Chimica Fisica

Diagramma di Jablonski

il 6 Settembre 2025

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diagramma di Jablonski

Il diagramma di Jablonski è una rappresentazione grafica fondamentale per lo studio dei fenomeni che riguardano l’interazione della luce con la materia e fototermici relativi all’interazione tra luce e materia che porta alla generazione di calore che avvengono nelle molecole eccitate. Il diagramma di Jablonski descrive le transizioni elettroniche e i processi di dissipazione dell’energia che seguono l’assorbimento di un fotone, rendendo visibili i meccanismi di fluorescenza, fosforescenza, conversione interna, intersystem crossing e altri fenomeni correlati.

Tale diagramma prende il nome dal fisico e chimico polacco Aleksander Jablonski (1898–1980), uno dei pionieri nello studio della spettroscopia molecolare e della fotoluminescenza. Nel 1933, Jablonski pubblicò un articolo intitolato Efficiency of Anti-Stokes Fluorescence in Dyes in cui illustrò per la prima volta il diagramma che porta il suo nome. Sebbene la comprensione qualitativa dei fenomeni di fluorescenza risalga al XIX secolo, fu proprio Jablonski a fornire una formalizzazione concettuale coerente, introducendo la distinzione tra stati elettronici di diversa molteplicità (singoletto e tripletto) e i meccanismi di transizione tra di essi.

Il contesto scientifico in cui si colloca il diagramma di Jablonski è quello della nascente spettroscopia molecolare, che agli inizi del Novecento si stava sviluppando grazie alle teorie quantistiche. Il lavoro di Jablonski contribuì in modo decisivo alla comprensione dei processi di emissione spontanea e di quelli non radiativi, diventando un riferimento essenziale per la chimica, la fisica e la biochimica moderne.

Oggi il diagramma di Jablonski è uno strumento didattico e scientifico universale, utilizzato per descrivere il comportamento delle molecole eccitate in numerosi contesti, dalla spettroscopia UV-Vis alla progettazione di materiali luminescenti, dai biosensori ottici alla fototerapia, fino agli studi avanzati sulle dinamiche elettroniche ultraveloci.

Struttura del diagramma di Jablonski

Il diagramma di Jablonski rappresenta graficamente i livelli energetici di una molecola e le possibili transizioni tra di essi a seguito dell’interazione con la radiazione elettromagnetica. Sebbene il suo aspetto sia spesso semplificato in forma schematica, il diagramma racchiude una sorprendente ricchezza di informazioni sui processi fotofisici e fotochimici che governano il comportamento delle molecole eccitate.

Nel diagramma di Jablonski, sull’asse verticale si dispone l’energia elettronica crescente, mentre lungo l’asse orizzontale non si riportano grandezze fisiche ma si distinguono le varie fasi temporali o le diverse famiglie di transizioni.

il diagramma di Jablonski
il diagramma di Jablonski

Stati di singoletto

I livelli elettronici fondamentali sono indicati con la sigla S₀ (stato fondamentale di singoletto), mentre i livelli eccitati di tipo singoletto vengono designati come S₁, S₂ e così via. Ciascuno di questi livelli elettronici è a sua volta suddiviso in una serie di sottolivelli vibrazionali, a ricordare che l’energia di una molecola non è mai interamente elettronica ma include anche contributi vibrazionali e rotazionali.

Stati di tripletto

Accanto agli stati di singoletto, il diagramma mostra anche i livelli tripletto, caratterizzati da una diversa molteplicità di spin. Il primo livello eccitato di tripletto, T₁, gioca un ruolo centrale nei fenomeni di fosforescenza e in molte reazioni fotochimiche. La distinzione tra stati di singoletto e tripletto è cruciale: negli stati di singoletto, gli spin degli elettroni accoppiati sono antiparalleli, mentre negli stati di tripletto sono paralleli, rendendo le transizioni tra i due tipi “proibite” da un punto di vista quantistico e quindi più lente.

Transizioni elettroniche

Le transizioni elettroniche che avvengono per assorbimento o emissione di fotoni sono rappresentate da frecce verticali: l’assorbimento porta una molecola dallo stato fondamentale (S₀) a uno stato eccitato (tipicamente S₁ o S₂), mentre l’emissione, come la fluorescenza o la fosforescenza, rappresenta il ritorno a un livello energetico più basso con l’emissione di luce.

Oltre ai processi radiativi, il diagramma di Jablonski evidenzia anche i percorsi non radiativi, rappresentati da frecce ondulate o curve. Tra questi troviamo la conversione interna (che avviene tra stati di stessa molteplicità, come da S₂ a S₁) e il passaggio intersistemico o intersystem crossing (che avviene tra stati di diversa molteplicità, ad esempio da S₁ a T₁). Infine, il rilassamento vibrazionale consente alla molecola di dissipare l’energia in eccesso sotto forma di calore all’interno dello stesso stato elettronico, portandosi rapidamente al livello vibrazionale più basso.

