione di un sol puรฒ essere favorita dalla presenza nel mezzo disperdente di particelle estranee ( impurezze, pulviscolo atmosferico ecc.) che agiscono come centri estranei di aggregazione delle particelle disperse. A differenza di un elettrolita l’aggiunta di un colloide liofilo ad un sol, puรฒ migliorarne di molto la stabilitร in quanto le particelle disperse vengono protette da un velo di colloide liofilo che ne impedisce l’aggregazione. L’azione stabilizzante di questi colloidi, detti colloidi protettori, รจ misurata dal numero d’oro. Esso รจ il numero di milligrammi di sostanza secca del colloide protettore, necessari per impedire il viraggio dal rosso all’azzurro di 10 mL di un sol standard di oro colloidale quandoย essi vengono addizionati con 1 mL di soluzione al 10% di cloruro di sodio


il 1 Maggio 2012