Aminoglicosidi
Gli aminoglicosidi sono antibiotici naturali o semisintetici derivati dagli attinomiceti, caratterizzati da una rapida azione battericida e da un ampio spettro antibatterico, in particolare nei confronti dei batteri aerobi Gram-negativi.
Questi composti hanno rappresentato farmaci di prima linea agli albori della chemioterapia antimicrobica, contribuendo in modo significativo al trattamento delle infezioni gravi. Tuttavia, a partire dagli anni ’80, il loro impiego è progressivamente diminuito, a causa della disponibilità di alternative terapeutiche più sicure, come cefalosporine, carbapenemi e fluorochinoloni, e della nota tossicità associata a questa classe.
Negli ultimi anni, però, si è assistito a un rinnovato interesse per gli aminoglicosidi, dovuto a diversi fattori convergenti. In primo luogo, il continuo aumento dei batteri multiresistenti ha reso nuovamente rilevanti antibiotici con meccanismi d’azione distinti e difficilmente aggirabili. Inoltre, gli aminoglicosidi mostrano una marcata sinergia con altre classi di antibatterici, caratteristica che ne potenzia l’efficacia in terapia combinata.
Parallelamente, lo sviluppo di regimi di dosaggio ottimizzati ha permesso di migliorare il profilo di sicurezza e l’efficacia clinica di questi farmaci, contribuendo alla loro rivalutazione. In questo contesto, accanto alla riscoperta di molecole tradizionali, come la streptomicina, sono stati sviluppati nuovi aminoglicosidi, tra cui la plazomicina, progettati per contrastare specifici meccanismi di resistenza batterica.
Struttura chimica e classificazione
Gli aminoglicosidi sono caratterizzati da una struttura centrale costituita da amminozuccheri legati tramite legami glicosidici a un aminociclitolo dibasico, che nella maggior parte dei casi è rappresentato dalla 2-deossistreptamina. Questa architettura molecolare conferisce alla classe proprietà chimico-fisiche distintive, tra cui elevata polarità e carica positiva a pH fisiologico, fondamentali per l’interazione con i bersagli biologici.
Sulla base dell’identità della porzione aminociclitolica, gli aminoglicosidi possono essere suddivisi in quattro principali sottoclassi strutturali ovvero aminoglicosidi

-con anello di deossistreptamina 4,6-disostituito
che includono composti di grande rilevanza clinica come gentamicina, amikacina, tobramicina e plazomicina.
-privi di deossistreptamina
comprendono molecole come la streptomicina, caratterizzata dalla presenza di un anello streptidinico.
-con anello di deossistreptamina monosostituito
come l’apramicina, in cui un solo sostituente è legato al nucleo aminociclitolico.
-con anello di deossistreptamina 4,5-disostituito
tra cui neomicina e ribostamicina, caratterizzati da due sostituenti in posizione 4 e 5.
Oltre al nucleo centrale, gli aminoglicosidi presentano una notevole variabilità nelle sostituzioni amminiche e idrossiliche, che riveste un ruolo cruciale nel determinarne le proprietà biologiche. In particolare, tali modificazioni influenzano direttamente sia il meccanismo d’azione a livello ribosomiale, sia la suscettibilità agli enzimi modificanti gli aminoglicosidi (AME), responsabili di uno dei principali meccanismi di resistenza batterica.
Meccanismo d’azione
Interazione con il ribosoma batterico

Gli aminoglicosidi inibiscono la sintesi proteica legandosi con elevata affinità al sito A dell’RNA ribosomiale 16S della subunità 30S del ribosoma batterico. Sebbene i diversi aminoglicosidi mostrino specificità variabile per regioni distinte del sito A, tutti determinano una alterazione conformazionale del ribosoma, compromettendone la funzione.
Induzione di errori nella traduzione (misreading)
Come conseguenza di questa interazione, gli aminoglicosidi promuovono una lettura errata dei codoni dell’mRNA, interferendo con il corretto appaiamento tra codone e tRNA.
