Acidi grassi trans
Gli acidi grassi trans (trans-fatty acids, TFA) sono acidi grassi insaturi caratterizzati dalla presenza di almeno un doppio legame in configurazione trans, una particolare disposizione geometrica che modifica in modo significativo le loro proprietà fisiche, metaboliche e nutrizionali. Si possono originare da fonti naturali o da processi industriali, ma in entrambi i casi mantengono la peculiarità strutturale che li distingue dagli analoghi in configurazione cis.
Da un punto di vista tecnologico, gli acidi grassi trans sono stati impiegati per decenni nell’industria alimentare poiché conferiscono ai grassi una serie di caratteristiche funzionali desiderabili: maggiore stabilità ossidativa, consistenza solida a temperatura ambiente e una migliore lavorabilità nei prodotti da forno e nelle margarine. Queste proprietà derivano proprio dalla configurazione trans, che aumenta il punto di fusione e rende il grasso più stabile durante la conservazione e la cottura.
Tuttavia, nel corso degli ultimi trent’anni, studi clinici ed epidemiologici hanno evidenziato effetti sanitari estremamente critici. I TFA sono infatti in grado di aumentare il colesterolo LDL (“cattivo”) e contemporaneamente ridurre il colesterolo HDL (“buono”), alterando profondamente l’equilibrio lipidico plasmatico. Questa doppia azione sfavorevole li rende uno dei nutrienti più strettamente associati all’aumento del rischio di malattie coronariche, trombosi e ictus, al punto che molte organizzazioni internazionali hanno sollecitato una loro drastica riduzione nella dieta.
Gli acidi grassi trans naturali sono presenti in quantità variabili negli alimenti derivati dai ruminanti, come latte (di mucca, pecora e capra), latticini (yogurt, formaggi) e carni (manzo, agnello). Si formano nel rumine attraverso la idrogenazione operata dai microrganismi, un processo biologico che produce isomeri trans.
Gli acidi grassi trans industriali, invece, derivano principalmente dall’idrogenazione parziale degli oli vegetali, un processo in cui gli oli liquidi vengono convertiti in grassi più solidi, dando origine ai cosiddetti oli parzialmente idrogenati (PHO). Questa trasformazione conferisce vantaggi tecnologici, ma porta alla formazione di isomeri trans non presenti in natura, responsabili dei maggiori rischi per la salute.
Acidi grassi trans naturali e industriali
Gli acidi grassi trans possono avere origine naturale oppure essere generati in processi industriali, e questa distinzione è cruciale perché determina tipologia di isomeri, proprietà metaboliche ed effetti sulla salute.

Gli acidi grassi trans naturali si formano nel rumine dei ruminanti attraverso la bioidrogenazione microbica, un processo enzimaticamente controllato che modifica gli acidi grassi insaturi presenti nella dieta dell’animale.
Durante questa trasformazione, i microrganismi producono soprattutto acido vaccenico o acido 11-ottadecenoico e piccole quantità di acido linoleico coniugato (CLA) gruppo di isomeri posizionali e geometrici dell’acido linoleico, caratterizzati dalla presenza di due doppi legami coniugati, cioè legami contigui non separati da gruppi metilenici (-CH2-) come nell’acido linoleico.
tipici degli alimenti di origine animale. Questi composti sono presenti in latte, latticini e carni ruminanti e, alle concentrazioni fisiologiche presenti nella dieta, risultano meno dannosi rispetto ai trans industriali. Una parte dell’acido vaccenico, inoltre, può essere convertita nell’organismo umano in CLA, che possiede proprietà biologiche differenti.

Gli acidi grassi trans industriali, al contrario, si formano durante l’idrogenazione parziale degli oli vegetali, un processo tecnologico condotto ad alte temperature e in presenza di catalizzatori metallici. In queste condizioni energetiche elevate si verificano isomerizzazioni non selettive, che generano una miscela complessa di isomeri trans, tra cui il più rappresentativo è l’acido elaidico acido grasso a 18 atomi di carbonio monoinsaturo trans in posizione 9. Si tratta dell’isomero dell’acido oleico e per questo viene talvolta indicato come acido trans-oleico.
La diversa posizione del doppio legame e la struttura meno compatibile con i normali processi metabolici umani fanno sì che gli acidi grassi trans industriali abbiano effetti più dannosi sul metabolismo dei lipidi: aumentano il colesterolo LDL, riducono l’HDL e promuovono infiammazione sistemica, contribuendo all’aumento del rischio cardiovascolare.
