Cromatografia su carta

La cromatografia su carta è una tecnica cromatografica di separazione. Fu agli inizi degli anni ’40 dl secolo scorso che nell’ambito dello studio  sulla separazione di amminoacidi mediante cromatografia di ripartizione che Martin e i suoi collaboratori usarono la carta quale supporto della fase stazionaria. Fu usato come solvente l’1-butanolo in quanto i coefficienti di ripartizione tra questo solvente e l’acqua variano gradualmente con la natura dell’amminoacido.

La cromatografia su carta consiste nell’immersione di una estremità di un foglio del tipo carta da filtro in un solvente organico precedentemente saturato d’acqua. Una goccia della soluzione contenente le sostanze da separare viene depositata sulla carta poco al di sopra  della zona bagnata dal solvente e successivamente foglio e solvente vengono posti in una campana di vetro affinché si prevenga l’evaporazione del solvente mentre esso è aspirato per capillarità e risale lungo il foglio.

Le diverse sostanze si muovono con una velocità che dipende dal loro coefficiente di ripartizione tra la fase mobile costituita dal solvente organico e la fase fissa costituita dall’acqua. Quando il fronte del solvente giunge in prossimità dell’estremità superiore del foglio l’operazione viene arrestata, la carta viene essiccata e per mezzo di appositi reattivi vengono rivelate le varie sostanze e i cromatogrammi si presentano come una serie di macchie colorate.

Le tecniche di lavoro si basano su due metodologie che differiscono tra loro sia per i dettagli tecnici che per le diverse prestazioni:

1)      Cromatografia monodimensionale ascendente e discendente

2)      Cromatografia bidimensionale

Cromatografia monodimensionale ascendente

In tale tecnica la separazione avviene in senso verticale ovvero dal basso verso l’alto in quanto il movimento del solvente avviene solo per capillarità. I recipienti impiegati sono in vetro con coperchio a tenuta così da consentire un ambiente saturo di vapori del solvente; il fondo del recipiente contiene uno strato del solvente saturo di acqua o una vaschetta contenente il solvente stesso. La striscia di carta da cromatografare  che era stata appesa a un gancio mobile e su cui era stata posta la goccia della soluzione da cromatografare viene fatta scendere in modo da pescare nel solvente che aspirato per capillarità trascina con sé, ripartendole, le sostanze da separare.

I solventi salgono abitualmente di 20-25 cm in 5-10 ore. Quando il solvente è arrivato all’altezza del gancio di sostegno si estrae dal recipiente la striscia di carta e si procede al cosiddetto sviluppo.

Cromatografia monodimensionale discendente

Anche la cromatografia monodimensionale discendente richiede l’uso di apposite vasche o camere cromatogtafiche a tenuta per mantenere la saturazione dell’ambiente.

L’eluente defluisce dall’alto verso il basso della lastrina e perciò è richiesta una speciale camera di eluizione, con una vaschetta posta in alto. Durante lo sviluppo l’eluente si sposta verso il basso per gravità e quindi l’eluizione avviene in tempi più brevi; inoltre si amplifica lo spostamento delle sostanze meno mobili.

Cromatografia bidimensionale

E’ una tecnica più raffinata che viene applicata quando con un solo solvente non si può ottenere una completa separazione  di tutti i componenti di una miscela di sostanze. La miscela da separare viene posta su un angolo di un foglio di carta che viene sospeso in una camera cromatografica analoga a quella usata nel metodo discendente  e si procede con il primo solvente. Si ottiene così un normale cromatogramma monodimensionale sul margine del foglio. Dopo che il foglio è stato asciugato si procede con un secondo solvente in modo che il liquido si muova in direzione perpendicolare alla precedente. In tal modo si riescono ad identificare anche 20 amminoacidi contemporaneamente.

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Author: Chimicamo

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