Analisi presuntive delle droghe


Nell’ambito della prevenzione e repressione di traffici di sostanze stupefacenti gli operatori addetti possono effettuare test presuntivi che vengono successivamente confermati da specifiche analisi di laboratorio.

I test presuntivi hanno il vantaggio di fornire una risposta rapida e di essere economici al contrario dei test di conferma che devono essere effettuati in laboratorio e che richiedono tempi più lunghi e apparecchiature sofisticate.

I test presuntivi o spot test sfruttano reazioni colorimetriche tra alcuni reagenti e la sostanza sospetta che può essere sia liquida che in polvere.

I principi attivi tipici delle droghe più comuni reagiscono infatti con alcuni reagenti per dare colorazioni rappresentative.

I test presuntivi possono essere effettuati in laboratorio ma sono largamente diffusi dei kit che possono essere utilizzati con facilità dagli addetti ai controlli.

I test presuntivi più comuni sono i seguenti:

Il test al tiocianato di cobalto per l’identificazione della cocaina; il reagente è preparato solubilizzando dieci grammi di tiocianato di cobalto Co(SCN)2  in 490 mL di acqua e 500 mL di glicerina.

Un quantitativo che va dai 2 ai 4 mg di sostanza sospetta viene messo in una provetta a cui si aggiungono 5 gocce del test al tiocianato. Si aggiungono 1-2 gocce di acido cloridrico concentrato e 10 gocce di cloroformio agitando dopo ogni aggiunta. La provetta viene poi inserita in un miscelatore vortex e poi si aspetta che avvenga la separazione della soluzione in due strati.

Nel caso sia presente la cocaina la fase organica risulterà di colore blu. Un’ulteriore conferma viene ottenuta con l’aggiunta 1-2 gocce di acido cloridrico a seguito della quale la soluzione appare rosa.

Il test Marquis per l’identificazione di alcaloidi quali eroina, morfina, droghe a base di oppiacei e anfetamine.

Questo test, scoperto dal chimico russo Eduard Marquis alla fine del XIX secolo, viene effettuato unendo la sostanza sospetta al reagente Marquis costituito da una soluzione ottenuta mescolando 100 mL di acido solforico concentrato a 5 mL di formaldeide al 40% e metanolo che rallenta la reazione consentendo di osservare le variazioni di colore. L’esito del test è molto rapido a causa dell’ossigeno atmosferico e quindi non si tengono in considerazione le colorazioni che si presentano 60 secondi dopo l’inizio.

Le colorazioni che possono presentarsi sono molteplici e ciascuna è tipica di una determinata sostanza.

L’eroina, la morfina e le droghe a base di oppiacei danno una colorazione rossa mentre le anfetamine di colore arancio scuro.

Il test di Dille-Koppanyi viene usato per identificare i barbiturati.

Il reagente di Dille-Koppanyi è costituito da due soluzioni: la prima soluzione contiene 0.1 g di acetato di cobalto (II) diidrato (CH3COO)2Co∙ 2 H2O solubilizzato in 100 mL di metanolo e unito a 0.2 mL di acido acetico glaciale; la seconda soluzione è costituita da una soluzione al 5% v/v di isopropilammina e metanolo.

Alla sostanza sospetta vengono aggiunte due gocce della prima soluzione e successivamente una goccia della seconda soluzione.

A seguito della complessazione del cobalto con l’azoto contenuto nei barbiturati si ottiene una colorazione violetta.

Il test di Van Urk viene usato, tra l’altro, per identificare l’LSD.

Il reagente di Van Urk che deve essere preparato di fresco viene ottenuto solubilizzando 2 g di p-dimetilamminobenzaldeide in 50 mL di etanolo al 95% e 50 mL di acido cloridrico concentrato.

Il reagente di Van Urk unito alla sostanza sospetta si colora di rosso se è presente l’LSD.

Il test di Duquenois–Levine viene usato per identificare la marijuana.

Viene comunemente utilizzato il reagente di Duquenois che consente tempi di risposta più rapidi costituito da 2 g di vanillina, 2.5 mL di acetaldeide e 100 mL di etanolo.

A 10-20 mg della sostanza sospetta posta in una provetta vengono aggiunte dapprima 10 gocce di reagente di Duquenois e successivamente 10 gocce di acido cloridrico agitando ogni volta dopo l’aggiunta.

Successivamente si aggiungono 20 gocce di cloroformio e la provetta viene messa in un miscelatore vortex e poi si aspetta che avvenga la separazione della soluzione in due strati.

Se è presente la marijuana la fase organica appare colorata di viola.

I test presuntivi  non costituiscono tuttavia test di conferma infatti può verificarsi che una data colorazione sia conferita da un’altra sostanza. Nella fattispecie nel test al tiocianato di cobalto anche la benzocaina, la lidocaina e la procaina danno luogo alla formazione di un colore blu. Pertanto un test positivo non costituisce un test di conferma ma indirizza gli operatori nell’identificazione della sostanza incognita limitando il numero di possibili droghe.

Ad esempio se il prodotto è blu al test del tiocianato di cobalto si può escludere la presenza di LSD, eroina e metanfetamina.

Autore: Chimicamo

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