In sintesi, pur condividendo la configurazione trans, gli acidi grassi trans naturali e industriali non sono equivalenti. Le differenze nei loro meccanismi di formazione determinano isomeri diversi, che vengono metabolizzati in modo differente e presentano impatti sanitari non sovrapponibili, motivo per cui la maggior parte delle normative internazionali si concentra soprattutto sulla riduzione dei trans industriali.
Formazione degli acidi grassi trans
Gli acidi grassi trans possono formarsi attraverso processi biologici naturali o tramite processi industriali applicati agli oli vegetali. La modalità con cui avviene la trasformazione è determinante, perché influenza la tipologia di isomeri che si generano e, di conseguenza, il loro impatto metabolico e nutrizionale.
Formazione naturale nei ruminanti
La formazione naturale degli acidi grassi trans avviene nel rumine dei ruminanti, dove i microrganismi presenti nel tratto gastrointestinale effettuano una bioidrogenazione parziale degli acidi grassi insaturi introdotti con la dieta dell’animale.
Questo processo microbico, che rappresenta un meccanismo evolutivo per saturare gli acidi grassi e renderli più stabili, procede attraverso l’isomerizzazione del doppio legame. Il risultato principale è la produzione di acido vaccenico l’isomero trans più abbondante nel latte e nei prodotti derivati, insieme a quantità minori di acidi linoleici coniugati (CLA).
Poiché questa trasformazione avviene in condizioni fisiologiche e sotto controllo enzimatico, gli isomeri generati sono relativamente specifici e diversi da quelli ottenuti nei processi industriali.
Formazione industriale tramite idrogenazione parziale
La produzione industriale di acidi grassi trans deriva dalla idrogenazione parziale degli oli vegetali, un processo utilizzato per decenni allo scopo di rendere gli oli liquidi più stabili, meno suscettibili all’ossidazione e capaci di conferire struttura solida a margarine, creme spalmabili e prodotti da forno. Nel processo, gli oli vengono trattati ad alte temperature (tipicamente 120–220 °C) in presenza di catalizzatori metallici, come il nichel.

Queste condizioni favoriscono non solo l’aggiunta parziale di idrogeno ma anche una isomerizzazione non selettiva dei doppi legami, che può far ruotare la geometria dei legami da cis a trans. A differenza del processo naturale, qui si genera una miscela complessa di isomeri, tra cui l’acido elaidico, il più rappresentativo degli acidi grassi trans industriali, insieme a numerosi altri isomeri posizionali e geometrici.
Formazione durante la raffinazione e la cottura ad alte temperature
Una quota minore di acidi grassi trans può formarsi anche durante la raffinazione degli oli vegetali, specialmente nelle fasi di deodorazione ad alta temperatura. In modo analogo, pratiche culinarie come la frittura prolungata o il riutilizzo degli oli possono indurre una parziale isomerizzazione degli acidi grassi insaturi, incrementando la frazione trans, sebbene in misura generalmente inferiore rispetto all’idrogenazione industriale.
Proprietà fisico-chimiche
Le proprietà fisico-chimiche degli acidi grassi trans sono strettamente legate alla loro configurazione molecolare. La presenza di un doppio legame in configurazione trans altera la forma della catena carboniosa, rendendola più lineare rispetto agli acidi grassi insaturi in configurazione cis, nei quali il doppio legame introduce una piega caratteristica. Questa maggiore linearità conferisce ai TFA proprietà intermedie tra quelle dei grassi saturi e quelle degli insaturi, influenzando in modo significativo il comportamento tecnologico e biologico di questi composti.
Una delle caratteristiche più rilevanti è l’aumento del punto di fusione: poiché le molecole trans sono più lineari, riescono a impacchettarsi più facilmente nei reticoli cristallini, raggiungendo una struttura più ordinata e stabile. Di conseguenza, gli acidi grassi trans tendono a essere più solidi a temperatura ambiente, una proprietà che l’industria alimentare ha sfruttato per ottenere margarine, shortening e prodotti da forno con consistenza più compatta e lavorabile.
Un altro aspetto importante è la maggiore stabilità ossidativa rispetto agli analoghi cis. La configurazione trans riduce leggermente la reattività del doppio legame nei confronti dell’ossigeno, rendendo i TFA meno suscettibili all’irrancidimento. Questa stabilità ha rappresentato uno dei principali motivi dell’ampio uso industriale degli oli parzialmente idrogenati, poiché contribuisce ad aumentare la shelf-life dei prodotti alimentari.
Dal punto di vista della struttura dei lipidi, la geometria trans influisce anche sulla fluidità delle membrane biologiche. Poiché gli acidi grassi trans si comportano in modo più simile ai saturi, tendono a rendere le membrane cellulari meno fluide e più rigide, con potenziali implicazioni nei processi cellulari che dipendono dalla dinamica del doppio strato lipidico. Queste alterazioni, se protratte nel tempo, possono contribuire agli effetti sfavorevoli dei TFA sul metabolismo e sulla funzione cellulare.
