Acidificazione degli oceani

È dato dalla somma dell’equilibrio (1) con l’equilibrio (2) la cui costante K è data dal prodotto delle due costanti:

K = (1.7 · 10-3)(2.5 · 10-4) = 4.3 · 10-7

L’espressione relativa alla costante di questo equilibrio è:

K= 4.3 · 10-7 = [HCO3][ H+]/[CO2]

Poiché all’equilibrio [HCO3]=[ H+] = x si ha

4.3 · 10-7 = (x)(x)/[CO2] = (x)(x)/ 1.20 · 10-5 mol/L

Si ha, risolvendo rispetto a x, che:

x = [H+] =2.3 · 10-6 M

da cui pH = 5.6

Dall’inizio della rivoluzione industriale il pH delle acque oceaniche superficiali è diminuito di 0.1 unità e, poiché la scala di pH è logaritmica questo cambiamento ha portato ad un aumento di circa il 26% dell’acidità.

Impatto ambientale

Molte specie biologiche subiscono un impatto negativo dall’aumento dei livelli di acidità infatti poiché gli scheletri e i gusci di molti organismi marini sono costituiti da carbonato di calcio questi potrebbero avere capacità limitata a produrre e conservare i loro scheletri e i loro gusci.

Un ambiente più acido ha un effetto drammatico su alcune specie, tra cui ostriche, vongole, ricci di mare, coralli di acque poco profonde e plancton calcareo

L’acidificazione ha anche dimostrato di ridurre significativamente la capacità dei coralli che costruiscono le barriere coralline di produrre i loro scheletri, e alcune ricerche mostrano che, entro la fine del secolo, le barriere coralline potrebbero erodersi più velocemente di quanto possano essere ricostruite.  

Sulla base degli scenari di emissione di CO2, si stima che entro la fine del secolo le acque superficiali del mare potrebbero essere circa il 150% più acide, il che significa un pH ridotto che gli oceani non hanno misurato in più di 20 milioni di anni. 

Oltre un miliardo di persone in tutto il mondo ottengono la loro principale fonte di proteine ​​dall’oceano e centinaia di migliaia di posti di lavoro dipendono dal benessere delle specie oceaniche.

Condividi
Avatar

Author: Chimicamo

Share This Post On