Biochimica

Via dei pentoso fosfati: fasi

il 4 Dicembre 2013

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via dei pentoso fosfati

La via dei pentoso fosfati è una via alternativa rispetto alla glicolisi adottata da quei batteri che non posseggono l’enzima aldolasi.
Costituisce la maggiore fonte di NADPH ovvero della nicotinammide adenina dinucleotide fosfato richiesta per i processi anabolici, ovvero dell’insieme dei processi di assimilazione delle sostanze nutritive,  nonché la sintesi di molecole complesse a partire la molecole più semplici.

La via del pentoso fosfato definita anche Shunt è un processo metabolico citoplasmatico che, oltre a produrre NADPH utilizzato come trasportatore di energia chimica, dà luogo alla produzione di ribosio 5-fosfato utilizzato come precursore di molecole più complesse come gli acidi nucleici.

Essa è una via alternativa rispetto alla glicolisi adottata da quei batteri che non posseggono l’enzima aldolasi fondamentale nella glicolisi. Le reazioni del percorso sono state chiarite nei primi anni ’50 da Bernard Horecker e colleghi

Fasi della via dei pentoso fosfati 

La via dei pentoso fosfati può essere suddivisa in due fasi:

1)      fase ossidativa irreversibile

2)      fase detta delle interconversioni

Nella prima fase avvengono tre reazioni che trasformano il glucosio-6-fosfato in ribulosio-5-fosfato con liberazione di una molecola di CO2 e produzione di due molecole di NADPH.

Nella prima di queste reazioni il glucosio-6-fosfato è deidrogenato ad opera dell’enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi con ottenimento del 6-fosfoglucono-δ –lattone.

Durante la seconda reazione la 6-fosfogluconolattasi aumenta la velocità di idrolisi del 6-fosfoglucono-δ –lattone e 6-fosfoglutonato

glucosio-6-fosfato

Nella terza reazione la 6-fosfoglutonato deidrogenasi catalizza la decarbossilazione ossidativa del 6-fosfoglutonato a ribulosio-5-fosfato e CO2.

La fase ossidativa è così conclusa e inizia la fase delle interconversioni che comprende una serie di reazioni reversibili.

Il ribulosio-5-fosfato viene convertito a ribosio-5-fosfato in una reazione di isomerizzazione da parte della fosfopentoso isomerasi. Lo stesso ribulosio-5-fosfato può essere convertito in xilulosio-5-fosfato ad opera dell’enzima fosfopentoso epimerasi.

isomerizzazione

La successiva reazione, catalizzata dalla tranchetolasi e dalla transaldolasi, dello xilulosio-5-fosfato e del ribosio-5-fosfato porta alla formazione della gliceraldeide-3-fosfato e dello sedoeptulosio-7-fosfato

xilulosio

Nella reazione successiva  il sedoeptulosio-7-fosfato reagisce con la gliceraldeide-3-fosfato per dare il fruttosio-6-fosfato e l’eritrosio-4-fosfato mediante una reazione reversibile

sedoeptulosio

Il flusso attraverso la via di sintesi dei pentoso fosfati e quindi la velocità della reazione di sintesi de NAPDH  è regolata dall’enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi. Il deficit congenito di glucosio-6-fosfato deidrogenasi, noto anche come favismo, causato da un’alterazione genetica legata al sesso, determina una sofferenza degli eritrociti che rende queste cellule molto più suscettibili alla lisi in presenza di particolari farmaci o di certi alimenti come le fave.

Regolazione della via dei pentoso fosfati

La via dei pentoso fosfati è finemente regolata in base alle esigenze cellulari di NADPH e ribosio-5-fosfato. Il principale punto di controllo è l’enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD), che catalizza la reazione iniziale ossidativa del glucosio-6-fosfato a 6-fosfoglucono-δ-lattone. L’attività di G6PD è stimolata da alti livelli di NADP⁺, mentre l’eccesso di NADPH inibisce l’enzima, garantendo che la produzione di potere riducente sia commisurata al fabbisogno anabolico della cellula.

Inoltre, la via dei pentoso fosfati può interagire con la glicolisi, in quanto alcune reazioni non ossidative possono riciclare zuccheri a cinque atomi di carbonio in intermedi della glicolisi come gliceraldeide-3-fosfato e fruttosio-6-fosfato. Questo permette alla cellula di adattare il flusso metabolico in base alle necessità di energia, NADPH o precursori biosintetici.

Funzioni biologiche principali

Oltre a fornire NADPH per processi anabolici come la sintesi degli acidi grassi, la biosintesi del colesterolo e la detossificazione dei radicali liberi, la via dei pentoso fosfati produce ribosio-5-fosfato, essenziale per la sintesi di nucleotidi e acidi nucleici (DNA e RNA).