In sintesi, la combinazione di linearità molecolare, punto di fusione elevato, maggior stabilità e ridotta fluidità membranale spiega sia il valore tecnologico degli acidi grassi trans nell’industria alimentare, sia alcuni degli effetti negativi osservati a livello biologico.
Effetti metabolici e impatti sulla salute
Gli acidi grassi trans esercitano una serie di effetti metabolici sfavorevoli che, nel loro insieme, contribuiscono a un significativo aumento del rischio per la salute cardiovascolare e metabolica. La loro influenza negativa è ormai ampiamente documentata da studi clinici, epidemiologici e molecolari, che ne hanno chiarito i meccanismi d’azione e le implicazioni fisiologiche.
Uno degli effetti più noti è l’alterazione del profilo lipidico plasmatico. Gli acidi grassi trans sono in grado di aumentare le concentrazioni di colesterolo LDL favorendone l’accumulo nelle pareti arteriose e accelerando i processi aterosclerotici. Parallelamente, riducono il colesterolo HDL. Questo duplice effetto, contemporaneamente pro-aterogeno e anti-protettivo, rende gli acidi grassi trans particolarmente dannosi rispetto ad altri grassi alimentari.

Oltre alle alterazioni del profilo lipidico, gli acidi grassi trans influenzano negativamente anche altri parametri cardiometabolici. Possono infatti aumentare i livelli di trigliceridi, favorire una maggiore resistenza insulinica e contribuire all’incremento di marcatori infiammatori come la proteina C-reattiva (PCR).
La loro capacità di ridurre la fluidità delle membrane cellulari e di interferire con il normale funzionamento dei recettori e degli enzimi lipidici può contribuire a disfunzioni a livello della omeostasi glucidica e del metabolismo energetico.
Gli effetti infiammatori rappresentano un ulteriore e significativo meccanismo patogenetico. Gli acidi grassi trans industriali, in particolare, favoriscono uno stato di infiammazione cronica di basso grado, condizione che amplifica il rischio di patologie metaboliche, disturbi cardiovascolari e possibili complicanze tromboemboliche. Alcuni studi indicano anche una correlazione tra elevato consumo di TFA e un aumento del rischio di diabete di tipo 2, malattie coronariche, ictus e, in alcuni casi, possibili effetti su processi neuroinfiammatori.
Non tutte le tipologie di acidi grassi trans esercitano però lo stesso impatto. Gli isomeri naturali, come l’acido vaccenico, sembrano esercitare effetti metabolici più moderati rispetto agli acidi grassi trans industriali.
Diversi studi suggeriscono infatti che, a differenza degli isomeri industriali, l’acido vaccenico può essere parzialmente convertito nell’organismo umano in acido linoleico coniugato, un composto biologicamente attivo che possiede proprietà diverse e in parte benefiche.
L’acido linoleico coniugato è noto per i suoi effetti antiossidanti, antinfiammatori e modulanti del metabolismo lipidico, sebbene l’entità di tali effetti dipenda dalla quantità assunta e dalla dieta complessiva.
Questa capacità di conversione rende gli isomeri naturali più versatili dal punto di vista metabolico e spiega perché il consumo di prodotti lattiero-caseari e carni di ruminanti, pur contenendo acidi grassi trans naturali, non comporti gli stessi rischi cardiovascolari associati agli acidi grassi trans industriali. Tuttavia, è importante sottolineare che l’assunzione complessiva di acidi grassi trans, anche naturali, dovrebbe rimanere moderata, in linea con le raccomandazioni nutrizionali internazionali.
Gli acidi grassi trans industriali, invece, sono quelli maggiormente associati agli effetti dannosi, motivo per cui le politiche sanitarie internazionali si sono concentrate soprattutto sulla loro drastica riduzione o eliminazione dai prodotti alimentari.
In conclusione, il consumo di acidi grassi trans, in particolare quelli derivati dall’idrogenazione industriale, rappresenta un importante fattore di rischio per la salute cardiovascolare e metabolica. La forte evidenza scientifica accumulata negli ultimi decenni ha portato all’implementazione di normative più stringenti, volte a limitarne fortemente la presenza nella dieta quotidiana.