Questo fenomeno porta alla sintesi di proteine aberranti, nelle quali vengono incorporati amminoacidi errati, generando polipeptidi non funzionali o tossici.
Danno cellulare e morte batterica
Le proteine sintetizzate in modo errato possono inserirsi nella membrana citoplasmatica, alterarne l’integrità strutturale e compromettere la funzione di barriera
Il risultato è un danno progressivo alla membrana cellulare e ad altri componenti intracellulari, che culmina nella morte rapida della cellula batterica.
Inoltre, alcuni aminoglicosidi possono anche inibire l’inizio della traduzione e bloccare l’allungamento della catena polipeptidica
Nonostante differenze legate alla struttura chimica, tutti gli aminoglicosidi mostrano un effetto battericida rapido e un marcato effetto post-antibiotico.
Uptake cellulare e trasporto intracellulare
L’ingresso degli aminoglicosidi nelle cellule batteriche avviene attraverso un processo multifasico, fondamentale per la loro attività.
Fase 1: interazione con la membrana (fase energia-indipendente)
La fase iniziale consiste nel legame elettrostatico tra l’aminoglicoside policationico e i componenti anionici della membrana batterica, tra cui fosfolipidi, acidi teicoici (nei Gram-positivi) e lipopolisaccaride (LPS) (nei Gram-negativi)
Questo legame determina lo spiazzamento degli ioni magnesio (Mg²⁺), che normalmente stabilizzano la membrana formando ponti tra i lipidi. La loro rimozione provoca la destabilizzazione della membrana, un aumento della permeabilità e la facilitazione dell’ingresso del farmaco
Fase 2 e 3: trasporto energia-dipendente
Le fasi successive richiedono energia e sono dipendenti dal trasporto elettronico. L’aminoglicoside viene progressivamente trasferito nel citoplasma attraverso un processo attivo, relativamente lento nella fase iniziale.
Una volta entrato nella cellula l’inibizione della sintesi proteica porta alla produzione di proteine aberranti di membrana. Queste proteine aumentano ulteriormente la permeabilità della membrana citoplasmatica
Effetto di amplificazione intracellulare
Le alterazioni della membrana favoriscono un ingresso accelerato di ulteriori molecole di aminoglicoside, instaurando un ciclo di feedback positivo che comporta un aumento dell’accumulo intracellulare, ulteriore inibizione della sintesi proteica e incremento degli errori di traduzione
Questo processo porta rapidamente a una morte cellulare irreversibile.
Trasporto e uptake cellulare
L’attività degli aminoglicosidi è strettamente dipendente dalla loro capacità di penetrare all’interno della cellula batterica, un processo complesso che si articola in più fasi e che risulta fortemente influenzato dalle condizioni fisiologiche del microrganismo.
Fase iniziale: interazione con la membrana (energia-indipendente)
Il primo passo consiste in un legame elettrostatico tra gli aminoglicosidi, altamente policationici, e i componenti anionici della superficie batterica, tra cui fosfolipidi di membrana, acidi teicoici e lipopolisaccaride
Questa interazione determina lo spiazzamento degli ioni Mg²⁺, responsabili della stabilizzazione della membrana attraverso ponti ionici tra le molecole lipidiche. La loro rimozione provoca la destabilizzazione della membrana esterna, un aumento della permeabilità e la facilitazione dell’ingresso dell’antibiotico
Fasi energia-dipendenti: ingresso nel citoplasma
Dopo la fase iniziale, il trasporto degli aminoglicosidi diventa energia-dipendente e richiede un metabolismo ossidativo attivo.
Queste fasi sono mediate dal trasporto elettronico e consentono il passaggio progressivo dell’antibiotico attraverso la membrana citoplasmatica fino al citoplasma.
Un aspetto cruciale è che questo processo è dipendente dalla presenza di ossigeno e risulta inefficiente o assente nei batteri anaerobi
Questo spiega perché gli aminoglicosidi risultano intrinsecamente inattivi contro i microrganismi anaerobi.
