Biochimica

Mielina

il 21 Febbraio 2026

10 minutes di lettura
mielina

La mielina è una membrana lipidico-proteica avvolta a spirale attorno agli assoni, organizzata in una guaina multilamellare caratterizzata da un elevato contenuto di lipidi e proteine. Questa struttura altamente specializzata agisce come un isolante elettrico dei processi neurali, consentendo una trasmissione rapida ed efficiente dei segnali nervosi.

Grazie al suo isolamento lipidico, la mielina conferisce all’assone elevata resistenza elettrica e bassa capacità di membrana, condizioni che permettono ai potenziali d’azione di propagarsi in modo molto più efficiente rispetto agli non mielinizzati. Questo meccanismo è alla base della conduzione saltatoria e garantisce velocità di trasmissione elevate con un ridotto dispendio energetico.

La mielina svolge dunque un ruolo fondamentale nello sviluppo, nella funzionalità e nel mantenimento del cervello, influenzando la maturazione dei circuiti neurali e l’efficienza delle reti sinaptiche.

Dal punto di vista storico, fu descritta per la prima volta come sostanza bianca cerebrale durante il Rinascimento. Agli inizi del XIX secolo, agli albori delle neuroscienze, era considerata l’elemento più importante del sistema nervoso. Tuttavia, dopo la scoperta dell’assone, il suo studio fu trascurato per decenni a causa della scarsa comprensione della sua funzione.

Solo dopo oltre tre secoli di ricerche è stato possibile chiarirne in modo progressivo la genesi e il ruolo fisiologico. La mielina rimane tuttora una delle strutture più complesse dal punto di vista strutturale e biochimico, oggetto di intenso studio nella neuroscienza moderna.

Cellule mielinizzanti nel sistema nervoso centrale e periferico

La produzione della mielina dipende dal compartimento anatomico in cui si trova il neurone. Nel sistema nervoso periferico (SNP) la guaina mielinica è formata dalle cellule di Schwann mentre nel sistema nervoso centrale (SNC) è prodotta dagli oligodendrociti.

Nel SNP, ogni cellula di Schwann mielinizza un singolo segmento di un singolo assone. La mielina si forma attraverso l’avvolgimento a spirale della membrana plasmatica della cellula attorno all’assone, con progressiva compattazione degli strati membranosi fino alla formazione della tipica struttura multilamellare.

Nel SNC, invece, un singolo oligodendrocita estende numerosi prolungamenti citoplasmatici, ciascuno dei quali può mielinizzare segmenti distinti appartenenti a più assoni diversi. Questa organizzazione consente un’elevata efficienza spaziale e funzionale, ma rende il sistema centrale più vulnerabile in caso di danno demielinizzante.

Nonostante le differenze morfologiche e molecolari tra mielina periferica e centrale — inclusa la diversa composizione proteica — la disposizione strutturale di base della guaina mielinica e le sue proprietà elettrofisiologiche sono sostanzialmente simili. In entrambi i casi, la mielina aumenta la resistenza di membrana e riduce la capacità elettrica dell’assone, permettendo una conduzione rapida ed energeticamente efficiente dell’impulso nervoso.

Queste differenze cellulari hanno importanti implicazioni cliniche: nel SNP la rigenerazione è più efficace, mentre nel SNC i processi di rimielinizzazione risultano più complessi e spesso incompleti.

Proteine della mielina

Le proteine della mielina sono proteine transmembrana o associate alla membrana, fondamentali per la formazione, la compattazione e la stabilità della guaina mielinica. Esse garantiscono l’integrità strutturale della mielina, regolano le interazioni assone-glia e contribuiscono all’efficienza della conduzione nervosa.

La composizione proteica differisce significativamente tra sistema nervoso centrale (SNC) e sistema nervoso periferico (SNP), pur mantenendo una funzione biologica analoga.

Proteine principali della mielina nel SNC

Nel SNC le proteine predominanti sono la Proteina basica della mielina e la Proteina proteolipidica.

Proteina basica della mielina (MBP)

La MBP rappresenta circa il 30% delle proteine mieliniche del SNC (5–18% nel SNP). È una proteina altamente basica, presente in diverse isoforme (18,5; 21,5; 17,2; 20,2 kDa) generate tramite splicing alternativo.

Localizzata sulla superficie citoplasmatica della mielina compatta, è essenziale per la compattazione della guaina mielinica, favorendo l’adesione tra le lamelle interne. L’mRNA della MBP viene trasportato nelle guaine mieliniche e tradotto localmente negli oligodendrociti maturi.

Proteina proteolipidica (PLP) e DM20

PLP
PLP

La PLP è la proteina mielinica predominante del SNC, costituendo circa il 50% della componente proteica totale. È una proteina integrale con quattro domini transmembrana (tetraspanina), codificata da un gene sul cromosoma X.

