Prezzi del litio alle stelle
Ago09

Prezzi del litio alle stelle

Fino a pochi anni fa il litio era un elemento sconosciuto alla gran parte delle persone e nei libri di testo veniva menzionato, tra gli elementi appartenenti al Gruppo IA, come il metallo più leggero i cui usi erano limitati. Invero lo studio della chimica inorganica che si occupa degli elementi, delle loro reazioni e del loro metodo di ottenimento, non è mai stato particolarmente diffuso al punto che gli universitari chiamano la chimica generale con l’appellativo di chimica inorganica per differenziarla dalla chimica organica. Solo i chimici che hanno studiato prima della riforma dell’Università o solo gli addetti ai lavori sanno che il carbonato di litio, dalla cui decomposizione termica si ottiene l’ossido di litio, viene utilizzato come fondente nella produzione del vetro e delle ceramiche e che l’idrossido di litio riscaldato con acido stearico viene utilizzato per ottenere lo stearato di litio utilizzato quale grasso lubrificante. Il litio metallico è usato come fondente per leghe con alluminio, cadmio, rrame e manganese mentre il carbonato e il citrato di litio vengono usati in campo medico per la cura del disturbo bipolare dell’umore mentre i composti litio-organici sono usati nell’ambito dell’industria dei polimeri quali iniziatori e catalizzatori. Solo con l’avvento delle batterie al litio utilizzate nei tablet e negli smartphone il nome di questo metallo è diventato di uso comune e il suo prezzo, stante la crescente domanda è iniziato a salire. Già dallo scorso anno gli analisti finanziari avevano ampiamente previsto che il carbonato di litio, denominato petrolio bianco, avrebbe raggiunto prezzi stratosferici. Il prezzo del litio nel 2002 era di 1590 $ per tonnellata, nel 2014 aveva raggiunto i 5050 $, nel 2016 anno in cui era stato lanciato l’allarme era di 7475 $ fino al 2017 anno in cui la quotazione ha raggiunto i 9100 $ con un ragguardevole incremento percentuale negli ultimi tre anni anche al netto dell’inflazione. I rialzi di questo che è diventato un metallo prezioso vista anche la sua limitata disponibilità sono imputabili, al cosiddetto effetto Tesla. La casa automobilistica Tesla ha infatti progettato un’auto elettrica denominata Tesla 3 che è una macchina elettrica con un’autonomia di 345 km che verrà messa sul mercato in Italia verosimilmente a metà del prossimo anno. La macchina, anche se non ancora in commercio, ha riscosso un tale successo che nel giro di pochi mesi ha raggiunto già centinaia di migliaia di prenotazioni per soddisfare le quali si deve assorbire totalmente la produzione annua di litio. Ovviamente anche altre case automobilistiche stanno mettendo a punto autovetture con batterie performanti ed in particolare si prevede che in Cina dovrebbero essere prodotti alcuni milioni di vetture ecologiche. Per...

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Un polimero che “cammina”
Giu30

Un polimero che “cammina”

Sulla rivista scientifica Nature è stata pubblicata una scoperta fatta da scienziati dell’Eindhoven University e del Kent State University che ha dell’incredibile. Nell’ambito delle ricerche per ottenere nuovi materiali è stata ottenuta una specie in grado di ondularsi e quindi capace di sospingersi da sola sotto l’azione della luce. Una striscia di questo materiale è stata agganciata a una cornice rettangolare di piccole dimensioni e dopo essere stata illuminata si muove con un movimento ondulatorio con una velocità di circa 5 mm/s. Il movimento di questo materiale è dovuto al fatto che, in presenza di luce, una parte si espande e una si contrae provocando un movimento simile a quello di un’onda che scompare rapidamente quando la luce viene allontanata. Il movimento del materiale, che è trasparente e non visibile all’occhio umano può essere seguito dalla sua ombra quando è sottoposto alla luce viola. Si è riuscito ad ottenere un movimento ondulatorio continuo vincolando una striscia del materiale a una cornice di dimensioni minori in modo che essa sia rigonfiata. Una luce led è stata posta di fronte alla striscia e, la parte della striscia esposta alla luce, si incurva verso il basso generando un bozzo e quando la parte successiva della striscia arriva a prendere la luce e inizia a deformarsi. In questo modo l’incurvamento torna indietro dando luogo a un moto ondulatorio continuo. Se la cornice viene capovolta l’onda si muove in direzione opposta. Il materiale usato è un polimero a cristalli liquidi in cui è presente una parte fotosensibile. Questa scoperta potrebbe essere utilizzata per mantenere pulite le superfici delle celle solari apre le frontiere a nuove ricerche.  ...