Amplificazione dell’uptake mediata da proteine aberranti
Una volta entrati nella cellula, gli aminoglicosidi inducono la sintesi di proteine aberranti, alcune delle quali si inseriscono nella membrana citoplasmatica.
Questo fenomeno provoca una ulteriore compromissione dell’integrità di membrana, aumento della permeabilità cellulare e un ingresso accelerato di nuove molecole di aminoglicoside
Si instaura così un meccanismo di feedback positivo, che porta a un accumulo intracellulare massivo, intensificazione dell’inibizione della sintesi proteica e rapida morte cellulare
Implicazioni biologiche e farmacologiche
Il meccanismo di uptake degli aminoglicosidi ha importanti conseguenze:
-l’efficacia è ridotta in condizioni di ipossia o bassa attività metabolica
-l’attività è potenziata in presenza di antibiotici che danneggiano la parete cellulare (sinergia)
-la dipendenza dall’energia spiega la selettività verso batteri aerobi
Spettro d’azione
Gli aminoglicosidi presentano uno spettro antibatterico relativamente selettivo, risultando particolarmente efficaci nei confronti di specifiche categorie di microrganismi. La loro attività è strettamente legata al meccanismo di uptake energia-dipendente, che condiziona in modo significativo i bersagli biologici.
Attività contro batteri Gram-negativi aerobi
Gli aminoglicosidi sono altamente attivi contro batteri Gram-negativi aerobi, tra cui Enterobacteriaceae (come Escherichia coli, Klebsiella, Enterobacter), Pseudomonas aeruginosa e altri patogeni opportunisti di rilevanza ospedaliera
In questi microrganismi, l’efficiente trasporto intracellulare consente agli aminoglicosidi di esercitare una rapida azione battericida.
Attività contro batteri Gram-positivi
L’attività nei confronti dei batteri Gram-positivi è generalmente più limitata e non ottimale in monoterapia
Tuttavia, gli aminoglicosidi possono risultare efficaci se utilizzati in combinazione con antibiotici attivi sulla parete cellulare (come i β-lattamici o i glicopeptidi), che aumentano la permeabilità della cellula batterica e facilitano l’ingresso dell’aminoglicoside
Questo rappresenta un classico esempio di sinergia antibiotica.
Inefficacia contro batteri anaerobi
Gli aminoglicosidi sono intrinsecamente inattivi contro i batteri anaerobi.
Ciò è dovuto al fatto che il loro ingresso nella cellula richiede un trasporto attivo dipendente dall’energia e dal metabolismo ossidativo, processi assenti o fortemente ridotti in condizioni anaerobiche.
Influenza delle condizioni ambientali
L’attività degli aminoglicosidi può essere modulata da diversi fattori ambientali quali ridotta efficacia in ambienti ipossici, minore attività in presenza di pH acido epossibile riduzione dell’efficacia in presenza di detriti cellulari o essudati
Questi fattori possono limitare l’azione degli aminoglicosidi in specifici contesti clinici, come ascessi o tessuti necrotici.
Implicazioni cliniche
Lo spettro d’azione degli aminoglicosidi li rende particolarmente indicati per infezioni gravi da Gram-negativi, infezioni nosocomiali e terapie combinate in infezioni complesse
Sinergia con altri antibiotici
Gli aminoglicosidi mostrano una marcata sinergia con diverse classi di antibiotici, un aspetto di grande rilevanza clinica che ne ha sostenuto l’utilizzo anche in epoca di crescente resistenza batterica.
Sinergia con antibiotici attivi sulla parete cellulare
La sinergia più importante si osserva con antibiotici che agiscono sulla sintesi della parete batterica, in particolare β-lattamici (penicilline, cefalosporine, carbapenemi) e glicopeptidi (es. vancomicina)
Questi antibiotici indeboliscono la parete cellulare e aumentano la permeabilità della membrana facilitando così l’ingresso degli aminoglicosidi nel citoplasma, dove possono esercitare la loro azione sul ribosoma. Il risultato è un effetto combinato superiore alla somma delle singole attività (sinergia vera).
