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Androgeni

il 23 Maggio 2026

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androgeni

Gli androgeni sono un gruppo di ormoni steroidei fondamentali per lo sviluppo, differenziazione e il mantenimento dei caratteri sessuali maschili, pur essendo presenti e biologicamente attivi anche nell’organismo femminile. Insieme agli estrogeni — e spesso includendo anche il progesterone — sono tradizionalmente definiti “ormoni sessuali”, una denominazione oggi considerata riduttiva, poiché questi composti esercitano effetti molto più ampi rispetto alla sola funzione riproduttiva.

Gli androgeni, infatti, influenzano numerosi processi fisiologici, tra cui il metabolismo energetico, la sintesi proteica, la crescita muscolare, la densità ossea, l’eritropoiesi e diverse funzioni neuroendocrine. Dal punto di vista biologico, gli androgeni sono storicamente associati alla modulazione dello sviluppo corporeo secondo il modello maschile.

Essi partecipano alla formazione dei genitali maschili durante la vita fetale, alla maturazione puberale e alla comparsa dei caratteri sessuali secondari, come barba, peluria corporea e abbassamento del tono della voce.

Inoltre, contribuiscono allo sviluppo e all’organizzazione funzionale del sistema nervoso centrale, influenzando aspetti neurobiologici e comportamentali tradizionalmente collegati alla mascolinità. Questa interpretazione ha portato per lungo tempo a una netta contrapposizione tra androgeni ed estrogeni, considerati rispettivamente ormoni “maschili” e “femminili”.

Tuttavia, le moderne conoscenze endocrinologiche mostrano una realtà molto più complessa. Alcuni estrogeni possono essere presenti negli uomini in concentrazioni comparabili a quelle femminili, mentre bambini di entrambi i sessi e donne possono possedere livelli totali di androgeni simili a quelli osservati nei maschi adulti. Ne deriva che la distinzione tra ormoni “maschili” e “femminili” risulta spesso semplificativa e non completamente rappresentativa della fisiologia umana.

Dal punto di vista chimico, gli androgeni appartengono alla famiglia degli steroidi derivati dal colesterolo e vengono sintetizzati principalmente nei testicoli, nelle ovaie e nella corteccia surrenale. Alterazioni nella loro produzione, conversione o attività biologica possono essere associate a diverse condizioni patologiche, tra cui ipogonadismo, sindrome dell’ovaio policistico, alopecia androgenetica e numerosi disturbi endocrini e metabolici.

Struttura chimica degli androgeni

Gli androgeni appartengono alla vasta famiglia degli ormoni steroidei e condividono una struttura chimica comune derivata dal colesterolo. Dal punto di vista molecolare, questi composti sono caratterizzati dalla presenza del tipico nucleo steroideo (ciclopentanoperidrofenantrenico), costituito da quattro anelli carboniosi condensati: tre anelli cicloesanici e un anello ciclopentanico.

nucleo steroideo
nucleo steroideo

Questa impalcatura tetraciclica rappresenta la base strutturale di tutti gli steroidi biologicamente attivi, inclusi androgeni, estrogeni, progestinici e corticosteroidi.

La struttura degli androgeni deriva quindi dalla progressiva trasformazione enzimatica del colesterolo, un lipide essenziale presente nelle membrane cellulari. Il primo passaggio della steroidogenesi consiste nella conversione del colesterolo in pregnenolone ad opera dell’enzima mitocondriale CYP11A1, noto anche come citocromo P450scc.

A partire dal pregnenolone si sviluppano numerose vie biosintetiche che conducono alla formazione dei diversi ormoni steroidei.

Dal punto di vista chimico, gli androgeni appartengono principalmente alla categoria degli steroidi C19, definiti così perché possiedono diciannove atomi di carbonio. Questa caratteristica li distingue, ad esempio, dagli estrogeni, che presentano diciotto atomi di carbonio, e dai corticosteroidi, che ne possiedono ventuno. La perdita della catena laterale del colesterolo e specifiche modificazioni ossidative permettono infatti la formazione dello scheletro androgenico.

Le differenze strutturali tra i vari androgeni dipendono dalla presenza di particolari gruppi funzionali, dal grado di saturazione dei legami e dalle modificazioni enzimatiche operate nei diversi tessuti.

