Indice di viscosità
L’indice di viscosità (VI – Viscosity Index)) è un parametro fondamentale utilizzato per descrivere il comportamento dei lubrificanti in funzione della temperatura. In termini semplici, esso rappresenta quanto la viscosità di un olio varia all’aumentare o al diminuire della temperatura. Si tratta di un concetto di grande importanza, poiché la viscosità è la proprietà più significativa di un lubrificante, quella che determina la capacità dell’olio di ridurre l’attrito, limitare l’usura e proteggere le superfici metalliche a contatto.
La viscosità può essere definita come la resistenza di un fluido allo scorrimento e al taglio, ed è influenzata non solo dalla temperatura, ma anche da fattori esterni come contaminazione da acqua, particelle solide o miscelazione con altri oli. Per questo motivo, monitorare costantemente la viscosità è essenziale per preservare la salute dei macchinari e prolungarne la durata operativa.
Quando un lubrificante viene riscaldato, tende a diventare più fluido, cioè la sua viscosità diminuisce; al contrario, quando si raffredda, diventa più denso e viscoso. La capacità di un olio di mantenere una viscosità stabile al variare della temperatura è espressa dall’indice di viscosità. In pratica, più alto è il VI, più costante sarà la viscosità dell’olio in un ampio intervallo di temperatura, garantendo migliori prestazioni sia a freddo che ad alte temperature.
Il concetto di indice di viscosità venne introdotto per la prima volta nel 1929 da Dean e Davis della Standard Oil, con l’obiettivo di fornire un parametro univoco che rappresentasse l’effetto della temperatura sulla viscosità cinematica degli oli base e dei lubrificanti. Da allora, l’indice di viscosità è diventato uno strumento di riferimento universale per produttori, raffinatori e professionisti del settore, permettendo di confrontare la qualità dei diversi lubrificanti e la loro idoneità in specifiche condizioni di esercizio.
Definizione di indice di viscosità
L’indice di viscosità (VI) è un parametro adimensionale che esprime la stabilità della viscosità di un lubrificante al variare della temperatura. Introdotto negli anni ’20, viene calcolato secondo procedure standardizzate (ASTM D2270) confrontando la variazione di viscosità di un olio con quella di due oli campione: uno che rappresenta un comportamento poco stabile (VI = 0) e uno con buona stabilità (VI = 100).

In pratica, più alto è l’indice di viscosità, minore è la variazione della viscosità con la temperatura. Un olio con VI basso diventerà molto fluido alle alte temperature e troppo viscoso a basse temperature, risultando meno efficiente. Al contrario, un olio con VI elevato mantiene prestazioni affidabili in un ampio intervallo termico, proteggendo meglio i macchinari.
Indice di viscosità e coefficiente di viscosità: differenze
È importante non confondere l’indice di viscosità con il coefficiente di viscosità (spesso indicato semplicemente come viscosità dinamica, con simbolo η). Il coefficiente di viscosità (η) è una grandezza fisica misurabile che indica la resistenza interna di un fluido allo scorrimento che ha, come unità di misura nel Sistema Internazionale (Pascal·secondo, Pa·s,).
Si utilizza quando si vuole descrivere il comportamento meccanico di un fluido in una determinata condizione, per esempio in studi di reologia o progettazione ingegneristica.
L’indice di viscosità non ha unità di misura ed è un numero adimensionale. Non misura la viscosità in sé, ma quanto questa varia con la temperatura e si usa soprattutto nel settore dei lubrificanti, per confrontare oli e fluidi tecnici in base alla loro stabilità termica.
Entrambi i parametri sono complementari: il primo descrive la viscosità in un dato istante, il secondo ne esprime la sensibilità termica.
Come si calcola l’indice di viscosità
Il calcolo dell’indice di viscosità (VI) si basa sul confronto della viscosità cinematica del lubrificante in esame con quella di due oli di riferimento, misurata a due temperature standard: 40 °C e 100 °C. Queste temperature sono state scelte perché rappresentano condizioni realistiche di funzionamento dei lubrificanti: 40 °C come condizione di avviamento o di esercizio moderato e 100 °C come regime ad alta temperatura.