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Scoperta una nuova forma di DDT
Giu15

Scoperta una nuova forma di DDT

Il DDT appartiene alla classe degli insetticidi organici di sintesi ed è un idrocarburo alogenato aromatico. Il suo nome IUPAC è 1,1,1-tricloro-2,2-bis (p-clorofenil)etano il cui nome viene abbreviato in Dicloro-Difenil-Tricloroetano da cui l’acronimo DDT. Fu sintetizzato per la prima volta dal chimico austriaco Othmar Zeidler nel 1873, ma solo il chimico svizzero Paul Hermann Müller nel 1939 ne scoprì l’azione insetticida dimostrandone l’azione di contrasto alla malaria. Alla fine dell’Ottocento in Italia si contavano circa 15000 morti all’anno per malaria, con febbri estivo-autunnali, soprattutto al Sud. Il nuovo insetticida si rivelò efficace e fu brevettato nel 1949 e messo in commercio nel 1942. Fu utilizzato negli Stati Uniti dal 1942 per difendere le truppe dalle malattie tropicali trasmesse dagli insetti. I risultati furono incoraggianti al punto da essere definito come “insetticida miracoloso”. In Italia fu dapprima utilizzato a Napoli contro i pidocchi e successivamente nella zona di Latina (all’epoca Littoria ) dove era presente la malaria. Nel 1955 l’Organizzazione Mondiale della Sanità lanciò una campagna per eradicare la malaria in dieci anni. Decine di migliaia di tonnellate di DDT furono usate contro la zanzara Anofele che costituisce il vettore preferito da parassiti e batteri per la loro diffusione. Fin dal suo esordio, tuttavia il DDT suscitò perplessità nella comunità scientifica in quanto si temeva l’uso massiccio di una sostanza di cui non si conoscevano gli effetti nel lungo periodo. Inoltre si evidenziò come gli insetti dannosi potessero sviluppare resistenza nei confronti dell’insetticida, mentre molte specie utili potevano soccombere sotto la sua azione. Nel 1950 la contaminazione globale da DDT fu associata al declino della popolazione di alcune specie animali tra cui il pellicano bruni, il falco pescatore e l’aquila dalla testa bianca. Nello stesso anno la Food and Drug Administration dichiarò che “con tutta probabilità i rischi potenziali del DDT sono stati sottovalutati”. Nel 1972 fu proibito negli Stati uniti e nel 1978 anche in Italia. L’Unione Europea ha etichettato il DDT con la frase di rischio R40 e l’Agenzia Internazionale per il Cancro lo ha inserito nella categoria 2B corrispondente a sostanza che ha limitati indizi di cancerogenicità. Questo insetticida insomma ha costituito per decenni l’oggetto di dibattiti al livello scientifico. E’ di solo pochi giorni fa la scoperta fatta da un team di scienziati della New York University di una nuova forma cristallina di DDT che esplica una maggior azione nei confronti degli insetti. Per decenni si era ritenuto che il DDT esistesse in una sola forma ma dagli studi effettuati si è scoperto che esistono forme polimorfiche ed in particolare la forma II che può essere isolata in cristalli singoli. E’ stata testata l’efficacia del DDT...

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Cannucce intelligenti antistupro
Giu10

Cannucce intelligenti antistupro

Si sta sempre più diffondendo a livello mondiale il rischio di bere in una discoteca un drink “corretto” contenente sostanze stupefacenti psicoattive che vengono denominate droghe da stupro. Le sostanze vengono aggiunte alle bevande, all’insaputa dei consumatori, in genere di sesso femminile per drogarle e costringerle ad avere rapporti sessuali. Questa usanza che viene denominata “drink spiking” è molto più diffusa di quanto si possa credere al punto che sono stati elaborati vademecum per evitare i drink drogati. Le sostanze adoperate sono svariate e tra esse la ketamina che causa forti dissociazioni psichiche ed altera la percezione della realtà e il GBH (acido 4-idrossibutanoico) che ha effetti molto simili all’alcol. Per ovviare a questo spregevole fenomeno da tempo sono stati messi in commercio dei kit contenenti delle fiale all’interno delle quali vi sono opportuni reagenti chimici fatti adsorbire su gel di silice. Una volta messo un campione liquido all’interno della fiala il reagente cambia colore a seconda della sostanza stupefacente in esso contenuto. Tra i reagenti più utilizzati vi è il reagente di Mandelin costituito da acido solforico concentrato e vanadato di ammonio NH4VO3. Questo sistema permette di rivelare moltissime sostanze stupefacenti identificabili dal colore che esso assume ma è poco pratico e nonostante la diffusione del fenomeno non viene mai utilizzato. Notando che in un bar tutti i giovani bevevano i loro drink con una cannuccia tre studentesse diciassettenni della Gulliver Preparatory High School di Miami hanno avuto un’idea che ha consentito loro di vincere il Miami Herald’s Business Plan Challenge. Prendendo spunto dall’uso abituale della cannuccia le tre ragazze hanno inventato una cannuccia in cui, ad una estremità è presente una sostanza che cambia colore a contatto con la ketamina e il GBH diventando blu. L’invenzione appare realmente utile per la facilità di utilizzo e dovrebbe essere a breve brevettata con l’auspicio che possa risparmiare a molti giovani esperienze...

