Acido tetraidrofolico
L’acido tetraidrofolico (THF) è una forma ridotta e biologicamente attiva dell’acido folico, una vitamina idrosolubile del gruppo B ), essenziale per numerosi processi metabolici cellulari. Questa molecola svolge un ruolo chiave nel metabolismo dei composti a un solo carbonio, partecipando attivamente alla sintesi degli acidi nucleici e degli amminoacidi.
In quanto cofattore enzimatico, l’acido tetraidrofolico è indispensabile per il trasferimento di gruppi metilici, metilenici e formilici, reazioni fondamentali per la crescita e la divisione cellulare.
Derivato dall’acido folico attraverso un processo di riduzione enzimatica operato dalla diidrofolato reduttasi (DHFR), l’acido tetraidrofolico si accumula principalmente sotto forma di derivati attivati, capaci di intervenire in diversi passaggi del metabolismo intermedio.
La sua funzione risulta particolarmente rilevante nei tessuti a elevato tasso proliferativo, come il midollo osseo e le cellule embrionali, dove un corretto apporto di folati è cruciale per garantire la sintesi del DNA e la metilazione dell’omocisteina.
Studi biochimici e clinici hanno dimostrato che alterazioni nella disponibilità o nell’utilizzo dell’acido tetraidrofolico possono portare a gravi disfunzioni cellulari, con implicazioni che vanno dall’anemia megaloblastica ai difetti congeniti dello sviluppo neurale. Per questo motivo, l’acido tetraidrofolico rappresenta un punto di intersezione tra nutrizione, genetica e medicina, assumendo un’importanza centrale sia nella fisiologia umana che in ambito terapeutico.
Struttura chimica e sintesi
L’acido tetraidrofolico è una molecola complessa derivata dalla riduzione dell’acido folico, di cui rappresenta la forma metabolicamente attiva. La sua struttura comprende tre componenti principali: un anello pteridinico ridotto, un residuo di acido p-amminobenzoico (PABA) e una catena laterale formata da uno o più residui di acido glutammico. Questa composizione modulare è alla base della sua capacità di legarsi a numerosi enzimi e di trasportare gruppi monocarboniosi in diverse forme chimiche.

La pteridina, presente in forma ossidata nell’acido folico, è un sistema eterociclico biciclico con formula chimica C₆H₄N₄, formato da un anello pirimidinico fuso con un anello pirazinico. Tuttavia, nell’acido tetraidrofolico, questo sistema aromatico viene parzialmente idrogenato in cui alcuni doppi legami dell’anello aromatico sono stati convertiti in legami semplici tramite l’aggiunta di atomi di idrogeno, rendendo l’anello non più aromatico e chimicamente più reattivo. Questa modificazione è essenziale per conferire all’acido tetraidrofolico la sua funzionalità biologica.
Negli organismi umani, l’acido tetraidrofolico si origina attraverso un processo di riduzione che converte la forma ossidata inattiva dell’acido folico, introdotto con la dieta, nella sua forma biologicamente attiva:
Negli organismi umani, la sequenza di trasformazioni è la seguente:
-Assunzione alimentare di acido folico, forma ossidata inattiva.
-Riduzione dell’acido folico a diidrofolato (DHF) grazie all’azione di enzimi riduttivi specifici.
-Riduzione del DHF a tetraidrofolato, reazione catalizzata dall’enzima diidrofolato reduttasi (DHFR), con utilizzo di NADPH come donatore di elettroni.