La sua isoforma DM20 è espressa principalmente durante lo sviluppo embrionale. I domini extracellulari della PLP stabilizzano la linea intraperiodale della mielina, mentre l’associazione con il colesterolo contribuisce all’elevato contenuto lipidico della mielina matura.

Proteine principali della mielina nel SNP

Nel SNP la proteina dominante è la Proteina mielinica zero, che costituisce oltre il 50% della proteina mielinica totale.

Proteina mielinica zero (P0)

La P0 è una glicoproteina transmembrana con un dominio extracellulare simile alle immunoglobuline. Media l’adesione omofilica tra membrane adiacenti, stabilizzando la linea intraperiodale della mielina periferica. Il dominio citoplasmatico, altamente basico, contribuisce alla stabilità della linea densa principale.

Mutazioni del gene P0 sono associate a neuropatie periferiche come la Malattia di Charcot-Marie-Tooth e la Sindrome di Dejerine-Sottas.

Proteina mielinica periferica 22 (PMP22)

PMP22
PMP22

La Proteina mielinica periferica 22 rappresenta il 2–5% della proteina mielinica del SNP. È una piccola glicoproteina tetraspan espressa nelle cellule di Schwann e regola l’inizio della mielinizzazione, lo spessore della guaina e la stabilità assonale.

Alterazioni del dosaggio genico di PMP22 sono responsabili della Charcot-Marie-Tooth e della neuropatia ereditaria con predisposizione alle paralisi da pressione.

Proteine minori e molecole di supporto

Tra le proteine minori si annoverano la:

Glicoproteina associata alla mielina, coinvolta nelle interazioni assone-glia e localizzata nelle regioni paranodali e periassonali;

Glicoproteina oligodendrocitaria mielinica, presente nelle lamelle più esterne della mielina del SNC;

Nucleotide ciclica fosfodiesterasi, enzima che costituisce circa il 4% della mielina del SNC;

Claudina-11, essenziale per le giunzioni strette nella mielina centrale;

Connessina 32, che forma giunzioni comunicanti nella mielina periferica.

Differenze comparative

La mielina del SNC è caratterizzata da elevati livelli di PLP e MBP, mentre quella del SNP contiene prevalentemente P0 e PMP22. Alcune proteine, come la P2, mostrano variazioni quantitative specie-specifiche.

Conduzione nervosa e ruolo elettrico della mielina

Conduzione nelle fibre non mielinizzate

Nelle fibre non mielinizzate, la propagazione dell’impulso avviene tramite circuiti locali di corrente ionica. La depolarizzazione di un tratto della membrana assonale genera un flusso di ioni che si distribuisce lungo l’assone e attraverso le porzioni adiacenti della membrana, depolarizzandole in modo continuo e sequenziale.

L’intera superficie dell’assone è coinvolta nel processo, con conseguente maggiore dispersione di corrente e maggiore consumo energetico, poiché l’ingresso di Na⁺ interessa tutta la membrana eccitabile.

Conduzione nelle fibre mielinizzate

composizione e organizzazione della mielina
composizione e organizzazione della mielina

Negli assoni mielinizzati, la membrana eccitabile è esposta allo spazio extracellulare quasi esclusivamente in corrispondenza dei Nodi di Ranvier, dove sono concentrati i canali del sodio voltaggio-dipendenti.

Quando un nodo si depolarizza, il circuito locale non può attraversare la guaina mielinica, che possiede elevata resistenza elettrica e bassa capacità di membrana. La corrente si propaga quindi rapidamente fino al nodo successivo, che può trovarsi anche a 1 mm di distanza.

L’attivazione dell’assone avviene quindi per “salti” successivi da un nodo all’altro: questo meccanismo è definito conduzione saltatoria.

Efficienza energetica e velocità

La bassa capacità elettrica della mielina implica che sia necessaria una quantità minima di carica per modificare il potenziale della membrana internodale. Di conseguenza la velocità di conduzione aumenta significativamente, il flusso totale di Na⁺ è molto inferiore rispetto alle fibre non mielinizzate e il consumo energetico per il ripristino dei gradienti ionici è ridotto.

Nelle fibre mielinizzate, la velocità di conduzione è proporzionale al diametro dell’assone, mentre nelle fibre non mielinizzate è proporzionale alla radice quadrata del diametro, rendendo meno efficiente l’aumento dimensionale nelle fibre amieliniche.

Vantaggi strutturali ed evolutivi

Un confronto classico evidenzia che, per condurre a 25 m/s, un assone gigante amielinico (come quello del calamaro) richiede enormemente più spazio ed energia rispetto a una fibra mielinica di diametro molto inferiore.

Se il sistema nervoso umano non fosse mielinizzato, per mantenere le stesse velocità di conduzione il midollo spinale dovrebbe avere dimensioni enormemente maggiori.

La mielina, quindi, non è solo un isolante elettrico: è una soluzione evolutiva che ottimizza spazio, velocità ed efficienza energetica, permettendo la complessità funzionale del sistema nervoso dei vertebrati.