Consumo nell’alimentazione moderna
Il consumo di acidi grassi trans nell’alimentazione moderna varia significativamente a seconda della geografia, delle abitudini alimentari e del livello di industrializzazione dei prodotti. Negli ultimi decenni, i trans industriali erano particolarmente diffusi in molti prodotti trasformati, soprattutto in margarine, creme spalmabili, snack confezionati, prodotti da forno industriali e cibi fritti. Questi alimenti contengono spesso oli parzialmente idrogenati (PHO), che garantivano consistenza, stabilità e lunga shelf-life, ma comportavano un consumo quotidiano involontario di TFA.
Negli ultimi anni, grazie a campagne di sensibilizzazione, regolamentazioni più severe e la crescente attenzione dei consumatori verso la salute, la quota di acidi grassi trans industriali nella dieta è significativamente diminuita in molti Paesi. Tuttavia, gli studi nutrizionali indicano che alcuni alimenti industriali rimangono ancora fonti significative, soprattutto nei paesi in cui le restrizioni non sono state applicate in modo uniforme o in prodotti importati.
Oltre ai trans industriali, una quota minima di acidi grassi trans è naturalmente presente negli alimenti di origine animale, come latte, formaggi e carne di ruminanti. Il consumo di questi trans naturali, a differenza di quelli industriali, è generalmente considerato meno rischioso per la salute e viene regolato dalle abitudini dietetiche piuttosto che da normative restrittive.
In sintesi, il consumo moderno di acidi grassi trans riflette un equilibrio tra fonti naturali e industriali, con una tendenza generale alla riduzione dei TFA industriali. La scelta consapevole degli alimenti, la lettura delle etichette e la preferenza per prodotti privi di oli parzialmente idrogenati rappresentano strumenti chiave per limitare l’assunzione di questi grassi nocivi e migliorare la qualità complessiva della dieta.
Alternative tecnologiche nell’industria alimentare
La progressiva eliminazione degli acidi grassi trans industriali ha richiesto all’industria alimentare di individuare soluzioni tecnologiche alternative capaci di mantenere le proprietà funzionali degli oli parzialmente idrogenati senza ricorrere all’idrogenazione parziale. L’obiettivo principale è ottenere prodotti stabili, sicuri e con le caratteristiche sensoriali desiderate — come texture, plasticità, spalmabilità e resistenza all’ossidazione — senza introdurre effetti negativi sulla salute.
Una delle alternative più diffuse è rappresentata dagli oli completamente idrogenati, che, a differenza dei parzialmente idrogenati, non generano acidi grassi trans. La completa saturazione porta alla formazione di grassi totalmente saturi, i quali vengono poi miscelati con oli insaturi per ottenere strutture più morbide e funzionali. Questa tecnologia permette di ottenere margarine e shortening privi di TFA, sebbene comporti un aumento della quota di acidi grassi saturi.
Un’altra strategia efficace è l’impiego di oli tropicali come olio di palma, palmisti o cocco. Questi oli presentano una composizione naturale ad alto contenuto di grassi saturi, che conferisce consistenza solida a temperatura ambiente e buona stabilità ossidativa. Tuttavia, il loro utilizzo solleva questioni legate alla sostenibilità ambientale e agli impatti sul profilo nutrizionale, fattori che hanno portato molte aziende a riformulare i prodotti con attenzione crescente verso la provenienza e la gestione sostenibile delle coltivazioni.

Negli ultimi anni si sono sviluppate alternative più versatili e bilanciate, basate su tecnologie avanzate come l’interesterificazione. Questo processo modifica la posizione degli acidi grassi all’interno delle molecole di trigliceride senza alterarne la configurazione cis, permettendo di ottenere grassi semifluidi o solidi con proprietà funzionali mirate, stabilità elevata e assenza di TFA. L’interesterificazione può essere ottenuta sia con metodi chimici che con metodi enzimatici, questi ultimi preferiti per la maggiore selettività e il miglior profilo nutrizionale risultante.
Un’ulteriore innovazione è rappresentata dall’impiego di oleogel: sistemi strutturati in cui oli vegetali liquidi vengono “gelificati” attraverso agenti strutturanti come cere naturali, monogliceridi, fibre o polimeri alimentari. Gli oleogel consentono di replicare la consistenza dei grassi solidi mantenendo un elevato contenuto di acidi grassi insaturi e rappresentano una delle frontiere più promettenti per prodotti da forno, creme spalmabili e sostituti dei grassi tradizionali.
Complessivamente, il settore alimentare sta convergendo verso soluzioni che combinano assenza di TFA, buona stabilità, qualità sensoriale e sostenibilità, con un crescente investimento in tecnologie che consentano di preservare le performance dei grassi tradizionali migliorando allo stesso tempo il profilo nutrizionale degli alimenti trasformati
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il 8 Dicembre 2025