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Elettroforesi delle sieroproteine

il 16 Maggio 2026

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elettroforesi delle sieroproteine

L’elettroforesi delle sieroproteine (SPEP, dall’inglese Serum Protein Electrophoresis) è un importante esame di laboratorio utilizzato per separare, identificare e quantificare le proteine presenti nel siero sanguigno. La tecnica si basa sulla capacità delle proteine di migrare in un campo elettrico a velocità differenti in funzione della loro carica elettrica, dimensione e conformazione molecolare.

Grazie a questa separazione, le proteine sieriche vengono suddivise in diverse frazioni caratteristiche, consentendo di ottenere informazioni utili sullo stato fisiologico e patologico dell’organismo. L’esame è eseguito utilizzando un campione di sangue dal quale è separato il siero; successivamente, le proteine sono sottoposte a un campo elettrico che ne determina la migrazione su un supporto specifico.

Al termine del processo, gli operatori sanitari analizzano la distribuzione quantitativa delle varie frazioni proteiche, evidenziando eventuali alterazioni rispetto ai valori normali. Le principali bande ottenute comprendono albumina, α1-globuline, α2-globuline, β-globuline e γ-globuline.

L’elettroforesi delle sieroproteine è uno strumento diagnostico di grande rilevanza clinica perché i livelli delle proteine plasmatiche tendono a modificarsi in modo relativamente prevedibile in risposta a numerose condizioni patologiche.

Infiammazioni acute e croniche, infezioni, malattie epatiche, patologie renali, disordini autoimmuni, neoplasie e stati di necrosi tissutale possono infatti determinare variazioni caratteristiche del profilo elettroforetico. Anche condizioni come traumi, ustioni, infarto miocardico e lesioni chimiche possono influenzare la distribuzione delle proteine sieriche.

Particolarmente importante è il ruolo dell’elettroforesi delle sieroproteine nella diagnosi e nel monitoraggio delle gammopatie monoclonali, come il mieloma multiplo e alcune discrasie plasmacellulari, nelle quali compare un caratteristico picco monoclonale nella regione delle γ-globuline. Per questo motivo, l’esame è ampiamente utilizzato sia nella diagnostica clinica sia nel follow-up terapeutico di numerose patologie sistemiche.

Principi generali dell’elettroforesi

L’elettroforesi è una tecnica analitica utilizzata per separare molecole cariche, come proteine, DNA e RNA, mediante l’applicazione di un campo elettrico. Introdotta negli anni ’30 dal chimico svedese Arne Tiselius per lo studio delle proteine plasmatiche, questa metodologia è diventata uno strumento fondamentale in biochimica, biologia molecolare, genetica e diagnostica clinica.

principio dell'elettroforesi
principio dell’elettroforesi

La tecnica sfrutta la capacità delle molecole di migrare in un mezzo conduttivo quando sono sottoposte a una differenza di potenziale elettrico. Le specie cariche positivamente migrano verso il catodo, mentre quelle cariche negativamente si dirigono verso l’anodo. La velocità di migrazione dipende da caratteristiche come dimensione molecolare, forma tridimensionale e carica elettrica netta.

Grazie alla sua elevata capacità di separazione, l’elettroforesi trova applicazione in numerosi ambiti, tra cui diagnostica clinica, proteomica, genomica, medicina legale e ricerca biomedica. Nel caso dell’elettroforesi delle sieroproteine, la tecnica consente di distinguere e quantificare le principali frazioni proteiche del siero sanguigno.

Fattori che influenzano la separazione elettroforetica

L’efficienza della separazione elettroforetica dipende da diversi parametri fisici e chimici. Uno degli elementi principali è rappresentato dalle dimensioni e dalla forma delle molecole, che influenzano la capacità di attraversare la matrice di separazione. Anche la densità di carica svolge un ruolo fondamentale: molecole con carica più elevata migrano generalmente più rapidamente nel campo elettrico.

Importante è inoltre la natura della matrice utilizzata, che può essere costituita da gel di agarosio, gel di poliacrilammide oppure da sistemi capillari. La matrice agisce come un setaccio molecolare, rallentando in modo differenziale il movimento delle particelle.