Il metodo di calcolo è normato dallo standard ASTM D2270 e segue questi principi:

Si misura la viscosità cinematica del campione a 40 °C e 100 °C.
La viscosità cinematica (indicata con ν) si esprime in centistokes (cSt).
Si confrontano i valori ottenuti con due oli campione:
-un olio di riferimento con VI = 0, molto sensibile alla temperatura,
-un olio con VI = 100, molto più stabile.
Si applicano le formule ASTM, che utilizzano tabelle e interpolazioni per calcolare l’indice.
Per oli con viscosità a 100 °C compresa tra 2 e 70 cSt, VI si ottiene con formule semplificate.
Per oli con viscosità maggiore di 70 cSt, si usano equazioni correttive più complesse.
Interpretazione del risultato:
VI < 35 → olio di scarsa qualità termica (varia molto con la temperatura).
lass=”yoast-text-mark” />>VI 35–100 → comportamento medio, tipico degli oli minerali tradizionali.
>VI > 100 → comportamento eccellente, tipico di oli sintetici o additivati.
Alcuni lubrificanti di nuova generazione possono arrivare a VI > 200.
Il metodo ha un certo margine di approssimazione, proprio perché si basa su tabelle e interpolazioni. Per semplificare il lavoro, oggi si usano spesso calcolatori digitali o software di laboratorio che permettono di ottenere in pochi secondi il valore di VI, riducendo gli errori di approssimazione e eliminando gran parte degli errori manuali.
Significato tecnico
L’indice di viscosità ha un ruolo cruciale nell’ingegneria dei lubrificanti e dei fluidi tecnici, perché consente di prevedere come un olio si comporterà nelle condizioni operative reali, spesso caratterizzate da forti variazioni di temperatura.
Dal punto di vista tecnico, un olio con basso VI perde rapidamente viscosità quando la temperatura aumenta, diventando troppo fluido e riducendo la capacità di formare un film lubrificante stabile. Al contrario, a basse temperature risulterà eccessivamente viscoso, causando difficoltà di pompaggio, avviamenti lenti e un aumento dell’attrito interno. Ciò si traduce in maggiore usura, minore efficienza e possibili guasti.
Un olio con alto VI, invece, mantiene un comportamento molto più uniforme: rimane abbastanza fluido per circolare nei sistemi anche a basse temperature e, allo stesso tempo, non diventa troppo leggero ad alte temperature. Questo equilibrio garantisce protezione costante, riduzione dei consumi energetici e maggiore durata dei macchinari.
In ambito industriale, l’indice di viscosità è utilizzato come criterio di scelta per diversi fluidi:
-Lubrificanti per motori: fondamentale per assicurare la lubrificazione in fase di avviamento a freddo e la protezione ad alte temperature di esercizio.
–Fluidi idraulici: garantiscono precisione e affidabilità anche in sistemi che lavorano in ambienti con ampie escursioni termiche.
-Oli per trasmissioni e turbine: assicurano stabilità e continuità delle prestazioni in condizioni di forte sollecitazione termica e meccanica.
-Settore aeronautico e navale: dove le variazioni di temperatura possono essere estreme, rendendo essenziale l’uso di oli ad alto VI.
In sintesi, l’indice di viscosità non è soltanto un numero su una scheda tecnica: rappresenta un parametro chiave per l’affidabilità e l’efficienza degli impianti, e influenza direttamente la scelta del lubrificante più adatto a una determinata applicazione.
Miglioramento dell’indice di viscosità
Non tutti gli oli possiedono naturalmente un alto indice di viscosità. Gli oli minerali tradizionali, ad esempio, hanno un VI medio-basso, mentre i lubrificanti sintetici presentano valori generalmente più elevati. Per ottenere prestazioni migliori, soprattutto in applicazioni critiche, vengono impiegati metodi chimici e additivi specifici in grado di aumentare il VI.