Il testosterone, principale androgeno dell’organismo umano, presenta un gruppo chetonico in posizione C3 e un gruppo ossidrilico in posizione C17, elementi fondamentali per la sua attività biologica. Il diidrotestosterone (DHT) deriva invece dalla riduzione del doppio legame presente nel testosterone tramite l’enzima 5α-reduttasi, una trasformazione che aumenta significativamente l’affinità per il recettore androgenico.

Anche composti come androstenedione e deidroepiandrosterone (DHEA) condividono il medesimo nucleo steroideo, ma possiedono differenti sostituenti chimici che ne modificano attività biologica, metabolismo e potenza androgenica. Piccole variazioni strutturali possono infatti determinare profonde differenze farmacologiche e fisiologiche.

La natura lipofila degli androgeni influenza notevolmente il loro comportamento biologico. Essendo scarsamente solubili in acqua, questi ormoni circolano nel sangue prevalentemente legati a proteine plasmatiche come la Sex Hormone Binding Globulin (SHBG) e l’albumina. La lipofilia consente inoltre agli androgeni di attraversare facilmente le membrane cellulari e interagire con recettori intracellulari, regolando l’espressione genica e numerosi processi metabolici.

La comprensione della struttura chimica degli androgeni riveste grande importanza in biochimica, endocrinologia e farmacologia, poiché molte applicazioni terapeutiche e numerosi steroidi sintetici derivano proprio da modificazioni controllate della struttura androgenica naturale.

Principali androgeni e loro funzioni biologiche

Androgeni diretti e pro-ormoni

Gli androgeni comprendono una vasta classe di ormoni steroidei che possono agire direttamente sui recettori androgenici oppure fungere da precursori metabolici di altri ormoni sessuali biologicamente attivi. Alcuni androgeni, infatti, possiedono un’attività androgenica limitata ma rappresentano intermedi fondamentali nella sintesi di testosterone, diidrotestosterone ed estrogeni.

Tra i principali androgeni naturali si distinguono:

-androstenedione
-deidroepiandrosterone (DHEA)
-deidroepiandrosterone solfato (DHEAS)
-diidrotestosterone (DHT)
-testosterone

Androstenedione

L’androstenedione è un ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali, dalle gonadi maschili e femminili e, in misura minore, da altri tessuti periferici. Negli uomini, la maggior parte della produzione avviene nei testicoli, dove questo composto viene rapidamente convertito in testosterone.

Dal punto di vista biologico, l’androstenedione è considerato principalmente un pro-ormone, poiché possiede un’attività androgenica relativamente debole. Nelle donne rappresenta un importante precursore sia del testosterone sia dell’estrone, uno degli estrogeni principali.

La sua secrezione è regolata da diversi ormoni ipofisari ovvero l’ormone adrenocorticotropo (ACTH) controlla la produzione surrenalica, l’ormone luteinizzante (LH) stimola la sintesi testicolare e nelle ovaie intervengono LH e ormone follicolo-stimolante (FSH).

Deidroepiandrosterone (DHEA)

Il deidroepiandrosterone (DHEA) è uno dei più abbondanti steroidi circolanti nell’organismo umano e rappresenta un importante precursore biosintetico degli androgeni e degli estrogeni. È sintetizzato principalmente nella corteccia surrenale, ma anche nelle gonadi e nel sistema nervoso centrale.

Colesterolo → Pregnenolone → DHEA → Androstenedione → Testosterone

sintesi Diidrotestosterone
biosintesi androgeni

Il DHEA possiede effetti androgenici diretti limitati, ma riveste un ruolo cruciale nella produzione periferica di testosterone ed estradiolo. Nelle donne costituisce una delle principali fonti indirette di estrogeni, soprattutto dopo la menopausa, quando la funzione ovarica diminuisce drasticamente.

I livelli di DHEA aumentano durante la pubertà, raggiungono il picco nella prima età adulta e tendono a diminuire progressivamente con l’invecchiamento. La sua sintesi è regolata principalmente dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene attraverso meccanismi di feedback endocrino.