Patologia della mielina: meccanismi e alterazioni biochimiche

Integrità della mielina e dipendenza cellulare

L’integrità delle guaine mieliniche dipende dal corretto funzionamento degli oligodendrociti nel sistema nervoso centrale (SNC), delle cellule di Schwann nel sistema nervoso periferico (SNP) e dalla vitalità degli assoni che esse rivestono.

La morte neuronale comporta inevitabilmente degenerazione assonale e successiva perdita secondaria della mielina. Ne deriva che mielina e assone costituiscono un’unità funzionale strettamente interdipendente.

Disturbi della formazione e della perdita di mielina

Il fallimento della sintesi di lipidi o proteine mieliniche viene definito:

-ipomielinizzazione, quando la formazione della mielina è quantitativamente ridotta;

-dismielinizzazione, quando la mielina formata è strutturalmente anomala.

Le malattie caratterizzate dalla perdita di mielina precedentemente normale prendono invece il nome di demielinizzazioni e si distinguono in:

-demielinizzazione primaria, con distruzione della mielina e relativo risparmio iniziale degli assoni;

-demielinizzazione secondaria, in cui la perdita mielinica segue un danno primario a neuroni e assoni.

Negli ultimi anni è emerso che anche nelle forme classificate come primarie può verificarsi un danno assonale significativo, probabilmente mediato da infiammazione o dalla perdita del supporto trofico fornito dalle cellule mielinizzanti.

Cause delle malattie mieliniche

Le patologie primarie della mielina possono derivare da molteplici fattori quali autoimmunità, infezioni virali, difetti genetici, esposizione a sostanze tossiche, malnutrizione e traumi meccanici,

Con l’invecchiamento, inoltre, la mielina può diventare progressivamente più vulnerabile a causa dell’accumulo di intermedi metabolici.

Alterazioni biochimiche nella demielinizzazione del SNC

Le modificazioni più evidenti si osservano nella sostanza bianca del SNC e comprendono aumento marcato del contenuto di acqua, riduzione delle proteine e dei lipidi mielinici e comparsa di lipidi anomali, in particolare esteri del colesterolo.

Si osserva una diminuzione significativa di galattocerebroside, plasmalogeni dell’etanolammina e colesterolo, oltre alla riduzione delle principali proteine strutturali della mielina centrale, la Proteina basica della mielina e la Proteina proteolipidica.

La perdita di mielina, ricca di componenti solidi, è accompagnata dalla sua sostituzione con fluido extracellulare, astrociti e cellule infiammatorie. L’aumento della Proteina acida fibrillare gliale riflette l’astrocitosi reattiva.

La presenza di esteri del colesterolo, assenti nel cervello normale maturo, indica recente fagocitosi della mielina da parte di macrofagi.

Variabilità delle alterazioni

L’entità delle modificazioni biochimiche varia considerevolmente in base alla natura della malattia, localizzazione della lesione, durata del processo patologico e grado di attività infiammatoria. Questa variabilità spiega l’eterogeneità clinica e morfologica delle malattie demielinizzanti.

Implicazioni nelle malattie demielinizzanti

Le alterazioni strutturali e biochimiche della mielina si traducono clinicamente in un rallentamento o blocco della conduzione nervosa, con comparsa di deficit neurologici variabili in base alla sede e all’estensione della lesione. La perdita di integrità della guaina mielinica compromette infatti la conduzione saltatoria, aumenta la dispersione di corrente e favorisce la degenerazione assonale secondaria.

sclerosi multipla
sclerosi multipla

Nel sistema nervoso centrale, la patologia demielinizzante più rappresentativa è la sclerosi multipla, caratterizzata da lesioni infiammatorie focali della sostanza bianca, perdita di mielina e, nelle fasi più avanzate, danno assonale irreversibile. I sintomi — che includono disturbi motori, sensitivi, visivi e cognitivi — riflettono la localizzazione delle placche demielinizzanti.

Nel sistema nervoso periferico, numerose neuropatie ereditarie e acquisite derivano da alterazioni delle proteine mieliniche o da meccanismi immunomediati. Tra le forme genetiche spiccano le neuropatie di Charcot-Marie-Tooth, mentre tra le forme acquisite rientrano neuropatie infiammatorie demielinizzanti che determinano debolezza muscolare e riduzione della velocità di conduzione nervosa.

Un aspetto clinicamente rilevante è la capacità di rimielinizzazione, più efficiente nel sistema nervoso periferico rispetto al centrale. Nel SNC, la riparazione è spesso incompleta, contribuendo alla progressione della disabilità.

Nel complesso, la mielina non rappresenta soltanto un rivestimento strutturale, ma un elemento dinamico essenziale per la funzione neuronale. La comprensione dei meccanismi patogenetici alla base della demielinizzazione è oggi centrale nello sviluppo di terapie mirate alla protezione assonale e alla promozione della rimielinizzazione.

Chimicamo la chimica online perché tutto è chimica

Autore