Miglioratori
Uno dei metodi più diffusi consiste nell’aggiungere ai lubrificanti dei polimeri chiamati miglioratori dell’indice di viscosità. Queste molecole hanno la capacità di modificare la loro struttura in funzione della temperatura: a basse temperature restano compatte, mentre con il calore si “distendono” e occupano più spazio nel fluido. In questo modo compensano la naturale tendenza dell’olio a diventare troppo fluido con l’aumento della temperatura.
Grazie a questi additivi, gli oli multigrado per motori riescono a garantire una protezione efficace sia all’avviamento a freddo che durante la marcia ad alta temperatura. Tuttavia, bisogna considerare che i polimeri possono deteriorarsi con il tempo, soprattutto per effetto delle sollecitazioni meccaniche o dell’ossidazione, riducendo la loro efficacia.
Lubrificanti sintetici
Un secondo approccio è rappresentato dall’impiego di lubrificanti sintetici, come le poli-alfa-olefine (PAO) o gli esteri sintetici. A differenza degli oli minerali, questi fluidi possiedono già intrinsecamente un indice di viscosità elevato, senza bisogno di additivi.
Offrono una stabilità termica superiore, resistono meglio all’ossidazione e mantengono le loro proprietà anche in condizioni estreme. Per queste ragioni trovano largo impiego nei settori più esigenti, come l’industria aeronautica, l’automotive ad alte prestazioni e i macchinari industriali sottoposti a carichi intensi.
Infine, in molti casi si adotta una combinazione di oli base e additivi. Questa strategia permette di bilanciare i vantaggi di entrambe le soluzioni: da un lato si sfruttano le ottime prestazioni intrinseche degli oli sintetici, dall’altro si ottimizzano i costi grazie all’uso di additivi polimerici che consentono di ottenere un comportamento viscosimetrico più stabile. Il risultato è un lubrificante capace di soddisfare le esigenze tecniche e operative di diversi settori, mantenendo un buon compromesso tra durata, efficienza ed economicità.
Tabella riassuntiva
| Parametro / Aspetto | Descrizione | Esempi / Note |
| Indice di viscosità (VI) | Numero adimensionale che indica quanto la viscosità di un olio varia con la temperatura | VI basso → viscosità varia molto; VI alto → viscosità stabile |
| Viscosità cinematica (ν) | Misura della resistenza allo scorrimento di un fluido a una temperatura specifica (es. 40 °C, 100 °C) | Espressa in cSt (centistokes) |
| VI basso (<35) | Olio poco stabile termicamente: diventa fluido a caldo e denso a freddo | Oli minerali tradizionali |
| VI medio (35–100) | Stabilità termica intermedia | Oli minerali raffinati o miscele di base |
| VI alto (>100) | Olio con ottima stabilità della viscosità su un ampio intervallo di temperatura | Oli sintetici, oli additivati o multigrado |
| Miglioramento del VI | – Additivi polimerici (“miglioratori di VI”) – Oli sintetici (PAO, esteri) – Combinazione di oli base + additivi |
Migliora protezione, riduce attrito, aumenta durata macchine |
| Applicazioni principali | – Motori automobilistici – Sistemi idraulici industriali – Turbine e trasmissioni – Aeronautica e trasporti navali |
L’alto VI garantisce performance costanti, sicurezza e efficienza |
| Sostenibilità e futuro | Lubrificanti biodegradabili, oli vegetali, additivi più stabili | Alto VI + basso impatto ambientale → minore consumo e emissioni |
Applicazioni pratiche
L’indice di viscosità non è un parametro teorico fine a sé stesso: il suo valore influisce direttamente sulle prestazioni dei lubrificanti nei diversi settori industriali e nei macchinari di uso quotidiano.
Nel settore automobilistico, ad esempio, gli oli multigrado per motori sfruttano oli con alto VI per garantire una lubrificazione efficace sia durante l’avviamento a freddo sia durante la marcia a temperature elevate. Grazie a un VI elevato, l’olio rimane sufficientemente fluido da circolare rapidamente all’interno del motore e proteggere le superfici metalliche, evitando attrito e usura e contribuendo a migliorare l’efficienza del veicolo.