Assorbimento della luce e processi di rilassamento

Il primo passo che dà avvio alla fotofisica molecolare è l’assorbimento della luce, un processo quantistico in cui una molecola nel suo stato fondamentale, tipicamente indicato come S₀, cattura un fotone incidente con energia sufficiente a promuovere un elettrone a un livello elettronico eccitato, come S₁ o S₂. Questo evento avviene in tempi estremamente rapidi, dell’ordine dei femtosecondi (10⁻¹⁵ s), e comporta un salto quantico verticale secondo l’approssimazione di Franck–Condon: l’assorbimento è così rapido che i nuclei della molecola non hanno il tempo di muoversi, e il passaggio avviene a parità di geometria molecolare.

Tuttavia, lo stato elettronico eccitato non è uno stato stabile. La molecola tenderà a rilasciare l’energia in eccesso attraverso una serie di processi di rilassamento, che possono essere radiativi, ovvero accompagnati dall’emissione di un fotone, o non radiativi, in cui l’energia viene dissipata sotto forma di calore o convertita in altre forme di energia molecolare.

Rilassamento vibrazionale

Il primo meccanismo che entra in gioco è il rilassamento vibrazionale: una volta raggiunto lo stato eccitato (ad esempio S₂), la molecola tende a scendere rapidamente ai livelli vibrazionali inferiori dello stesso stato elettronico, rilasciando piccole quantità di energia ai moti vibrazionali interni. Questo processo avviene in tempi dell’ordine dei picosecondi (10⁻¹² s) e rappresenta una dissipazione interna di energia termica.

Segue la conversione interna (internal conversion, IC), un processo non radiativo attraverso il quale la molecola passa da un livello elettronico eccitato superiore (come S₂) a uno inferiore (come S₁), senza emissione di fotoni. Questo avviene sempre tra stati di uguale molteplicità di spin, e contribuisce a convogliare l’energia assorbita verso lo stato eccitato più basso, S₁, che costituisce il punto di partenza per i principali processi di emissione.

stato di singoletto e di tripletto
stato di singoletto e di tripletto

Un altro possibile percorso è il passaggio intersistemico (intersystem crossing, ISC), in cui la molecola attraversa il confine tra stati di diversa molteplicità, ad esempio passando da S₁ (singoletto) a T₁ (tripletto). Questo processo è favorito in presenza di atomi pesanti o gruppi funzionali che aumentano l’interazione spin-orbita, e rappresenta un importante canale alternativo che conduce alla fosforescenza o a reazioni fotochimiche a lungo raggio.

Il destino finale della molecola dipende dunque da una competizione tra tutti questi meccanismi. In alcuni casi, si verifica un ritorno radiativo allo stato fondamentale mediante fluorescenza, con emissione di un fotone a energia più bassa rispetto a quello assorbito, a causa della perdita di energia nei processi non radiativi precedenti. In altri casi, la molecola può rilassarsi attraverso fosforescenza o dissipare l’energia in modo puramente termico. Il diagramma di Jablonski permette di visualizzare e comprendere l’intera sequenza di questi eventi, che avvengono in scale temporali diverse e rispecchiano le dinamiche quantistiche della materia eccitata.

Emissione di fotoni

L’emissione di fotoni rappresenta una delle principali vie attraverso cui una molecola eccitata può rilasciare l’energia acquisita durante l’assorbimento della luce. Questo processo prende forma attraverso due fenomeni distinti ma strettamente collegati: fluorescenza e fosforescenza, entrambi descritti nel diagramma di Jablonski.

Fluorescenza

La fluorescenza è un’emissione luminosa che si verifica quando una molecola ritorna dallo stato eccitato di singoletto (S₁) allo stato fondamentale (S₀), rilasciando un fotone. Questo processo avviene in tempi molto brevi, generalmente compresi tra i nanosecondi (10⁻⁹ s) e i microsecondi (10⁻⁶ s), ed è favorito dalla natura consentita della transizione in termini di selezione quantistica: entrambe le configurazioni elettroniche, iniziale e finale, appartengono alla stessa molteplicità di spin.

fluorescenza
fluorescenza (diagramma di Jablonski)

La fluorescenza è caratterizzata da un’emissione a lunghezza d’onda maggiore (cioè a energia minore) rispetto a quella della radiazione assorbita, a causa della perdita di energia per rilassamento vibrazionale e conversione interna — fenomeno noto come spostamento di Stokes.