Base molecolare della sinergia
Dal punto di vista meccanicistico, la sinergia deriva da un maggiore uptake intracellulare dell’aminoglicoside, incremento della concentrazione citoplasmatica del farmaco e potenziamento dell’inibizione della sintesi proteica
Inoltre, il danno iniziale alla parete cellulare accelera il meccanismo di feedback positivo legato alla produzione di proteine aberranti di membrana, amplificando ulteriormente l’effetto battericida.
Applicazioni cliniche della terapia combinata
La sinergia è sfruttata in diverse condizioni cliniche, tra cui infezioni gravi e sistemiche (es. sepsi), endocarditi batteriche e infezioni da microrganismi difficili da eradicare
In questi contesti, la terapia combinata porta a una maggiore efficacia battericida, riduzione del rischio di resistenza e possibilità di utilizzare dosi più controllate di aminoglicosidi
Limiti e considerazioni
Nonostante i vantaggi, la terapia combinata richiede attenzione a causa di un aumento del rischio di tossicità cumulativa, necessità di monitoraggio terapeutico e variabilità dell’effetto sinergico in base al microrganismo
Meccanismi di resistenza agli aminoglicosidi
La resistenza agli aminoglicosidi rappresenta una sfida rilevante in ambito clinico ed è il risultato di meccanismi multipli e spesso concomitanti, che possono variare in funzione del microrganismo e del contesto genetico.

I principali meccanismi includono la modificazione enzimatica del farmaco, un’alterazione del sito bersaglio ribosomiale e la riduzione dell’accumulo intracellulare (efflusso o ridotto uptake)
Modificazione enzimatica: il meccanismo predominante
Il meccanismo più diffuso è rappresentato dalla inattivazione enzimatica degli aminoglicosidi mediata dagli enzimi modificanti gli aminoglicosidi (AME).
Questi enzimi catalizzano modificazioni chimiche del farmaco, riducono la capacità di legame al ribosoma 30S e determinano una perdita significativa dell’attività antibatterica
Sono stati identificati oltre 100 AME, generalmente classificati in tre principali famiglie ovvero Aminoglicosidi :
– N-acetiltransferasi (AAC) che catalizzano l’acetilazione dei gruppi amminici e alterano la carica e la struttura del farmaco
-O-nucleotidiltransferasi (ANT) che catalizzano l’adenilazione (nucleotidilazione) dei gruppi ossidrilici
-O-fosfotransferasi (APH) che catalizzano la fosforilazione dei gruppi ossidrilici
Le diverse classi sono ulteriormente suddivise in sottotipi specifici, definiti in base alla posizione modificata sulla molecola, a una numerazione romana e talvolta a una lettera identificativa
Queste modificazioni chimiche compromettono l’interazione con il sito A del ribosoma, riducendo drasticamente l’efficacia del farmaco.
Base genetica e diffusione degli AME
Gli enzimi AME sono frequentemente codificati da geni localizzati su plasmidi, spesso associati a trasposoni, integroni e altri determinanti di resistenza (es. β-lattamasi)
Questa organizzazione genetica favorisce il trasferimento genico orizzontale, contribuendo alla rapida diffusione della resistenza tra specie batteriche diverse.
È stato ipotizzato che molti di questi enzimi derivino da microrganismi produttori naturali di aminoglicosidi, come gli attinomiceti, rappresentando un esempio di resistenza evolutiva preesistente.
Alterazione del sito bersaglio
Un altro meccanismo di resistenza è rappresentato dalla modificazione del sito bersaglio ribosomiale, che può avvenire tramite metilazione dell’rRNA 16S o mutazioni cromosomiche
Tuttavia, le mutazioni del sito bersaglio sono relativamente rare, poiché la maggior parte dei procarioti possiede copie multiple dei geni dell’rRNA, rendendo meno probabile un effetto fenotipico significativo.