Anche il pH del tampone e la sua composizione influenzano la separazione, poiché modificano sia la conducibilità del sistema sia la carica netta delle molecole analizzate. L’ottimizzazione di questi parametri è essenziale per ottenere risultati accurati e riproducibili.

Elettroforesi su gel

L’elettroforesi su gel rappresenta uno dei formati più diffusi e versatili della tecnica elettroforetica. In questo sistema il gel svolge una duplice funzione: costituisce un supporto fisico per la migrazione e agisce come filtro molecolare, migliorando la separazione delle sostanze analizzate.

Elettroforesi su gel di agarosio

L’elettroforesi su gel di agarosio è utilizzata principalmente per la separazione degli acidi nucleici, in particolare DNA e RNA. Grazie alla presenza di pori relativamente ampi, questa tecnica permette la separazione di frammenti di grandi dimensioni ed è largamente impiegata nell’analisi dei prodotti PCR (reazione a catena della polimerasi), nelle digestioni con enzimi di restrizione e nella valutazione dell’integrità dell’RNA.

Elettroforesi su gel di poliacrilammide (PAGE)

L’elettroforesi su gel di poliacrilammide, nota come PAGE (PolyAcrylamide Gel Electrophoresis), è una tecnica ad alta risoluzione particolarmente adatta alla separazione delle proteine e di piccoli frammenti di acidi nucleici. Il gel viene ottenuto mediante polimerizzazione dell’acrilammide con agenti reticolanti che consentono di controllare accuratamente la dimensione dei pori.

Variando le condizioni sperimentali, la PAGE può essere utilizzata in diverse modalità specializzate, consentendo l’analisi delle proteine in condizioni native oppure denaturanti. Questa elevata precisione la rende una tecnica fondamentale negli studi biochimici e proteomici.

Principali frazioni proteiche del siero

Il siero sanguigno contiene numerose proteine con funzioni biologiche essenziali. Attraverso l’elettroforesi delle sieroproteine, queste molecole possono essere separate in differenti frazioni sulla base della loro mobilità elettrica. In condizioni fisiologiche, il tracciato elettroforetico mostra cinque principali gruppi proteici: albumina, α1-globuline, α2-globuline, β-globuline e γ-globuline. Ciascuna frazione comprende proteine con caratteristiche strutturali e funzioni specifiche, e le loro variazioni quantitative possono fornire importanti indicazioni diagnostiche.

Albumina

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classificazione

L’albumina rappresenta la frazione quantitativamente più abbondante del siero, costituendo oltre la metà delle proteine plasmatiche totali. Sintetizzata dal fegato, svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento della pressione oncotica, contribuendo a impedire la fuoriuscita di liquidi dai vasi sanguigni verso i tessuti.

Oltre a questa funzione, l’albumina agisce come importante proteina di trasporto per numerose sostanze, tra cui farmaci, ormoni, bilirubina, acidi grassi e ioni metallici. È inoltre coinvolta nei processi di crescita e riparazione tissutale. Una diminuzione della frazione albuminica può essere osservata in patologie epatiche, malnutrizione, sindromi nefrosiche e stati infiammatori cronici.

Alfa-1 globuline

La frazione delle α1-globuline comprende diverse proteine coinvolte nei processi infiammatori e nel trasporto di molecole lipidiche. Tra queste rientrano alcune lipoproteine ad alta densità (HDL), spesso associate al cosiddetto “colesterolo buono”.

In questa regione migrano anche proteine della fase acuta, come l’α1-antitripsina, che svolgono funzioni protettive nei confronti dei tessuti. Alterazioni della frazione α1 possono indicare processi infiammatori, patologie epatiche o deficit genetici specifici.

Alfa-2 globuline

Le α2-globuline comprendono proteine importanti per il trasporto e la regolazione di diverse sostanze circolanti. Una delle principali è l’aptoglobina, che si lega all’emoglobina libera rilasciata dai globuli rossi danneggiati, favorendone la rimozione e limitando il danno ossidativo.