In particolare:

-NADPH è cruciale nei globuli rossi per proteggere le cellule dallo stress ossidativo, mantenendo ridotto il glutatione.

-Ribosio-5-fosfato è necessario per la formazione di nucleotidi e coenzimi come ATP, NAD⁺, FAD e CoA, fondamentali per tutte le reazioni metaboliche.

Importanza clinica e patologica

La via dei pentoso fosfati ha un ruolo centrale non solo nel metabolismo cellulare, ma anche nella salute umana, poiché alterazioni dei suoi enzimi possono provocare condizioni patologiche.

1. Deficienza di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD)

La deficienza di G6PD è la più nota malattia legata alla via dei pentoso fosfati. Questo enzima, fondamentale per la produzione di NADPH, protegge le cellule dallo stress ossidativo mantenendo ridotto il glutatione, un potente antiossidante intracellulare. In assenza di G6PD funzionante, i globuli rossi diventano particolarmente vulnerabili all’ossidazione: possono lisi rapidamente, provocando emolisi. Clinicamente, questo si manifesta con anemia emolitica, ittero e, nei casi più gravi, insufficienza renale. La condizione è spesso scatenata da farmaci ossidanti (come alcuni antibiotici e antimalarici), infezioni o ingestione di fave crude (“favismo”).

2. Ruolo nei globuli rossi e nello stress ossidativo

Anche in assenza di malattia genetica, un’alterata attività della via dei pentoso fosfati può compromettere la capacità dei globuli rossi di difendersi dai radicali liberi. L’eccesso di stress ossidativo può danneggiare proteine e lipidi della membrana cellulare, causando fragilità e ridotta durata dei globuli rossi.

3. Implicazioni nel cancro

Molte cellule tumorali mostrano un aumento dell’attività della via dei pentoso fosfati, in particolare della fase ossidativa. Questo potenziamento permette:

-Maggiore produzione di NADPH, necessario per la sintesi di acidi grassi e la detossificazione dei radicali liberi.

-Accumulo di ribosio-5-fosfato, essenziale per la replicazione del DNA.

Di conseguenza, la via dei pentoso fosfati contribuisce alla proliferazione e alla sopravvivenza delle cellule tumorali, e gli enzimi chiave come G6PD sono oggetto di studi come possibili target terapeutici anticancro.

4. Altre patologie metaboliche

Alterazioni della via possono influire anche sulla sintesi di nucleotidi e coenzimi, con effetti indiretti su funzioni cellulari complesse, come la produzione di neurotrasmettitori o la risposta immunitaria. Studi emergenti suggeriscono un legame tra disfunzioni della via dei pentoso fosfati e alcune malattie metaboliche o neurodegenerative, anche se i meccanismi non sono ancora completamente chiariti.

5. Implicazioni terapeutiche

Comprendere il funzionamento della via dei pentoso fosfati è fondamentale per lo sviluppo di terapie mirate:

-Inibitori selettivi di G6PD o di altri enzimi della via potrebbero limitare la crescita tumorale.

-Interventi nutrizionali o farmacologici mirati a modulare la produzione di NADPH potrebbero ridurre lo stress ossidativo in pazienti vulnerabili.

6. Ruolo nella risposta immunitaria e nelle infezioni

La via dei pentoso fosfati è essenziale anche per la funzionalità dei fagociti, cellule chiave del sistema immunitario come neutrofili e macrofagi. Queste cellule utilizzano NADPH prodotto dalla via dei pentoso fosfati per alimentare la respirazione ossidativa, un processo che genera specie reattive dell’ossigeno (ROS) necessarie a distruggere batteri, virus e funghi invasori.

Una ridotta attività della via, ad esempio in pazienti con deficienza di G6PD, può compromettere la capacità dei fagociti di eliminare efficacemente i patogeni, aumentando la suscettibilità alle infezioni. Inoltre, l’equilibrio tra produzione di ROS e protezione antiossidante dipende strettamente dal NADPH: troppo poco NADPH rende le cellule immunitarie inefficaci, mentre un eccesso di ROS può danneggiare i tessuti circostanti.

Questa funzione evidenzia come la via dei pentoso fosfati sia cruciale non solo per il metabolismo e la sintesi di biomolecole, ma anche per la difesa immunitaria e la resistenza agli agenti infettivi, sottolineando la sua importanza clinica in condizioni sia genetiche sia acquisite.

Pertanto la via dei pentoso fosfati non è solo un percorso metabolico “alternativo”: le sue alterazioni possono avere conseguenze cliniche rilevanti, rendendola un importante punto di interesse sia per la diagnosi che per la terapia di diverse patologie.

 

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