Tetraidrocannabinolo
Il delta-9- tetraidrocannabinolo (THC) spesso indicato come Δ9 -THC che ha formula C21H30O2 è la principale sostanza psicoattiva presente nella Cannabis sativa che è una delle piante più antiche utilizzate dagli esseri umani sia per scopi economici che medici. Come nel caso della nicotina e della caffeina, il ruolo del THC identificato come il principale ingrediente attivo responsabile degli effetti psicotropi della marijuana nella cannabis, è quello di proteggere la pianta da erbivori o patogeni

La pianta è stata utilizzata per il trattamento di molte condizioni, tra cui infiammazione, dolore, depressione, nausea, glaucoma e nevralgia. L’uso medico della cannabis non prosperò, a causa delle variazioni nella composizione chimica e nella qualità, fino al primo isolamento del principale componente psicoattivo, delta 9 -tetraidrocannabinolo.
Il tetraidrocannabinolo, isolato per la prima volta come resina impura nel 1942, la cui struttura fu scoperta nel 1964 e principale responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis, è un terpenoide bioattivo unitamente al Δ8 -THC isomero del Δ9 -THC, cannabinolo (CBN) C21H26O2 e al ∆9-tetraidrocannabivarina (THCV) C19H26O2.
Biosintesi del tetraidrocannabinolo
Nella cannabis sativa i cannabinoidi sono presenti sotto forma di acidi ovvero acido tetraidrocannabinolico (THCA), acido cannabidiolico (CBDA) e acido cannabicromenico (CBCA) che danno luogo a decarbossilazione per riscaldamento o in condizioni basiche.
I cannabinoidi sono biosintetizzati tramite un percorso iniziale comune in cui la tetrachetide sintasi catalizza la condensazione sequenziale dell’esanoil-CoA con tre molecole di malonil-CoA per produrre 3,5,7-triossdodecaneoil-CoA. Questo è ciclizzato e aromatizzato, con la perdita del Coenzima A, dall’acido olivetolico ciclasi, ad acido olivetolico, un resorcinolo che costituisce il capostipite dei cannabinoidi.

L’acido olivetolico è trasformato, a seguito di alchilazione, in acido cannabigerolico che è convertito sequenzialmente in acido tetraidrocannabinolico (THCA), acido cannabidioloico (CBDA) e acido cannabicromenico (CBCA) grazie all’azione di enzimi appartenenti alla classe delle sintasi come THCA sintasi, CBDA sintasi e CBCA sintasi.
Questi acidi sono decarbossilati nel loro omologo neutro tetraidrocannabinolo tramite una reazione non enzimatica che coinvolge calore o luce. La temperatura e la durata del riscaldamento sono molto importanti infatti il surriscaldamento decompone direttamente i cannabinoidi e tempi di reazione prolungati inducono reazioni collaterali riducendo la resa e aumentando il profilo di impurità
Meccanismo di azione
Il meccanismo di azione del tetraidrocannabinolo è dovuto alla sua interazione con i recettori dei cannabinoidi accoppiati a proteine G di tipo inibitorio ed in particolare con il recettore cannabinoide CB1 inibendo la sintesi intracellulare di adenosina monofosfato ciclico (cAMP) attraverso un meccanismo mediato da proteine G. Tali recettori sono costituiti da una catena polipeptidica costituita da sette segmenti transmembrana che attraversano il doppio strato lipidico della membrana cellulare.
Il tetraidrocannabinolo è eliminato o metabolizzato nel fegato in altre molecole tramite enzimi che lo trasformano 11‐idrossi‐∆‐9-tetraidrocannabinolo che è anch’esso psicoattivo e in acido THC-11-oico, non psicoattivo che è il principale metabolita secondario del tetraidrocannabinolo che si forma nel corpo dopo il consumo di cannabis.

Il tetraidrocannabinolo ha dimostrato di sopprimere l’attività locomotoria, produrre una diminuzione della temperatura corporea con conseguente ipotermia, indurre catalessi e mostrare proprietà analgesiche, tutti considerati effetti correlati al recettore cannabinoide CB1. Inoltre, il tetraidrocannabinolo ha proprietà immunomodulanti e antinfiammatorie che sono prodotte attraverso l’attivazione del recettore dei cannabinoidi CB2. Esso è anche efficace nel trattamento di alcuni disturbi come l’anoressia, così come la nausea e per il sollievo del dolore neuropatico che accompagna la sclerosi multipla e il cancro.
Attualmente, un farmaco somministrato per via orale di Δ 9 -THC sintetico puro è utilizzato nella nausea e nel vomito indotti dalla chemioterapia contro il cancro, così come per la stimolazione dell’appetito nei pazienti con sindrome da immunodeficienza acquisita. Tuttavia, l’utilizzo di cannabis per vari scopi medici è aumentato a causa della legalizzazione della cannabis medica in numerosi stati che hanno concesso l’autorizzazione per l’uso di marijuana medica.
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il 3 Settembre 2024