Biochimica

Doping: chimica e fisiologia

il 7 Maggio 2026

18 minutes di lettura
Doping chimica e fisiologia

Il doping è un fenomeno complesso in cui convergono chimica, fisiologia e prestazione sportiva, con l’obiettivo di modificare artificialmente le capacità dell’organismo. Con questo termine si indica l’impiego di sostanze o metodi proibiti che agiscono sui processi biologici per migliorare forza, resistenza, concentrazione o recupero.

Alla base del doping vi è quindi un’alterazione intenzionale dei meccanismi fisiologici naturali, ottenuta attraverso molecole in grado di interagire con enzimi, recettori e vie metaboliche.

Dal punto di vista chimico, le sostanze dopanti comprendono composti molto diversi tra loro, come steroidi anabolizzanti, ormoni peptidici, stimolanti e modulatori metabolici, ciascuno caratterizzato da specifiche proprietà strutturali e funzionali.

Queste molecole sono progettate o selezionate per interferire con la regolazione endocrina e biochimica, amplificando processi come la sintesi proteica, il trasporto di ossigeno o la trasmissione nervosa. Il risultato è un incremento artificiale della performance, spesso accompagnato da uno squilibrio dei sistemi di controllo dell’organismo.

Dal punto di vista fisiologico, il doping comporta una forzatura delle capacità adattative del corpo umano, che vengono spinte oltre i limiti naturali. Tuttavia l’alterazione dei delicati equilibri interni può tradursi in effetti collaterali, che coinvolgono apparati fondamentali come quello cardiovascolare, endocrino e nervoso.

Comprendere le basi chimiche e fisiologiche del doping è quindi essenziale non solo per analizzarne i meccanismi d’azione, ma anche per valutare in modo critico i rischi per la salute e le implicazioni etiche legate al suo utilizzo nello sport

Il ruolo della Agenzia mondiale antidoping

La World Anti-Doping Agency è una fondazione a partecipazione mista pubblico-privata, istituita il 10 novembre 1999 a Losanna su iniziativa del Comitato Olimpico Internazionale, coordinare e armonizzare la lotta al doping nello sport a livello globale. Il suo ruolo è centrale nella definizione delle strategie antidoping, nella promozione della ricerca scientifica e nella standardizzazione dei controlli.

Lista delle sostanze e dei metodi proibiti

Uno degli strumenti fondamentali nella lotta al doping è la Lista delle sostanze e dei metodi proibiti, definita e aggiornata dalla World Anti-Doping Agency. L’elenco di tali sostanze e metodi costituisce uno standard internazionale vincolante nell’ambito del programma mondiale antidoping e rappresenta un riferimento essenziale per atleti, medici e organizzazioni sportive.

La Lista viene aggiornata annualmente a seguito di un ampio processo di revisione, che ha inizio nei primi mesi dell’anno e si conclude con la pubblicazione ufficiale entro il 1° ottobre. Questo processo prevede la raccolta di evidenze scientifiche e mediche, l’analisi delle nuove tendenze nel doping e il confronto con autorità regolatorie, forze dell’ordine e industria farmaceutica.

Qualsiasi sostanza farmacologica non inclusa nella Lista e non approvata per uso terapeutico umano dalle autorità sanitarie competenti è da considerarsi proibita.

L’aggiornamento della Lista Proibita segue un iter strutturato che si sviluppa nel corso dell’anno e si conclude con la pubblicazione ufficiale entro il 1° ottobre.

Questo sistema garantisce che la regolamentazione del doping sia costantemente aggiornata rispetto alle nuove sostanze e pratiche.

Criteri di inclusione nella Lista

Affinché una sostanza o un metodo venga inserito nella Lista Proibita, deve soddisfare almeno due dei seguenti tre criteri:

potenziale di migliorare la prestazione sportiva

rischio reale o potenziale per la salute dell’atleta

violazione dello spirito dello sport

Questi criteri riflettono l’approccio multidimensionale con cui viene affrontato il fenomeno del doping, considerando sia gli aspetti fisiologici sia quelli etici.

Esenzioni

Gli atleti che necessitano di assumere una sostanza o un metodo proibito per motivi medici legittimi possono richiedere un’Esenzione a fini terapeutici (Therapeutic Use Exemption, TUE).

Questa procedura consente l’utilizzo controllato di una sostanza o di un metodo altrimenti vietato, senza incorrere in violazioni delle norme antidoping, purché siano rispettate condizioni rigorose.