È questa riduzione finale che rende la molecola biologicamente attiva, consentendo la formazione dei derivati coenzimatici del THF, tra cui il 5,10-metilen-THF, il 5-metil-THF e il 10-formil-THF
Nei batteri, al contrario, il THF si forma attraverso una vera via biosintetica “de novo” a partire dal p-amminobenzoico acido e da precursori più semplici. Questo processo batterico è bersaglio di farmaci come i sulfamidici che bloccano la diidropteroato sintetasi e il trimetoprim che inibisce la DHFR batterica, mentre nell’uomo l’unico passaggio critico è l’attivazione dell’acido folico introdotto con l’alimentazione.
Funzioni biologiche dell’acido tetraidrofolico
L’acido tetraidrofolico svolge un ruolo essenziale nel metabolismo cellulare, agendo come cofattore nei trasferimenti di unità monocarboniose, ossia gruppi chimici formati da un singolo atomo di carbonio. Queste unità possono essere metilici (–CH₃), metilenici (–CH₂–), formilici (–CHO), formimminici (–CH=NH) o metenilici (=CH), e vengono trasferite tra diverse molecole con l’intervento del THF nelle sue forme attivate.
Una delle funzioni principali dell’acido tetraidrofolico è la partecipazione alla sintesi di basi azotate puriniche e pirimidiniche, fondamentali per la costruzione del DNA e dell’RNA. In particolare:
-Il 10-formil-THF fornisce unità formiliche necessarie per la sintesi delle purine (adenina e guanina).

Il 5,10-metilen-THF è coinvolto nella conversione della deossiuridina monofosfato (dUMP) in timidina monofosfato (dTMP), una reazione catalizzata dalla timidilato sintetasi, essenziale per la sintesi del DNA.
Inoltre, l’acido tetraidrofolico ha un ruolo chiave nel metabolismo degli amminoacidi, in particolare nella conversione della serina in glicina, con produzione simultanea di 5,10-metilen-THF, nella degradazione dell’istidina, dove interviene nella rimozione del gruppo formimminico e nella rigenerazione della metionina da omocisteina, attraverso la donazione di un gruppo metilico dal 5-metil-THF, in una reazione che richiede anche la vitamina B12 come cofattore.
Questi processi sono alla base della metilazione cellulare, ovvero del trasferimento di gruppi metilici a DNA, proteine, lipidi e altri metaboliti, un meccanismo che regola l’espressione genica, la stabilità del genoma e il funzionamento di numerosi enzimi.
Pertanto le principali funzioni biologiche dell’acido tetraidrofolico comprendono:
-sintesi di DNA e RNA
-metabolismo degli amminoacidi
-regolazione dei cicli metabolici del carbonio
-processi di metilazione del DNA
La sua importanza è particolarmente evidente nei tessuti con elevata velocità di proliferazione cellulare, come il midollo osseo, l’epitelio intestinale e il tessuto embrionale, dove una carenza di folati o di acido tetraidrofolico può compromettere la replicazione del DNA e la crescita cellulare.
Implicazioni cliniche
Il ruolo centrale dell’acido tetraidrofolico nei processi di sintesi del DNA, nella metilazione e nel metabolismo degli amminoacidi rende questa molecola cruciale per il mantenimento della salute cellulare. Alterazioni nella sua disponibilità o nel suo metabolismo possono avere conseguenze cliniche importanti, sia in condizioni fisiologiche che patologiche.
Una delle principali condizioni associate alla carenza di THF è l’anemia megaloblastica, caratterizzata dalla presenza di globuli rossi anormalmente grandi e immaturi nel sangue periferico. Questa condizione deriva da un blocco nella sintesi del DNA durante la divisione cellulare, specialmente a livello del midollo osseo, dove la proliferazione è molto attiva. La carenza di tetraidrofolato impedisce la corretta produzione di nucleotidi, ostacolando la replicazione cellulare.
Durante la gravidanza, una carenza di folati e quindi dell’acido tetraidrofolico può portare a gravi malformazioni congenite, in particolare difetti del tubo neurale come la spina bifida e l’anencefalia. Per questo motivo, è raccomandata l’assunzione di acido folico nelle fasi pre-concezionali e nei primi mesi di gestazione, al fine di garantire un adeguato apporto di THF nei tessuti in rapida crescita dell’embrione.