Deidroepiandrosterone solfato (DHEAS)

Il deidroepiandrosterone solfato (DHEAS) rappresenta la forma solfatata del DHEA ed è il principale modo con cui questo ormone viene trasportato nel circolo sanguigno. La solfatazione aumenta la stabilità della molecola e ne riduce la degradazione metabolica.

sintesi del Deidroepiandrosterone solfato
sintesi del Deidroepiandrosterone solfato

Il DHEAS viene prodotto prevalentemente dalla corteccia surrenale, con contributi minori da ovaie e testicoli. Pur avendo una debole attività androgenica diretta, costituisce una riserva endocrina importante per la sintesi periferica di androgeni ed estrogeni.

Dal punto di vista clinico, il dosaggio del DHEAS è frequentemente utilizzato nella valutazione delle disfunzioni surrenaliche e degli stati di iperandrogenismo.

Diidrotestosterone (DHT)

Il diidrotestosterone (DHT) è uno dei più potenti androgeni biologicamente attivi. Deriva dalla conversione del testosterone mediante l’enzima 5α-reduttasi.

Il DHT possiede un’affinità molto elevata per il recettore androgenico, risultando più potente del testosterone in numerosi tessuti periferici. È fondamentale nello sviluppo dei genitali maschili durante la vita fetale e nella comparsa dei caratteri sessuali secondari durante la pubertà.

Tra le sue principali funzioni vi sono lo sviluppo della prostata e dei genitali esterni, la crescita della peluria corporea, la maturazione sessuale maschile e la regolazione di alcuni processi cutanei e follicolari.

Il DHT è inoltre coinvolto nella patogenesi dell’alopecia androgenetica e dell’ipertrofia prostatica benigna.

Testosterone

Il testosterone rappresenta il principale androgeno dell’organismo umano ed è il più importante ormone sessuale maschile. Negli uomini viene prodotto prevalentemente dalle cellule di Leydig dei testicoli, mentre nelle donne viene sintetizzato in quantità inferiori da ovaie e ghiandole surrenali.

La sua produzione aumenta significativamente durante la pubertà e tende a diminuire gradualmente con l’età adulta.

Il testosterone esercita effetti diretti tramite il legame con il recettore androgenico, ma può anche essere convertito in metaboliti biologicamente attivi come il DHT e l’estradiolo.

sintesi dell'estradiolo
sintesi dell’estradiolo

Testosterone → Estradiolo

Le sue funzioni comprendono lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, incremento della massa muscolare, mantenimento della densità ossea, stimolazione della spermatogenesi, regolazione della libido e modulazione del metabolismo proteico ed energetico.

Alterazioni dei livelli di testosterone possono influenzare profondamente la salute metabolica, riproduttiva e cardiovascolare.

Androgeni sintetici e steroidi anabolizzanti

Gli steroidi anabolizzanti androgeni (AAS) rappresentano una classe di composti sintetici derivati dagli androgeni naturali, sviluppati per amplificare gli effetti anabolici — come l’aumento della massa muscolare e della sintesi proteica — mantenendo, almeno teoricamente, una minore attività androgenica. Sebbene alcuni AAS trovino impiego terapeutico in specifiche condizioni cliniche, il loro utilizzo improprio è oggi considerato una delle forme di doping più diffuse, non soltanto nello sport professionistico ma anche nelle attività amatoriali e nel bodybuilding.

Dal punto di vista chimico, gli AAS appartengono alla famiglia degli ormoni steroidei lipofili derivati dal colesterolo. Gli ormoni steroidei vengono generalmente suddivisi, in base alla loro attività farmacologica e all’affinità per specifici recettori intracellulari, in:

-steroidi sessuali ovvero androgeni, estrogeni e gestageni

-corticosteroidi ovvero glucocorticoidi e mineralcorticoidi.

La biosintesi degli steroidi ha origine dal colesterolo attraverso l’azione dell’enzima mitocondriale citocromo P450scc (CYP11A1), che converte il colesterolo in pregnenolone mediante la rimozione della catena laterale.

trasformazione del colesterolo in pregnenolone
trasformazione del colesterolo in pregnenolone

Il pregnenolone rappresenta il precursore comune per la sintesi di androgeni, estrogeni e corticosteroidi. Attraverso ulteriori trasformazioni enzimatiche, la perdita degli atomi di carbonio C20 e C21 porta alla formazione degli androgeni e successivamente degli estrogeni

Patologie correlate agli androgeni

Le alterazioni del sistema androgenico possono determinare un ampio spettro di condizioni cliniche, che derivano sia da una ridotta produzione ormonale sia da un eccesso di attività androgenica o da una alterata sensibilità dei tessuti bersaglio. Poiché gli androgeni influenzano numerosi sistemi — riproduttivo, metabolico, cutaneo, muscoloscheletrico e neuroendocrino — le conseguenze delle loro disfunzioni sono spesso sistemiche e multifattoriali.