In particolare, l’atleta deve dimostrare che:

-la sostanza è necessaria per trattare una condizione medica documentata

-non esistono alternative terapeutiche consentite

-l’uso della sostanza non produce un vantaggio prestazionale superiore al ripristino dello stato di salute normale

-la necessità non deriva da un precedente uso non terapeutico di sostanze proibite

Il sistema delle TUE rappresenta un elemento fondamentale nella gestione del doping, poiché permette di conciliare la tutela della salute dell’atleta con il rispetto dell’equità sportiva, garantendo al contempo l’accesso alle cure mediche necessarie.

Steroidi anabolizzanti e doping

Gli steroidi anabolizzanti androgeni (AAS) rappresentano una delle categorie più rilevanti nel contesto del doping, in quanto agiscono direttamente sui meccanismi che regolano la crescita muscolare e il recupero fisico. Appartengono alla classe delle sostanze S1 secondo la classificazione della World Anti-Doping Agency e condividono una struttura chimica comune basata sull’anello steroideo.

Struttura chimica

Dal punto di vista chimico, gli steroidi sono caratterizzati da una struttura costituita da quattro anelli condensati, di cui tre a sei atomi di carbonio e uno a cinque atomi, che formano il cosiddetto nucleo steroideo. Il colesterolo rappresenta il precursore fondamentale di questa classe di composti ed è alla base della biosintesi di numerosi ormoni steroidei.

struttura testosterone
struttura testosterone

Tra questi, il testosterone, principale ormone responsabile dello sviluppo dei caratteri sessuali secondari maschili che contribuisce in modo significativo al mantenimento dell’equilibrio azotato, favorendo la sintesi proteica e la crescita dei tessuti.

Azione

Il testosterone possiede una duplice funzione:

-azione androgenica, legata allo sviluppo e al mantenimento delle caratteristiche sessuali maschili

-azione anabolica, associata alla stimolazione della sintesi proteica, alla riparazione dei tessuti e all’aumento della massa muscolare

Nel contesto del doping, è proprio l’effetto anabolico a essere ricercato, poiché consente un incremento della forza e delle prestazioni fisiche, oltre a una riduzione dei tempi di recupero dopo sforzi intensi.

Modificazioni chimiche e sviluppo degli AAS

Gli steroidi anabolizzanti (AAS) sono ottenuti attraverso modifiche strutturali della molecola di testosterone, con l’obiettivo di ottimizzarne alcune proprietà farmacologiche. Tali modifiche possono aumentare l’effetto anabolico rispetto a quello androgenico, ridurre gli effetti collaterali androgeni, modificare l’affinità per il recettore degli androgeni, alterare le vie metaboliche di degradazione e rendere il composto attivo per via orale

In molti casi, queste variazioni determinano una diversa durata d’azione e una differente distribuzione nei tessuti, influenzando significativamente gli effetti fisiologici.

Ruolo nel doping e implicazioni

Nel contesto del doping, gli AAS vengono utilizzati per potenziare la performance atletica, soprattutto negli sport che richiedono forza e potenza. Tuttavia, l’uso non controllato di queste sostanze può portare a alterazioni endocrine, danni epatici, disturbi cardiovascolari e effetti psicologici, rendendo il loro impiego non solo illecito, ma anche pericoloso per la salute.

Peptidi, ormoni e modulatori metabolici nel doping

I peptidi biologicamente attivi rappresentano oggi una delle frontiere più complesse del doping, soprattutto per la loro capacità di imitare gli ormoni naturali dell’organismo. Lo sviluppo di analoghi peptidici da parte dell’industria farmaceutica, inizialmente finalizzato a scopi terapeutici, ha infatti aperto nuove possibilità di abuso in ambito sportivo, rendendo più difficile il rilevamento e il controllo.

Secondo la classificazione della World Anti-Doping Agency, queste sostanze sono distribuite in diverse categorie:

-S2: ormoni peptidici, fattori di crescita, sostanze correlate e mimetici
S4: modulatori ormonali e metabolici
S5: diuretici e agenti mascheranti

Questa suddivisione riflette la varietà dei meccanismi attraverso cui tali sostanze possono influenzare la fisiologia umana e migliorare artificialmente la prestazione sportiva.