Anche nell’industria, il VI è fondamentale per i fluidi idraulici, utilizzati in macchinari e impianti soggetti a variazioni termiche significative. Oli con alto VI assicurano una risposta uniforme dei sistemi idraulici, preservando la precisione dei movimenti e riducendo il rischio di malfunzionamenti dovuti a variazioni di viscosità.
Nel settore delle turbine, compressori e trasmissioni, il valore del VI determina la stabilità del film lubrificante in condizioni di forte sollecitazione meccanica e termica. Oli con basso VI rischiano di perdere protezione a elevate temperature, aumentando attrito e usura, mentre oli ad alto VI mantengono performance costanti, contribuendo a prolungare la vita utile dei componenti.
Infine, in aviazione e trasporti navali, dove le escursioni termiche sono estreme, l’uso di oli con un alto indice di viscosità è essenziale. Questi lubrificanti garantiscono affidabilità anche in condizioni particolarmente critiche, come altitudini elevate, mari freddi o motori sottoposti a carichi prolungati.
In sintesi, l’indice di viscosità è un criterio chiave nella scelta dei lubrificanti: definisce quanto un olio manterrà le sue prestazioni in un ampio intervallo di temperatura, influenzando direttamente efficienza, sicurezza e durata dei macchinari.
Prospettive future e sostenibilità
Il tema dell’indice di viscosità si lega sempre più strettamente alle esigenze di sostenibilità ambientale e alla ricerca di lubrificanti più ecocompatibili. L’industria chimica e dei lubrificanti sta infatti sviluppando formulazioni in grado di garantire alto VI senza compromettere la biodegradabilità o l’impatto ambientale.
Tra le principali direzioni di innovazione vi sono:
-Lubrificanti biodegradabili e di origine vegetale: oli base a partire da oli vegetali o esteri sintetici derivati da fonti rinnovabili possono raggiungere valori elevati di VI, assicurando prestazioni simili agli oli sintetici tradizionali, ma con un impatto ambientale ridotto in caso di dispersione accidentale.
-Additivi più sostenibili: i miglioratori di indice di viscosità stanno evolvendo verso molecole più stabili e meno impattanti, che mantengono le proprietà dell’olio senza degradarsi facilmente né rilasciare sostanze nocive.
-Ottimizzazione delle prestazioni energetiche: oli con alto VI consentono di ridurre l’attrito nei motori e nei sistemi industriali, contribuendo a un minor consumo di carburante e minori emissioni.
Queste tendenze indicano come il concetto di indice di viscosità non sia più legato soltanto alla performance tecnica dei lubrificanti, ma diventi un parametro centrale anche nella transizione verso prodotti più sostenibili e meno impattanti sull’ambiente. In futuro, la ricerca punta a sviluppare fluidi capaci di combinare elevata stabilità termica, lunga durata operativa e ridotto impatto ambientale, rendendo l’alto VI un obiettivo non solo tecnico, ma anche ecologico.
Conclusione
L’indice di viscosità rappresenta uno dei parametri più importanti nella scelta e nella progettazione dei lubrificanti. Esso permette di valutare quanto un olio mantiene la sua viscosità al variare della temperatura, influenzando direttamente la protezione dei macchinari, l’efficienza dei sistemi e la durata dei componenti.
Oltre al valore tecnico, il VI ha oggi un ruolo crescente nella sostenibilità dei lubrificanti, grazie allo sviluppo di oli sintetici, additivi innovativi e formulazioni biodegradabili capaci di garantire alte prestazioni senza impatto ambientale eccessivo. Comprendere e ottimizzare l’indice di viscosità significa quindi coniugare affidabilità industriale, efficienza energetica e responsabilità ambientale, rendendolo un parametro chiave sia per professionisti che per progettisti di sistemi meccanici e industriali.
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il 19 Settembre 2025