Questa frazione include anche altre proteine della fase acuta coinvolte nelle risposte infiammatorie. Incrementi delle α2-globuline possono essere osservati in condizioni infiammatorie acute, mentre riduzioni possono comparire in alcune forme di emolisi.

Beta-globuline

La frazione delle β-globuline contiene proteine coinvolte nel trasporto di sostanze e nella risposta immunitaria. Tra queste vi sono la transferrina, responsabile del trasporto del ferro nel sangue, e componenti del sistema del complemento.

Le β-globuline partecipano inoltre ai meccanismi di difesa dell’organismo contro agenti patogeni. Alterazioni di questa regione possono essere associate a disordini del metabolismo del ferro, malattie epatiche e processi infiammatori.

Gamma-globuline

Le γ-globuline comprendono prevalentemente le immunoglobuline, cioè gli anticorpi prodotti dai linfociti B e dalle plasmacellule. Queste proteine rappresentano un elemento essenziale della risposta immunitaria, poiché riconoscono e neutralizzano agenti estranei come batteri, virus e tossine.

Nel tracciato elettroforetico, aumenti diffusi delle γ-globuline possono indicare infezioni croniche, malattie autoimmuni o epatopatie croniche. La presenza di un picco monoclonale ristretto, invece, può suggerire gammopatie monoclonali come il mieloma multiplo.

L’insieme delle cinque frazioni produce un caratteristico profilo elettroforetico, la cui interpretazione consente di identificare numerose condizioni patologiche e di monitorarne l’evoluzione clinica.

Interpretazione del profilo elettroforetico

Il profilo elettroforetico delle sieroproteine è determinato principalmente dalla distribuzione di due grandi classi proteiche: albumina e globuline. L’albumina rappresenta la componente quantitativamente predominante del siero ed è sintetizzata dal fegato in condizioni fisiologiche normali.

elettroforesi proteica
profilo dell’elettroforesi delle sieroproteine

Le globuline costituiscono invece una quota minore del contenuto proteico totale, ma rivestono grande importanza diagnostica poiché comprendono numerose proteine coinvolte nel trasporto di sostanze, nei processi infiammatori e nella risposta immunitaria.

Nel tracciato elettroforetico, l’albumina forma il picco più elevato e migra più rapidamente verso l’elettrodo positivo grazie alla sua elevata carica netta. Procedendo verso l’elettrodo negativo si osservano successivamente le frazioni α1, α2, β1, β2 e γ, ciascuna caratterizzata da specifiche componenti proteiche. La valutazione della forma, dell’intensità e dei rapporti quantitativi tra queste bande costituisce la base dell’interpretazione clinica dell’elettroforesi delle sieroproteine. Un tipico andamento normale della distribuzione delle proteine sieriche è mostrato nella figura.

Albumina

La banda dell’albumina rappresenta la componente proteica più abbondante del siero umano. Questa proteina svolge funzioni essenziali nel mantenimento della pressione oncotica e nel trasporto di numerose sostanze circolanti.

Una riduzione dei livelli di albumina può derivare da diminuita sintesi epatica, aumentata perdita renale, degradazione accelerata e stati di malnutrizione.

Valori ridotti si osservano frequentemente in presenza di epatopatie gravi, sindrome nefrosica, insufficienza renale, gravidanza, ustioni estese e terapia ormonale. Al contrario, un apparente aumento dell’albumina è spesso correlato a condizioni di disidratazione, nelle quali si verifica una riduzione relativa della componente acquosa del siero.

Frazione alfa

Spostandosi verso la regione più negativa del gel si incontrano le frazioni α1 e α2, che comprendono prevalentemente proteine della fase acuta.

Alfa-1 globuline

La frazione α1 contiene principalmente α1-antitripsina, globulina legante la tiroxina e transcortina.

Un aumento della banda α1 è frequentemente associato a processi infiammatori acuti, neoplasie e reazioni di fase acuta. Una diminuzione può invece essere indicativa di deficit di α1-antitripsina oppure di ridotta sintesi proteica dovuta a patologie epatiche.