Ormoni peptidici e fattori di crescita

meccanismo-di-azione-della-eritroropoietina
meccanismo-di-azione-della-eritroropoietina

Tra le sostanze più rilevanti nel contesto del doping figurano diversi ormoni peptidici, tra cui eritropoietina, ormone della crescita, gonadotropine e fattore di crescita insulino-simile.

L’eritropoietina (EPO) è un ormone prodotto fisiologicamente dall’organismo che stimola l’eritropoiesi, ovvero la produzione di globuli rossi. L’aumento del numero di eritrociti comporta una maggiore capacità di trasporto dell’ossigeno, con un conseguente miglioramento della resistenza aerobica. Per questo motivo, l’EPO è stata ampiamente utilizzata nel doping degli sport di endurance.

L’ormone della crescita (GH), secreto dall’ipofisi, è un ormone polipeptidico con effetti anabolici e lipolitici. Il suo utilizzo illecito nello sport, documentato fin dagli anni ’80, è legato alla capacità di aumentare la massa muscolare e ridurre il tessuto adiposo, migliorando così la composizione corporea e le prestazioni fisiche.

Modulatori ormonali e metabolici

Tra le sostanze impiegate nel doping rientrano anche ormoni con funzioni metaboliche, come l’insulina, un ormone peptidico secreto dalle cellule β delle isole di Langerhans del pancreas.

ormoni peptidici
ormoni peptidici

La sua funzione fisiologica principale è la regolazione dell’omeostasi del glucosio, favorendo l’assorbimento del glucosio nei tessuti, in particolare fegato, muscoli e tessuto adiposo.

Nel contesto del doping, l’insulina viene utilizzata per le sue proprietà anaboliche indirette in quanto favorisce l’assorbimento degli amminoacidi, stimola la sintesi proteica e aumenta l’accumulo di glicogeno muscolare

Questi effetti possono tradursi in un miglioramento della performance, soprattutto negli sport di forza e resistenza. Tuttavia, il suo uso improprio comporta rischi significativi, tra cui ipoglicemia grave, con possibili conseguenze anche letali.

Diuretici e agenti mascheranti

I diuretici e gli agenti mascheranti, classificati nella sezione S5, non migliorano direttamente la prestazione atletica, ma svolgono un ruolo strategico nel doping. Essi vengono utilizzati per diluire le urine, riducendo la concentrazione delle sostanze proibite, alterare l’escrezione di farmaci dopanti e consentire il rapido calo di peso corporeo in sport con categorie di peso

Il loro impiego è quindi finalizzato principalmente a eludere i controlli antidoping, rendendo più difficile l’individuazione delle sostanze illecite.

Gli ormoni peptidici e i modulatori metabolici rappresentano tra le sostanze più potenti utilizzate nel doping, poiché agiscono su meccanismi fisiologici fondamentali come la crescita cellulare, il metabolismo energetico e il trasporto di ossigeno. Per questa ragione, il loro utilizzo illecito non solo altera l’equità sportiva, ma espone l’organismo a rischi elevati e spesso imprevedibili, rendendo necessarie strategie di controllo sempre più avanzate.

Beta-2 agonisti e doping

I beta-2 agonisti rientrano nella categoria S3 della lista delle sostanze proibite e rappresentano una classe di composti ampiamente utilizzata nel doping, soprattutto come alternativa agli steroidi anabolizzanti. Il loro impiego deriva dalla capacità di influenzare sia il sistema respiratorio sia il metabolismo energetico.

Meccanismo d’azione

Dal punto di vista fisiologico, i beta-2 agonisti agiscono stimolando i recettori β2-adrenergici, che fanno parte del sistema dei recettori adrenergici su cui agiscono naturalmente adrenalina e noradrenalina. Questi recettori sono distribuiti in diversi tessuti, tra cui muscolo scheletrico, tessuto adiposo e muscolatura liscia bronchiale.

L’attivazione dei recettori β2 determina una serie di effetti quali rilassamento della muscolatura bronchiale e dilatazione delle vie aeree (bronco-dilatazione) e aumento del flusso di ossigeno verso i polmoni

Tali sostanze sono quindi utilizzate in ambito clinico nel trattamento di patologie respiratorie come l’asma. Tuttavia, nel contesto del doping, il loro utilizzo avviene spesso a dosaggi superiori rispetto a quelli terapeutici.

