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Blu di Prussia- chimicamo

Blu di Prussia

  |   Chimica, Chimica Generale

Il blu di Prussia è il primo pigmento sintetico ottenuto per caso da Diesbach a Berlino intorno al 1704 nell’ambito dei suoi studi sui composti ottenuti per ossidazione del ferro ed è pertanto noto anche come Blu di Berlino. Il blu di Prussia o esacianoferrato(II) di ferro(III) è scarsamente solubile in acqua e quindi è usato in dispersione colloidale.

Sintesi

In laboratorio è sintetizzato a partire dal potassio esacianoferrato (II) triidrato  K4[Fe(CN)6]· 3 H2O  e dal cloruro di ferro (III) esaidrato.

Pesare 2.6 g di cloruro di ferro (III) esaidrato triidrato e diluire con 10 mL di acqua distillata agitando fino a completa dissoluzione.

Si prepara una seconda soluzione pesando 1.0 g di potassio esacianoferrato (II) triidrato  e si diluisce con 10 mL di acqua distillata agitando fino a completa dissoluzione.

Si versa la seconda soluzione nella prima e si ha la formazione di un precipitato blu a seguito della reazione:

4 FeCl3· 6 H2O + 3 K4[Fe(CN)6]· 3 H2 Fe4[Fe(CN)6] + 12 HCl + 9 H2O

A livello industriale il blu di Prussia è ottenuto a partire da sodio esacianoferrato (II) Na4[Fe(CN)6]  e solfato di ferro (II) eptaidrato FeSO4 · 7 H2O in presenza di un sale di ammonio con formazione di esacianoferrato(II) di ferro(II) che è trasformato in esacianoferrato(II) di ferro(III) per ossidazione con bicromato.

Usi

Tale pigmento aveva costi inferiori rispetto ad altri pigmenti blu che erano all’epoca in uso. Si diffuse già una ventina di anni più tardi rispetto alla sua scoperta tra gli artisti per le sue caratteristiche. Tra esse  il colore intenso e la sua eccezionale stabilità in tutte le condizioni ad eccezione dell’ambiente alcalino. Artisti famosi come Cézanne nelle sue opere dedicate alle bagnanti, Van Gogh nei suoi cieli notturni e Picasso nelle figure dolenti del periodo blu usarono il blu di Prussia per le sue caratteristiche cromatiche.

In campo medico il blu di Prussia fu usato per trattare quanti hanno subito contaminazioni dovute all’isotopo radioattivo del 137Cs e del 201Tl e, unitamente allo ioduro di potassio e all’etilendiamminotetraacetato di calcio o zinco, per  trattare contaminazioni dovute a sostanze radioattive sconosciute.

La terapia sfrutta la proprietà di scambio ionico del blu di Prussia e la sua alta affinità nei confronti di determinati cationi. Il blu di Prussia è somministrato per via orale e non è assorbito nel tratto gastrointestinale dove agisce da chelante nei confronti del tallio o del cesio.

 

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