In ambito oncologico, il metabolismo dell’acido tetraidrofolico rappresenta un bersaglio terapeutico fondamentale. Farmaci antimetaboliti come il metotrexato agiscono inibendo l’enzima diidrofolato reduttasi (DHFR), impedendo così la formazione di tetraidrofolato a partire dal diidrofolato. Il blocco di questa reazione porta a una soppressione della sintesi di DNA e RNA, rallentando la proliferazione delle cellule tumorali. Tuttavia, questo meccanismo colpisce anche le cellule sane ad alta velocità replicativa, causando effetti collaterali come mielosoppressione e mucosite.
In campo cardiovascolare, l’acido tetraidrofolico è coinvolto nella conversione dell’omocisteina in metionina, un processo che richiede anche la vitamina B12. Un’insufficienza funzionale di THF può determinare un aumento dei livelli plasmatici di omocisteina, condizione nota come iperomocisteinemia, associata a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari e trombotiche.
Infine, il metabolismo dei folati può essere alterato anche da mutazioni genetiche, come quelle nel gene MTHFR (metilentetraidrofolato reduttasi), che influenzano l’efficienza della conversione del THF nelle sue forme attive. Alcuni polimorfismi del gene MTHFR sono stati associati a diverse condizioni cliniche, tra cui problemi neurologici, complicanze in gravidanza e predisposizione a malattie croniche.
Aspetti nutrizionali
Dal punto di vista nutrizionale, l’apporto di acido folico attraverso l’alimentazione è essenziale per garantire un’adeguata disponibilità di acido tetraidrofolico e dei suoi derivati all’interno dell’organismo. Il THF, infatti, non è presente direttamente negli alimenti, ma viene generato a livello intracellulare a partire dall’acido folico ingerito, mediante reazioni di riduzione enzimatiche.
Le principali fonti alimentari di acido folico si trovano prevalentemente nel regno vegetale, in particolare negli alimenti freschi e poco trasformati. Le verdure a foglia verde rappresentano una delle fonti più ricche: spinaci, bietole, lattuga, cavoli, broccoli e asparagi ne contengono quantità particolarmente elevate. Il colore verde intenso di queste piante è spesso indicativo di un buon contenuto di folati, composti essenziali per la salute cellulare.
Anche i legumi costituiscono un’importante riserva di folati: lenticchie, ceci, fagioli e piselli secchi sono tutti alimenti che, oltre a fornire proteine vegetali e fibre, contribuiscono in modo significativo al fabbisogno quotidiano di questa vitamina. Tra i cereali, quelli integrali mantengono una quota più alta di folati rispetto alle versioni raffinate, perché la maggior parte dei micronutrienti si concentra nella crusca e nel germe, parti eliminate durante la raffinazione.

Tra la frutta, spiccano per contenuto di folati gli agrumi come arance e pompelmi, ma anche kiwi, fragole, banane e avocado. In particolare, l’avocado è spesso sottovalutato come fonte di folati, ma è uno dei frutti più ricchi di questa vitamina. Sebbene i prodotti animali non siano generalmente ricchi di folati, il fegato (soprattutto quello di pollo o bovino) rappresenta un’eccezione notevole, essendo una delle fonti più concentrate di acido folico nella dieta onnivora.
Tuttavia, il folato presente naturalmente negli alimenti è termolabile e facilmente degradabile dalla cottura, e la sua biodisponibilità può essere inferiore rispetto alle forme sintetiche utilizzate negli integratori o negli alimenti fortificati. Per questo motivo, in molti paesi è stata introdotta la fortificazione obbligatoria di farine e cereali con acido folico, con l’obiettivo di ridurre l’incidenza di difetti del tubo neurale nella popolazione generale.
Il fabbisogno giornaliero di acido folico varia in base all’età, al sesso e alle condizioni fisiologiche, come la gravidanza e l’allattamento, che richiedono un incremento significativo dell’apporto. Le linee guida internazionali raccomandano:
-400 μg/die per gli adulti
-600 μg/die in gravidanza
-500 μg/die durante l’allattamento
L’integrazione con acido folico è fortemente consigliata alle donne in età fertile, idealmente da almeno un mese prima del concepimento fino al primo trimestre di gravidanza. Questo intervento ha dimostrato di ridurre drasticamente il rischio di malformazioni congenite correlate a una carenza di tetraidrofolato nelle prime fasi dello sviluppo embrionale.
Un eccesso di acido folico, soprattutto in forma sintetica, può mascherare una carenza di vitamina B12, potenzialmente dannosa per il sistema nervoso. Per questo motivo, un’integrazione mirata andrebbe sempre valutata sotto supervisione medica, tenendo conto del quadro nutrizionale complessivo dell’individuo.
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il 8 Agosto 2025