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Scoperta una rana fluorescente
Mar30

Scoperta una rana fluorescente

L’Hypsiboas punctatus detta rana a pois è un anfibio della famiglia delle Hylidae che vive nell’America del Sud ed in particolare nelle foreste tropicali e subtropicali. Secondo recentissimi studi pubblicati il 13 marzo pubblicati sul Proceedings of the National Academy of Sciences è stato scoperto che questo genere di rana mostra il fenomeno della fluorescenza. La fluorescenza era stata in precedenza evidenziata solo in creature marine tra cui coralli, alcune specie di pesci, squali, una specie di tartaruga marina ma raramente in animali terrestri come alcuni pappagalli, farfalli, scorpioni e ragni e mai negli anfibi. Nell’ambito degli studi sui pigmenti presenti in queste rane i ricercatori brasiliani e argentini per caso hanno scoperto che esse, che si presentano di colori opachi che vanno dal verde al rosso se esposti alla luce naturale, quando vengono illuminate con luce U.V. si illuminano di un colore verde brillante. Non è ancora nota la motivazione della fluorescenza che presentano queste rane ma i ricercatori suppongono che esse utilizzino questo fenomeno per poter comunicare tra loro specie per l’accoppiamento. La fluorescenza rende le rane più luminose del 30% durante il crepuscolo e del 19% durante il periodo di luna piena ed è possibile che essa renda le rane visibili l’una con le altre durante la notte. Gli scienziati hanno scoperto che sono tre molecole presenti nel tessuto linfatico, nella pelle e nelle secrezioni ghiandolari a essere responsabili di questo fenomeno che hanno denominato H-L1, H-L2 e H-G1 che non sono presenti in altri animali I ricercatori pertanto effettueranno altri studi sugli anfibi ed in particolare su quelli che appaiono translucidi per verificare se questo fenomeno si verifica anche in altre...

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Plutonio: un nuovo numero di ossidazione
Mar13

Plutonio: un nuovo numero di ossidazione

Il plutonio è un elemento radioattivo transuranico appartenente alla serie degli attinidi con numero atomico 94 e configurazione elettronica [Rn] 5f6 7s2. I composti più comuni del plutonio sono gli ossidi, gli ossalati e i fluoruri. Nei suoi composti il plutonio ha numeri di ossidazione da +3 a +7 e gli ioni, a seconda del numero di ossidazione del plutonio hanno colorazioni di verse. Lo ione Pu3+ è di colore blu lavanda, lo ione Pu4+ è di colore giallo scuro, lo ione poliatomico PuO2+ in cui il plutonio ha numero di ossidazione +5 molto instabile si ritiene possa essere rosa chiaro, lo ione poliatomico PuO22+ in cui il plutonio ha numero di ossidazione +6 è rosa arancio, lo ione poliatomico PuO53- in cui il plutonio ha numero di ossidazione +7 è rosso scuro. Il plutonio ha il maggior numero di stati di ossidazione tra gli attinidi e, dagli studi effettuati a Los Alamos nell’ambito del Progetto Manhattan, si rivelò uno degli elementi con una chimica tra le più complesse. La conoscenza dei numeri di ossidazione di un elemento, ovvero del numero di elettroni che esso può perdere o acquistare costituisce una delle proprietà di maggiore interesse per la comprensione del comportamento chimico dell’elemento e pertanto gli stati di ossidazione di ogni elemento sono stati determinati nel corso del tempo. I ricercatori del Los Alamos National Laboratory in collaborazione con l’Università California-Irvine hanno scoperto che il plutonio ha anche numero di ossidazione +2 oltre a quelli già noti. Gli studi, complessi per la limitata disponibilità degli elementi e per i protocolli di sicurezza da osservare per elementi radioattivi, erano partiti dallo studio del numero di ossidazione dei lantanoidi ed in particolare del torio e dell’uranio per poi passare al plutonio che ha mostrato un nuovo numero di ossidazione inaspettato quando da Pu3+ è stato ridotto a Pu2+ e la soluzione dal colore blu lavanda è diventata viola intenso. Nuove frontiere si aprono, nei paesi dove si fa ricerca, per lo studio di molecole contenenti elementi transuranici con numero di ossidazione...

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