Fanno eccezione alcuni generi, come Mycobacterium e Borrelia
Ridotto accumulo intracellulare ed efflusso
La resistenza può anche derivare da una diminuzione della concentrazione intracellulare del farmaco, attraverso la riduzione dell’uptake (alterazioni della membrana) e l’attivazione di sistemi di efflusso
Questi meccanismi limitano l’ingresso degli aminoglicosidi, riducono la loro concentrazione nel citoplasma e attenuano l’effetto battericida
Complessità e coesistenza dei meccanismi
Un aspetto particolarmente critico è che più meccanismi di resistenza possono coesistere nello stesso ceppo batterico, determinando livelli elevati di resistenza e ampia variabilità nella risposta ai diversi aminoglicosidi
I programmi di sorveglianza su larga scala forniscono una buona descrizione della resistenza fenotipica, ma spesso non approfondiscono la distribuzione dei singoli meccanismi molecolari, che rimane un ambito di ricerca attivo.
La stretta relazione tra struttura chimica degli aminoglicosidi e suscettibilità agli AME ha guidato lo sviluppo di nuove molecole progettate per eludere tali meccanismi di resistenza
Farmacocinetica e tossicità
Farmacocinetica
Gli aminoglicosidi possiedono caratteristiche farmacocinetiche peculiari, strettamente legate alla loro alta polarità e carica positiva. La loro biodisponibilità per via orale è molto bassa, a causa della scarsa permeabilità intestinale, e pertanto questi farmaci vengono somministrati principalmente per via parenterale, attraverso infusioni endovenose o iniezioni intramuscolari, per garantire concentrazioni terapeutiche efficaci.
Una volta nel circolo, gli aminoglicosidi si distribuiscono prevalentemente nei liquidi extracellulari, con una penetrazione limitata in tessuti dotati di barriere fisiologiche come il liquido cerebrospinale o i tessuti adiposi, sebbene condizioni infiammatorie possano favorire una maggiore diffusione.
Il legame con le proteine plasmatiche è generalmente moderato o basso, caratteristica che contribuisce alla loro rapida eliminazione attraverso il rene, principalmente mediante filtrazione glomerulare. Gli aminoglicosidi non subiscono un metabolismo epatico significativo, e la loro emivita plasmatica è relativamente breve, circa due o tre ore nei soggetti con funzione renale normale; tuttavia, può aumentare in caso di insufficienza renale, richiedendo un attento aggiustamento posologico.
Dal punto di vista farmacodinamico, questi antibiotici presentano un’attività battericida concentrazione-dipendente, accompagnata da un marcato effetto post-antibiotico, ossia la capacità di sopprimere la crescita batterica anche dopo che la concentrazione plasmatica del farmaco è diminuita. Questa proprietà consente di adottare regimi di somministrazione intermittente, che massimizzano l’efficacia battericida riducendo al contempo la tossicità.
Tossicità degli aminoglicosidi
Nonostante l’elevata efficacia, l’uso degli aminoglicosidi è limitato dalla tossicità dose-dipendente, che può manifestarsi in modo significativo soprattutto durante terapie prolungate o in pazienti con compromissione renale.
La nefrotossicità è il principale effetto collaterale, dovuta all’accumulo del farmaco nelle cellule tubulari prossimali del rene, dove può determinare danni reversibili se la terapia è adeguatamente monitorata. La ototossicità rappresenta invece un rischio più grave, potenzialmente irreversibile, e coinvolge sia la coclea sia il vestibolo, causando ipoacusia, vertigini e disturbi dell’equilibrio.
Questo effetto è strettamente correlato a picchi plasmatici elevati e può essere particolarmente problematico in pazienti predisposti o durante somministrazioni non controllate. In rari casi, gli aminoglicosidi possono interferire con la trasmissione neuromuscolare, determinando un blocco reversibile, fenomeno che diventa clinicamente rilevante in individui con miastenia gravis o in caso di somministrazioni rapide e ad alte dosi.