Alfa-2 globuline

La frazione α2 comprende aptoglobina, ceruloplasmina e α2-macroglobulina.

Anche questa regione tende ad aumentare durante le risposte infiammatorie acute, poiché molte delle proteine presenti agiscono come reagenti di fase acuta.

Frazione beta

La regione beta è generalmente suddivisa in due sottocomponenti: β1 e β2.

La frazione β1 contiene prevalentemente la transferrina, principale proteina deputata al trasporto del ferro. La frazione β2 comprende soprattutto le β-lipoproteine, ma in questa regione possono migrare anche immunoglobuline come IgA, IgM e talvolta IgG, oltre ad alcune proteine del complemento.

Alterazioni della regione beta possono essere associate a disturbi del metabolismo del ferro, malattie epatiche e condizioni immunologiche.

Frazione gamma

La regione γ riveste particolare interesse clinico perché rappresenta la sede principale di migrazione delle immunoglobuline. Sebbene gli anticorpi possano distribuirsi anche in altre regioni dello spettro elettroforetico, la maggior parte delle gammaglobuline si concentra in questa zona.

Aumenti diffusi della banda gamma sono tipici di infezioni croniche, epatopatie e malattie autoimmuni, mentre la presenza di un picco stretto e ben definito può suggerire una gammopatia monoclonale, come il mieloma multiplo.

Tra le regioni β e γ può inoltre essere identificata la proteina C-reattiva (PCR), importante marcatore di infiammazione sistemica.

Limiti dell’elettroforesi delle sieroproteine

L’elettroforesi delle sieroproteine rappresenta un esame di grande utilità nella pratica clinica, ma presenta alcuni limiti intrinseci che ne condizionano l’interpretazione e l’impiego diagnostico.

In primo luogo, si tratta di una tecnica prevalentemente qualitativa e semiquantitativa, che fornisce informazioni sulla distribuzione delle frazioni proteiche, ma non sempre consente una caratterizzazione precisa delle singole proteine coinvolte. Per questo motivo, spesso è necessario integrare il risultato con ulteriori indagini di laboratorio più specifiche.

Specificità diagnostica dell’elettroforesi delle sieroproteine

Un secondo limite riguarda la scarsa specificità diagnostica delle alterazioni del tracciato elettroforetico. Modificazioni delle frazioni proteiche, come aumento delle α-globuline o riduzione dell’albumina, possono infatti essere comuni a numerose condizioni patologiche diverse, tra cui infezioni, infiammazioni, malattie epatiche o neoplastiche.

Questo significa che l’elettroforesi, da sola, raramente consente una diagnosi definitiva, ma contribuisce piuttosto a orientare il clinico verso ulteriori approfondimenti.

Sensibilità

Un’ulteriore criticità è legata alla sensibilità limitata in alcune condizioni iniziali o lievi. In fase precoce di malattia, le variazioni del profilo proteico possono essere minime e non facilmente rilevabili, riducendo il valore diagnostico dell’esame in assenza di sintomi o altri marcatori alterati.

Interpretazione

Anche fattori preanalitici e tecnici possono influenzare i risultati. La qualità del campione, la corretta conservazione del siero, le condizioni del paziente (come disidratazione o terapia farmacologica) e le differenze tra metodiche analitiche possono determinare variabilità nei risultati e difficoltà di confronto tra laboratori diversi.

Infine, un limite importante è rappresentato dalla necessità di interpretazione esperta del tracciato elettroforetico. L’analisi delle bande proteiche richiede competenze specifiche, poiché pattern complessi o atipici possono essere difficili da interpretare senza il supporto di ulteriori test, come immunofissazione o dosaggio delle singole immunoglobuline.

In sintesi, pur essendo uno strumento diagnostico fondamentale, l’elettroforesi delle sieroproteine deve essere considerata un esame di screening e orientamento clinico, da integrare sempre con il quadro clinico del paziente e con indagini di secondo livello.

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