Cromatografia liquida ad alta prestazione

La cromatografia liquida ad alta prestazione nota con l’acronimo di HPLC dall’inglese High Performance Liquid Chromatography che serve a separare e caratterizzare sia qualitativamente che quantitativamente i componenti presenti in una miscela presente in soluzione.

La tecnica sfrutta l’equilibrio di affinità dei vari componenti tra una fase stazionaria che viene posta all’interno di una colonna e una fase mobile che fluisce attraverso essa.

Strumentazione

Gli elementi costitutivi dell’apparecchiatura HPLC sono:

  • Contenitori per la fase mobile in cui si trovano i solventi che, devono essere puri e pertanto i contenitori sono integrati con degasatori, distillatori e sistemi di filtraggio.
  • Pompe che possono essere pompe alternative a pistone, pompe a siringa e pompe pneumatiche
  • Sistemi di introduzione del campione in cui quest’ultimo viene iniettato nella colonna da un iniettore in grado di gestire volumi di campione compresi tra 0,1 e 100 mL ad alte pressioni
  • Colonna normalmente realizzata in acciaio inossidabile e sono lunghe 50 – 300 mm con un diametro interno di 2 – 5 mm.
  • Riempimento della colonna che viene impaccata con la fase stazionaria che può a sua volta essere polare come la silice o apolare come idrocarburi a lunga catena fatti adsorbire dalla silice.
  • Rivelatori che possono essere di vari tipi tra cui rivelatori ad assorbanza, a serie di diodi, elettrochimici, a fluorescenza e a spettrometro di massa. Il segnale proveniente dal rivelatore viene ricevuto dai registratori che vengono utilizzati per elaborare, archiviare e riprodurre dati cromatografici.

La fase mobile può essere di tipo non polare come, ad esempio, n-esano o di tipo polare come, ad esempio, etanolo.

Il solvente viene fatto fluire tramite l’impiego di pompe che permettono la circolazione della fase mobile, ne mantengono il flusso e la pressione durante l’analisi.

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Author: Chimicamo

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