Effetti anabolici e metabolici

Beta-2 agonisti e doping
Beta-2 agonisti e doping

Se assunti ad alte dosi, i beta-2 agonisti possono esercitare effetti che vanno oltre la semplice broncodilatazione. In particolare stimolano la sintesi proteica, contribuendo all’aumento della massa muscolare e favoriscono la riduzione del tessuto adiposo (effetto lipolitico e ipocalorico)

Questa combinazione di effetti rende tali sostanze particolarmente attraenti nel doping, poiché consentono contemporaneamente un miglioramento della composizione corporea e delle prestazioni fisiche.

Utilizzo nel doping e implicazioni

Nel contesto del doping, i beta-2 agonisti vengono utilizzati come alternativa agli steroidi anabolizzanti, soprattutto per ottenere un incremento della massa muscolare con una percezione di minori effetti collaterali androgeni.

Tuttavia, il loro uso improprio può comportare rischi significativi, tra cui tachicardia e aritmie cardiache, tremori e agitazione e alterazioni metaboliche

Pertanto, sebbene abbiano applicazioni terapeutiche ben definite, l’abuso di beta-2 agonisti nello sport rappresenta una pratica illecita e potenzialmente pericolosa, pienamente inserita nel fenomeno del doping.

Modulatori ormonali e metabolici

I modulatori ormonali e metabolici, classificati nella categoria S4 comprendono una vasta gamma di sostanze in grado di alterare l’azione degli ormoni o di influenzare specifiche vie enzimatiche. Nel contesto del doping, il loro ruolo è spesso complementare ad altre sostanze, in particolare agli steroidi anabolizzanti.

Meccanismo d’azione

Dal punto di vista fisiologico, i modulatori S4 agiscono intervenendo su processi endocrini e metabolici chiave, modificando l’equilibrio ormonale dell’organismo. Essi possono bloccare o ridurre l’azione di determinati ormoni, inibire o stimolare enzimi specifici coinvolti nel metabolismo ormonale e modulare la conversione tra ormoni

Un esempio significativo è rappresentato dagli antiestrogeni, che impediscono la conversione del testosterone in estrogeni attraverso l’inibizione dell’enzima aromatasi o il blocco dei recettori estrogenici.

Utilizzo nel doping

Nel contesto del doping, i modulatori ormonali con effetto antiestrogenico vengono utilizzati principalmente per contrastare gli effetti collaterali degli steroidi anabolizzanti. L’assunzione di AAS può infatti determinare un aumento degli estrogeni, con conseguenze come ginecomastia e ritenzione idrica.

L’uso di antiestrogeni consente quindi di limitare gli effetti indesiderati degli anabolizzanti, mantenere un profilo ormonale più favorevole alla performance, prolungare o intensificare i cicli di assunzione di steroidi

Per questo motivo, l’abuso di modulatori S4 è strettamente associato all’uso di altre sostanze dopanti.

Diffusione nelle discipline sportive

L’impiego di questi composti nel doping è particolarmente diffuso negli stessi ambiti in cui si fa uso di steroidi anabolizzanti, tra cui sport di forza, come il sollevamento pesi, sport da combattimento, come la boxe, sport di resistenza, come il ciclismo e lo sci di fondo

Tuttavia, il livello più elevato di abuso si osserva nel bodybuilding, dove gli anabolizzanti vengono spesso assunti in dosi elevate e per periodi prolungati. In questo contesto, i modulatori ormonali diventano parte integrante dei protocolli di doping, utilizzati per ottimizzare gli effetti e ridurre i rischi percepiti.

I modulatori ormonali e metabolici rappresentano una componente strategica del doping moderno, poiché non agiscono direttamente sulla performance, ma potenziano e regolano gli effetti di altre sostanze dopanti. Tuttavia, la loro interferenza con l’equilibrio endocrino può comportare alterazioni fisiologiche significative, rendendo il loro utilizzo non solo illecito, ma anche potenzialmente dannoso per la salute.

Diuretici e agenti mascheranti

I diuretici e gli agenti mascheranti, classificati nella categoria S5 rivestono un ruolo particolare nel doping, poiché non migliorano direttamente la prestazione atletica, ma vengono utilizzati per alterare o falsificare i risultati dei controlli antidoping.

Diuretici: meccanismo e utilizzo nel doping

I diuretici sono sostanze che aumentano l’eliminazione di acqua e sali minerali attraverso le urine. Il loro uso è stato vietato nello sport, sia in gara sia fuori gara, a partire dal 1988, proprio per il loro potenziale impiego illecito.