Per ridurre il rischio di tossicità, è quindi fondamentale il monitoraggio terapeutico delle concentrazioni plasmatiche, con particolare attenzione ai livelli di picco e di valle, e l’adeguamento posologico nei soggetti con insufficienza renale. Una comprensione approfondita della farmacocinetica e della tossicità degli aminoglicosidi è essenziale per ottimizzare i regimi terapeutici, sfruttando l’effetto post-antibiotico e minimizzando gli effetti collaterali, garantendo così un uso clinico più sicuro ed efficace.
Sviluppi recenti e prospettive future
Rinnovato interesse per gli aminoglicosidi
Negli ultimi anni si è assistito a un rinnovato interesse per gli aminoglicosidi, legato principalmente alla crescente diffusione di batteri multiresistenti che limitano l’efficacia di molte altre classi antibiotiche. In questo contesto, gli aminoglicosidi rappresentano una risorsa terapeutica preziosa grazie al loro meccanismo d’azione unico e rapido, difficilmente aggirabile da parte dei microrganismi. La loro capacità di indurre errori nella sintesi proteica e di determinare una morte cellulare rapida li rende particolarmente utili nelle infezioni gravi e nelle situazioni cliniche critiche.
Sviluppo di nuovi aminoglicosidi
Parallelamente alla riscoperta di molecole tradizionali, la ricerca si è concentrata sullo sviluppo di nuovi aminoglicosidi progettati per superare i meccanismi di resistenza. Un esempio rilevante è rappresentato dalla plazomicina, una molecola semisintetica sviluppata per essere meno suscettibile all’azione degli enzimi modificanti gli aminoglicosidi (AME).
Questi nuovi composti derivano da una ottimizzazione della struttura chimica, in particolare attraverso modifiche mirate dei gruppi funzionali, che riducono il riconoscimento da parte degli enzimi di inattivazione, mantengono o migliorano l’affinità per il bersaglio ribosomiale e conservano un’elevata attività battericida
Strategie per contrastare la resistenza
Oltre allo sviluppo di nuove molecole, diverse strategie sono state proposte per contrastare la resistenza agli aminoglicosidi. Tra queste, un ruolo importante è svolto dall’ottimizzazione dei regimi di dosaggio, che sfruttano la farmacodinamica concentrazione-dipendente e l’effetto post-antibiotico per massimizzare l’efficacia e limitare l’insorgenza di resistenze.
Un’altra strategia consiste nell’impiego di terapie combinate, che permettono di aumentare la penetrazione del farmaco nella cellula batterica, ridurre la probabilità di selezione di ceppi resistenti e potenziare l’effetto battericida complessivo
In prospettiva, sono allo studio anche approcci innovativi, come l’inibizione diretta degli enzimi AME o l’utilizzo di sistemi di drug delivery avanzati.
Ottimizzazione della sicurezza e uso clinico
Un aspetto cruciale nello sviluppo moderno degli aminoglicosidi riguarda il miglioramento del loro profilo di sicurezza, storicamente limitato dalla nefrotossicità e dall’ototossicità. L’introduzione di schemi di somministrazione ottimizzati, come il dosaggio una volta al giorno, ha contribuito a ridurre il rischio di effetti avversi mantenendo l’efficacia terapeutica.
Inoltre, il monitoraggio terapeutico e una maggiore comprensione della variabilità interindividuale consentono oggi un uso più personalizzato e sicuro di questi farmaci, soprattutto nei pazienti critici.
Prospettive future degli aminoglicosidi
Le prospettive future degli aminoglicosidi si inseriscono nel più ampio contesto della lotta globale alla resistenza antimicrobica. L’integrazione tra una progettazione razionale di nuove molecole, strategie di combinazione farmacologica e approcci di medicina personalizzata potrebbe consentire di valorizzare ulteriormente questa classe di antibiotici. In questo scenario, gli aminoglicosidi non rappresentano più soltanto farmaci “storici”, ma si configurano come strumenti terapeutici ancora attuali e in continua evoluzione, con un ruolo potenzialmente centrale nella gestione delle infezioni complesse
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il 21 Marzo 2026