Ipogonadismo e deficit androgenico

Una delle condizioni più rilevanti associate agli androgeni è l’ipogonadismo, caratterizzato da una ridotta produzione di testosterone o da un’alterata risposta periferica agli androgeni. Questo quadro può originare da disfunzioni testicolari, ipofisarie o ipotalamiche e comporta una diminuzione progressiva delle funzioni androgeno-dipendenti.

Sul piano clinico, la carenza androgenica si manifesta con riduzione della libido, affaticamento, perdita di massa muscolare e riduzione della densità ossea, fino a condizioni più severe come osteopenia e osteoporosi. Nei soggetti in età fertile può inoltre compromettere la spermatogenesi, contribuendo a quadri di infertilità maschile.

Iperandrogenismo

All’estremo opposto si colloca l’iperandrogenismo, una condizione caratterizzata da un’eccessiva produzione o attività biologica degli androgeni. Questa situazione può derivare da alterazioni ovariche, surrenaliche o da disfunzioni enzimatiche della steroidogenesi.

Nelle donne, l’eccesso di androgeni determina un insieme di manifestazioni cliniche che includono irsutismo, acne, seborrea e alterazioni del ciclo mestruale, fino all’amenorrea. In alcuni casi si osserva anche un progressivo virilismo, con modificazioni della distribuzione dei peli corporei e variazioni della voce. La causa più frequente di iperandrogenismo femminile è la sindrome dell’ovaio policistico, nella quale l’alterazione dell’asse endocrino porta a una produzione androgenica aumentata e disfunzionale.

Alopecia androgenetica

Un’altra condizione strettamente legata all’attività androgenica è l’alopecia androgenetica, una forma progressiva di perdita dei capelli influenzata dalla sensibilità dei follicoli piliferi agli androgeni, in particolare al diidrotestosterone.

In questo contesto non è tanto la quantità di androgeni circolanti a essere determinante, quanto la risposta biologica locale dei tessuti. La miniaturizzazione progressiva del follicolo pilifero porta a una riduzione della fase di crescita del capello e a un suo progressivo assottigliamento, con pattern caratteristici differenti tra uomini e donne.

Alterazioni della crescita e dello sviluppo

Gli androgeni svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo puberale e nella maturazione scheletrica. Quando la loro azione è eccessiva durante l’infanzia o l’adolescenza, si può osservare un’accelerazione della maturazione ossea con conseguente chiusura precoce delle cartilagini epifisarie.

Questo processo determina un arresto prematuro della crescita longitudinale, con riduzione dell’altezza finale. Al contrario, una carenza androgenica durante lo sviluppo può ritardare la comparsa dei caratteri sessuali secondari e compromettere la normale progressione puberale.

Alterazioni metaboliche e sistemiche

Le disfunzioni androgeniche si riflettono anche sul metabolismo generale. Un deficit di testosterone può essere associato a riduzione della massa magra, aumento della massa grassa e alterazioni del metabolismo lipidico e glucidico. Parallelamente, un eccesso di androgeni o l’uso esogeno di derivati sintetici può indurre squilibri metabolici che coinvolgono il profilo lipidico, la sensibilità insulinica e la funzione epatica.

Questi effetti evidenziano il ruolo degli androgeni non solo come ormoni riproduttivi, ma come regolatori sistemici dell’omeostasi energetica.

Alterazioni neuropsichiatriche

Il sistema nervoso centrale rappresenta un importante bersaglio dell’attività androgenica. Le variazioni nei livelli di questi ormoni possono influenzare umore, comportamento e funzioni cognitive. In condizioni di squilibrio, sia per eccesso sia per deficit, possono comparire alterazioni dell’umore, irritabilità, riduzione del benessere psicologico e, in alcuni casi, quadri depressivi.

L’abuso di androgeni sintetici amplifica questi effetti, contribuendo a instabilità emotiva, comportamenti aggressivi e possibili fenomeni di dipendenza, evidenziando il delicato equilibrio neuroendocrino su cui si basa l’azione di questi ormoni.

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