Nel contesto del doping, i diuretici vengono utilizzati principalmente per la riduzione rapida del peso corporeo e la diluizione delle urine, che comporta una diminuzione della concentrazione delle sostanze dopanti e ne rende più difficile l’individuazione

Questo effetto di diluizione urinaria rappresenta il principale motivo per cui i diuretici sono considerati anche agenti mascheranti.

Effetto mascherante e alterazioni fisiologiche

Oltre ad aumentare il volume urinario, alcuni diuretici possono esercitare un ulteriore effetto mascherante modificando il pH urinario. Questa variazione può influenzare l’escrezione dei farmaci, alterando la clearance renale di sostanze acide o basiche e rendendo più complessa la loro rilevazione nei test antidoping.

Di conseguenza, l’uso di diuretici nel doping non solo diluisce i metaboliti delle sostanze proibite, ma può anche interferire con i meccanismi di eliminazione, contribuendo a occultare l’assunzione di altri agenti dopanti.

Altri agenti mascheranti

Oltre ai diuretici, esistono altre sostanze non diuretiche che possono essere utilizzate come agenti mascheranti. Tra questi il probenecid, che riduce l’escrezione renale di alcuni farmaci, la desmopressina, che altera la produzione di urina e gli espansori del volume plasmatico, che modificano la concentrazione ematica e urinaria delle sostanze

Questi composti agiscono attraverso meccanismi diversi, ma con un obiettivo comune: rendere più difficile l’identificazione delle sostanze proibite nei controlli antidoping.

Ruolo nel doping e implicazioni

I diuretici e gli agenti mascheranti rappresentano strumenti strategici per eludere i controlli, piuttosto che per migliorare direttamente la performance. Tuttavia, il loro utilizzo comporta rischi significativi, tra cui disidratazione, squilibri elettrolitici e alterazioni della funzione renale.

Stimolanti (S6) e doping

Gli stimolanti, classificati nella categoria S6 della lista, rappresentano una delle classi più diffuse nel doping, in particolare negli sport che richiedono elevati livelli di concentrazione, prontezza mentale e resistenza alla fatica. Agiscono principalmente sul sistema nervoso centrale, modificando la percezione dello sforzo e aumentando lo stato di vigilanza.

Meccanismo d’azione

Dal punto di vista fisiologico, gli stimolanti esercitano i loro effetti attraverso l’interazione con i neurotrasmettitori, in particolare dopamina, noradrenalina e serotonina

Possono aumentare il rilascio di questi mediatori o inibirne la ricaptazione, determinando un’intensificazione della trasmissione nervosa con un aumento di attenzione e concentrazione, tempo di reazione e livelli di energia percepita

Tali effetti portano a una riduzione della sensazione di fatica e a un miglioramento della performance, soprattutto in condizioni di sforzo prolungato.

Queste caratteristiche li rendono particolarmente diffusi in discipline come sport di squadra, sport di resistenza e attività che richiedono elevata concentrazione.

La categoria S6 comprende numerose sostanze, tra cui amfetamine e derivati, efedrina e composti correlati, cocaina e altre molecole con azione stimolante sul sistema nervoso centrale

Rischi e implicazioni

L’uso di stimolanti nel doping comporta rischi significativi per la salute, tra cui tachicardia e ipertensione, aritmie cardiache, ansia, agitazione e disturbi psicologici e rischio di dipendenza

Inoltre, la riduzione della percezione della fatica può portare l’atleta a superare i limiti fisiologici, aumentando il rischio di infortuni o collassi.

Narcotici (S7)

I narcotici, classificati nella categoria S7, comprendono sostanze ad azione analgesica utilizzate principalmente per il trattamento del dolore acuto e cronico. Nel contesto del doping, il loro impiego non mira a migliorare la prestazione fisica, ma a ridurre o eliminare la percezione del dolore, consentendo all’atleta di continuare l’attività sportiva anche in presenza di infortuni o condizioni debilitanti.

Meccanismo d’azione

Dal punto di vista fisiologico, i narcotici agiscono legandosi ai recettori oppioidi presenti nel sistema nervoso centrale e periferico. Questa interazione determina inibizione della trasmissione del segnale doloroso, aumento della tolleranza al dolore, effetto sedativo e, in alcuni casi, euforizzante

Tra le sostanze più note rientrano morfina, ossicodone, fentanyl e derivati oppioidi, tutte caratterizzate da una potente attività analgesica.