La fluorescenza è un fenomeno altamente sensibile all’ambiente molecolare: solventi, temperatura, pH e presenza di specie chimiche possono modulare l’intensità e la durata dell’emissione, rendendola uno strumento analitico e spettroscopico di grande utilità, ad esempio nella biochimica, nella diagnostica e nella sensoristica.

Fosforescenza

Diversa nella natura e nei tempi, la fosforescenza si manifesta quando la molecola, dopo essere passata dallo stato eccitato di singoletto S₁ allo stato eccitato di tripletto T₁ mediante passaggio intersistemico (intersystem crossing), ritorna infine allo stato fondamentale S₀ con emissione di un fotone. Trattandosi di una transizione tra stati di diversa molteplicità di spin (da T₁ a S₀), essa è quantisticamente proibita, e dunque molto più lenta. I tempi di emissione possono variare dai microsecondi fino a diversi secondi o più, rendendo la fosforescenza osservabile anche dopo che la sorgente di eccitazione è stata rimossa.

La fosforescenza è particolarmente evidente in materiali solidi o rigidi, dove il movimento molecolare è limitato e i processi non radiativi sono soppressi. Un classico esempio è dato dalle vernici fosforescenti, che continuano a brillare al buio dopo esposizione alla luce.

L’emissione di fotoni costituisce dunque non solo il meccanismo attraverso cui le molecole si liberano dell’energia in eccesso, ma anche una firma spettroscopica che rivela dettagli sulla struttura elettronica e sulle dinamiche molecolari. Il diagramma di Jablonski consente di seguire con chiarezza queste transizioni, collocando ciascun evento nella sua giusta sequenza temporale e energetica.

Fenomeni competitivi

Nel complesso panorama delle transizioni fotoindotte illustrate dal diagramma di Jablonski, l’emissione di fotoni rappresenta solo una delle possibili vie di rilassamento. In realtà, la molecola eccitata si trova spesso al centro di una competizione tra diversi processi fisici e chimici, che possono agire in parallelo o in mutua esclusione, determinando l’efficienza e il tipo di risposta luminosa osservata.

Processi non radiativi

I principali fenomeni competitivi all’emissione di fotoni sono i processi non radiativi, ossia meccanismi attraverso cui l’energia dell’eccitazione viene dissipata senza produzione di luce. Tra questi, i più importanti sono la conversione interna (Internal Conversion, IC) ovvero il passaggio tra stati elettronici di uguale molteplicità (es. da S₁ a S₀), in cui l’energia in eccesso è trasferita ai moti vibrazionali della molecola o dell’ambiente circostante, generando calore.

Un altro fenomeno competitivo è il rilassamento vibrazionale processo mediante il quale l’energia vibrazionale in eccesso viene rapidamente dissipata sotto forma di calore attraverso l’interazione con le molecole circostanti o con i modi vibrazionali interni.

Il rilassamento vibrazionale stabilizza la molecola nello stato eccitato prima di altre transizioni (come fluorescenza o crossing), influenza la lunghezza d’onda della fluorescenza: poiché l’emissione avviene da un livello vibrazionale più basso rispetto all’assorbimento, il fotone emesso ha energia minore, spiegando il fenomeno dello spostamento di Stokes e contribuisce al riscaldamento locale nei materiali luminescenti o nei marcatori biologici.

Vi è poi il quenching, processo in cui una specie chimica esterna (detta “quencher”) interagisce con la molecola eccitata, sopprimendo la fluorescenza o la fosforescenza. Il quenching può essere dinamico (collisivo), legato a interazioni intermolecolari transitorie o statico, dovuto alla formazione di complessi stabili tra la molecola e il quencher.

Internal Conversion
Internal Conversion

Intersystem crossing (ISC): sebbene possa portare successivamente a fosforescenza, l’ISC rappresenta un’alternativa competitiva alla fluorescenza, indirizzando la molecola su un diverso percorso di rilassamento, meno probabile ma favorito da certe condizioni strutturali e ambientali.

Reazioni fotochimiche

In presenza di opportune condizioni, lo stato eccitato può dare origine anche a processi fotochimici, in cui l’energia assorbita viene utilizzata per rompere legami, formare radicali o innescare trasformazioni strutturali. Questi fenomeni sono di natura chimica, non fotofisica, e comportano la perdita irreversibile dello stato eccitato. Alcuni esempi includono fotoisomerizzazione (es. retinale nella visione umana), fotociclizzazione, come nei composti aromatici e fotodissociazione, in cui un legame covalente è spezzato dall’energia assorbita.

Questi processi, pur non producendo emissione luminosa, competono attivamente con la fluorescenza e la fosforescenza, riducendone l’efficienza quantica e modificando il destino della molecola eccitata.

