Antiagglomeranti nei cibi e rischi


Gli antiagglomeranti sono additivi che vengono aggiunti ad alcuni prodotti alimentari per evitarne l’aggregazione.

Vi sono alcune sostanze definite igroscopiche che tendono ad assorbire il vapore acqueo contenuto nell’atmosfera ed altre che contengono molecole di sostanze grasse che tendono a legarsi tra loro: in entrambi i casi si verifica una agglomerazione. I prodotti a cui vengono aggiunti antiagglomeranti sono  sale da cucina,  cacao,  latte in polvere,  lievito in polvere,  miscele per torte, formaggio grattugiato,  preparati in polvere per le zuppe istantanee, caffè solubile, uova in polvere. Si tenga conto che i distributori automatici di caffè contengono al loro interno polvere di caffè solubile e polvere di latte che tendono ad agglomerarsi; l’assenza di antiagglomeranti costituirebbe quindi un problema insormontabile in quanto aggregati di tali polveri andrebbero ad ostruire i condotti rendendo inservibile la macchina.

Gli antiagglomeranti esplicano la loro funzione o assorbendo l’acqua in eccesso o ricoprendo le particelle rendendole idrorepellenti o entrambi.

Alcuni antiagglomeranti sono solubili in acqua mentre altri sono solubili in alcol o in solventi organici.

Come per gli altri additivi usati negli alimenti anche per gli antiagglomeranti vi è un ampio dibattito in relazione al loro utilizzo.

Uno dei maggiori imputati è il ferrocianuro di potassio o E536 avente formula K4[Fe(CN)6] usato in particolare nel sale iodato: se si ottiene una soluzione contenente questo sale si liberano ioni cianuro. In ambiente acido si sviluppa cianuro di idrogeno noto un tempo come acido prussico che è un gas estremamente tossico che è il componente principale della Zyklon B usato nelle camera a gas nei campi di sterminio nazisti.

Quindi dopo aver lavato l’insalata che contiene acqua e averla condita con sale iodato e limone o aceto si sviluppa sia pure in minima quantità il cianuro di idrogeno.

Altri agenti antiagglomeranti contengono alluminio come, ad esempio il sodio alluminiosilicato NaAlSiO4 indicato con la sigla E554, il calcio alluminosilicato CaAl2Si2O8. o E556 e il silicato di alluminio Al2SiO5 o E559. E’ noto, tuttavia che l’alluminio è tossico ed elevati livelli possono causare danni ai reni, ai muscoli, al sistema digestivo e alle ossa.

Inoltre recenti studi su diversi tipi di antiagglomeranti hanno dimostrato che essi aumentano la velocità di degradazione della vitamina C presente in un dato prodotto.

Il biossido di silicio SiO2 o E551, pur essendo considerato un antiagglomerante sicuro viene sconsigliato in caso di gravidanza e allattamento e, secondo recenti studi, va evitato da chi ha problemi renali e cardiaci.

Il fosfato tricalcico Ca3(PO4)2  o E341, altro antiagglomerante consentito e considerato innocuo, stante la presenza di calcio, si può dare  interferenza con la capacità di assorbire antibiotici, mentre il fosforo può interagire con alcuni diuretici.

Come  gli altri additivi chimici anche  gli antiagglomeranti sono sostanze oggetto di dibattito in relazione ai rischi sulla salute dell’uomo: pur comprendendo che i consumatori sono abituati a dei prodotti con determinati requisiti si potrebbe fare una adeguata campagna per promuovere alimenti privi degli additivi che migliorano solo l’aspetto del cibo.

Si tenga inoltre presente che i vari additivi che da soli sono considerabili innocui se non superano certi limiti possono dare fenomeni di accumulo, possono interferire con farmaci eventualmente assunti o interagire con altre sostanze. I test infatti vengono fatti su una singola sostanza e mai su un insieme di sostanze che, a varia concentrazione, vengono quotidianamente assunte.

Il sale da cucina sarebbe meno sapido se contenesse qualche granulo?

Autore: Chimicamo

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