Utilizzo nel doping

Nel contesto del doping, i narcotici vengono utilizzati per mascherare il dolore durante la competizione, permettere la prosecuzione dell’attività nonostante lesioni o affaticamento e ridurre la percezione dello sforzo associato al dolore

Rischi e implicazioni

L’uso improprio di narcotici nel doping comporta rischi significativi, tra cui depressione respiratoria, sonnolenza e riduzione della prontezza mentale, dipendenza e aumento del rischio di infortuni gravi, dovuto alla soppressione del dolore

La capacità di eliminare il dolore può infatti indurre l’atleta a ignorare segnali fisiologici fondamentali, aggravando lesioni preesistenti.

I narcotici rappresentano quindi una categoria particolare nel panorama del doping, in quanto non migliorano direttamente la capacità fisica, ma alterano la percezione del dolore e dello sforzo. Tuttavia, i rischi associati al loro abuso e il potenziale di dipendenza li rendono sostanze altamente pericolose e incompatibili con una pratica sportiva sicura ed etica.

Cannabinoidi (S8) e doping

I cannabinoidi, classificati nella categoria S8, comprendono sostanze attive sul sistema endocannabinoide, tra cui il principale composto psicoattivo della cannabis, il Δ9-tetraidrocannabinolo (THC). Nel contesto del doping, il loro utilizzo è vietato in competizione, in quanto può influenzare le capacità cognitive, percettive e comportamentali dell’atleta.

Meccanismo d’azione

I cannabinoidi agiscono legandosi ai recettori cannabinoidi (CB1 localizzati principalmente nel sistema nervoso centrale e regolano funzioni come memoria, coordinazione e percezione del dolore e i recettori CB2 che sono presenti soprattutto nel sistema immunitario e nei tessuti periferici

L’attivazione di questi recettori determina effetti quali alterazione della percezione sensoriale, modificazione dell’umore, effetto analgesico e rilassante

Utilizzo nel doping

I cannabinoidi non vengono generalmente utilizzati per migliorare direttamente la prestazione fisica, ma possono essere impiegati per ridurre ansia e stress pre-gara, attenuare la percezione del dolore  e favorire il rilassamento muscolare

In alcune discipline, questi effetti possono fornire un vantaggio indiretto, ad esempio migliorando la gestione della pressione psicologica o la qualità del recupero.

Rischi e implicazioni

L’uso di cannabinoidi nel doping comporta diversi rischi quali deficit cognitivi e di memoria, alterazioni della percezione spazio-temporale, possibile sviluppo di dipendenza psicologica e effetti cardiovascolari, come tachicardia

Inoltre, l’alterazione delle capacità psicomotorie può aumentare il rischio di errori e infortuni, soprattutto in discipline che richiedono precisione e rapidità.

I cannabinoidi rappresentano una categoria peculiare nel panorama del doping, in quanto agiscono principalmente su processi neurologici e psicologici. Sebbene non siano tipicamente associati a un miglioramento diretto delle prestazioni fisiche, il loro utilizzo può comunque alterare le condizioni di gara, giustificandone l’inclusione tra le sostanze vietate.

Oltre le sostanze: ambiti di approfondimento sul doping

Il presente articolo si concentra principalmente sulle sostanze coinvolte nel doping, con particolare attenzione ai loro meccanismi chimici e fisiologici, agli effetti sull’organismo e alle implicazioni sanitarie e regolatorie.

Non si sono trattati i metodi proibiti classificati nelle categorie M1, M2 e M3, che comprendono rispettivamente la manipolazione del sangue e dei suoi componenti, la manipolazione chimica e fisica dei campioni e il doping genetico e cellulare, né la categoria P1, relativa ai beta-bloccanti vietati in specifiche discipline sportive.

Tali argomenti presentano caratteristiche tecniche e normative peculiari, spesso legate non tanto all’impiego di sostanze quanto a procedure mediche, tecniche di alterazione biologica e strategie di manipolazione della performance, richiedendo quindi una trattazione separata e più specialistica.

Per questa ragione saranno oggetto di un successivo approfondimento dedicato, finalizzato ad analizzare in modo specifico i metodi di doping non farmacologico e le relative problematiche etiche, scientifiche e di controllo.

Chimicamo la chimica online perché tutto è chimica

Autore