Competizione e tempo di vita dello stato eccitato

Il bilancio tra i diversi fenomeni competitivi determina il tempo di vita dello stato eccitato, ovvero l’intervallo medio prima che la molecola ritorni allo stato fondamentale. Tale tempo è influenzato dalla somma delle velocità con cui si verificano i diversi processi (radiativi e non radiativi). Un alto tasso di quenching o di reazioni fotochimiche comporta un tempo di vita più breve e una minore probabilità di emissione fotonica.

Il diagramma di Jablonski si configura così come una vera e propria mappa delle possibilità molecolari, in cui ogni percorso è in concorrenza con altri. Comprendere questi fenomeni competitivi è fondamentale per il controllo e l’ottimizzazione delle proprietà fotofisiche nei materiali luminescenti, nei marcatori fluorescenti biologici, nei fotocatalizzatori e in molte tecnologie optoelettroniche.

Applicazioni del diagramma di Jablonski

Il diagramma di Jablonski non è soltanto uno strumento concettuale utile a visualizzare le transizioni elettroniche, ma costituisce anche una vera e propria chiave interpretativa per comprendere e progettare fenomeni fotoindotti in numerosi ambiti della ricerca scientifica e della tecnologia.

La sua capacità di descrivere in modo ordinato i percorsi di assorbimento, rilassamento ed emissione delle molecole consente applicazioni che spaziano dalla chimica analitica alla biofisica, dalla scienza dei materiali fino all’arte della diagnostica molecolare.

Spettroscopia di fluorescenza

Uno degli ambiti in cui il diagramma di Jablonski trova impiego diretto è la spettroscopia di fluorescenza, una tecnica altamente sensibile e selettiva per l’identificazione di specie chimiche, anche in tracce. La comprensione dei meccanismi di fluorescenza e dei processi competitivi, come il quenching, permette di interpretare spettri, determinare tempi di vita degli stati eccitati e misurare l’efficienza quantica. Questa tecnica è ampiamente utilizzata in biochimica per lo studio di proteine, acidi nucleici e membrane biologiche, grazie all’impiego di fluorofori specifici.

Imaging e marcatori fluorescenti

Nel campo delle scienze biologiche, il diagramma di Jablonski fornisce il modello teorico per lo sviluppo di sonde fluorescenti e marcatori molecolari. Questi sono essenziali per il microscopio a fluorescenza, che consente di visualizzare strutture subcellulari con grande precisione. La scelta del fluoroforo ideale, il suo tempo di vita e la sua resistenza al photobleaching derivano direttamente dalla comprensione delle vie di rilassamento indicate nel diagramma.

Fisica dello stato solido e materiali luminescenti

Nella scienza dei materiali, il diagramma di Jablonski guida lo studio di materiali luminescenti, come fosfòri, OLED (diodi organici a emissione di luce ), sensori ottici e rivestimenti fotoluminescenti. I materiali che presentano emissione prolungata (fosforescenza) trovano applicazioni nei dispositivi di emergenza, nella segnaletica luminosa e nei bioimaging a lunga durata. Comprendere la dinamica degli stati eccitati è cruciale anche per l’efficienza delle celle solari a base organica, dove il destino dell’energia assorbita determina il rendimento del dispositivo.

Fototerapia e fotofarmacologia

In medicina, il diagramma di Jablonski è alla base di approcci innovativi come la fototerapia dinamica (PDT), che sfrutta la generazione di specie reattive dell’ossigeno da parte di una molecola eccitata per distruggere cellule tumorali o batteriche. La fotofarmacologia, branca emergente, studia farmaci attivabili dalla luce, in cui la comprensione dei percorsi fotochimici e fotofisici è essenziale per controllare l’attività terapeutica in modo selettivo e non invasivo.

Studio delle reazioni fotochimiche

Il diagramma di Jablonski è inoltre indispensabile nella fotocinetica, per comprendere e modellizzare reazioni fotochimiche complesse. Molti meccanismi, dalla fotosintesi clorofilliana alla visione retinica, possono essere rappresentati in termini di transizioni elettroniche e processi competitivi evidenziati nel diagramma di Jablonski, che funge così da cornice teorica per l’interpretazione di eventi molecolari fondamentali nella natura.

L’importanza del diagramma di Jablonski sta nella sua semplicità visiva e nella sua ricchezza interpretativa. Esso condensa in una rappresentazione chiara ed elegante la complessità dei fenomeni fotoindotti, diventando uno strumento irrinunciabile per chiunque operi nei campi della fotofisica, della spettroscopia, della biologia molecolare e della tecnologia dei materiali. Comprenderne la logica non solo permette di spiegare ciò che accade a livello molecolare, ma offre anche la possibilità di progettare fenomeni luminosi controllati, con impatti trasversali su scienza, tecnologia e medicina.

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