Inquinamento da PFAS


Le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche note con il termine PFAS sono composti organici di origine sintetica costituiti da catene carboniose formate in genere da 4 a 16 atomi di carbonio il cui il fluoro si trova al posto dell’idrogeno.

PFAS

Il forte legame tra carbonio e fluoro dà a questo tipo di molecole una elevata stabilità e resistenza pertanto tali sostanze hanno una scarsa degradabilità, tendono a persistere nell’ambiente e possono passare con facilità negli esseri viventi.

L’organismo umano assorbe queste sostanze prevalentemente per via orale con il consumo di acqua e alimenti sia tramite i residui presenti nei contenitori che con il consumo di pesci e crostacei provenienti da acque inquinate. Un’altra fonte è costituita dalla inalazione di aria contaminata o con il contatto di polveri o suolo che contiene i PFAS.

Questi composti vengono largamente usate in ambito industriale ed in particolare rendere resistenti ai grassi e all’acqua molti materiali tra cui tessuti, carta e rivestimenti per contenitori di alimenti.

I PFAS, a cui appartiene anche il teflon, si trovano in molti tensioattivi, come rivestimenti di pentole antiaderenti, sui rivestimenti protettivi resistenti alle macchie applicati ai tappeti e ai tessuti di tappezzeria e per impermeabilizzare gli indumenti.

Sebbene gli studi sulla tossicità dei PFAS effettuati sull’uomo siano ancora controversi, quelli fatti sugli animali mostrano una tossicità con effetti a carico di diversi organi.

Negli anni ’90 a Parkersburg, città degli Stati Uniti e capoluogo della Contea di Wood, nello Stato della Virginia una perdita di PFAS provenienti dalla fabbrica chimica DuPont provocò la contaminazione di acque con sostanze perfluorurate.

Ciò provocò gravi disturbi in particolare ai bambini e ai bovini e i lavoratori della fabbrica segnalarono di aver avuto nausea e vomito. Le indagini effettuate rivelarono che grossi quantitativi di acido perfluoroottanoico CF3(CF2)6COOH erano state sversate in una discarica vicina a pozzi da cui la città si approvvigionava.

La DuPont, sebbene negò ogni fonte di errore, fu condannata al pagamento di una multa e istituì una task force che realizzò opportuni impianti di filtrazione.

Questa triste esperienza indusse molti fast food ad utilizzare contenitori che non contenevano PFAS visto che l’opinione pubblica era sufficientemente sensibilizzata

Anche in Italia, nel 2013  a seguito di ricerche dal Ministero dell’Ambiente fu riscontrata la presenza di PFAS in acque superficiali, sotterranee e potabili in alcune regioni italiane tra cui il Veneto.

Il problema è giunto agli onori della cronaca in questi giorni provocando contrapposizioni tra gli organi istituzionali.

Parrebbe comunque che da molti anni questi composti siano stati sversati nelle acque superficiali da cui sono percolati nelle falde contaminando una vasta area.

Si auspica una soluzione a tale problema anche alla luce del fatto che sono stati fatti monitoraggi sulla popolazione da cui è emerso che la concentrazione di tali sostanze nel sangue delle persone più esposte è di circa otto volte maggiore rispetto a quella di persone non esposte.

Autore: Chimicamo

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