Miele, api e inquinamento
Dic01

Miele, api e inquinamento

Le api sono un genere di insetti che da millenni forniscono all’uomo il miele, la pappa reale e la propoli e costituiscono i maggiori impollinatori delle piante permettendone la riproduzione. Le api sono molto sensibili e, se in condizioni normali percepiscono il profumo dei fiori a distanze rilevanti, in caso di inquinamento questa capacità decresce notevolmente con conseguente minore impollinazione. Il numero delle api, che sono un indicatore biologico dell’inquinamento ambientale, si è sensibilmente ridotto specialmente nei paesi più industrializzati e, se tale trend dovesse perpetrarsi, la produzione delle piante nel modo diminuirebbe decisamente. Oltre a questo fenomeno ormai tristemente noto da alcuni anni si è avuto un’altra dimostrazione di come le sostanze inquinanti stiano danneggiando l’uomo compromettendone l’esistenza. Recentissimi studi hanno infatti dimostrato che anche il miele prodotto dalle api è contaminato da pesticidi e, in particolare, sui campioni esaminati, il 75% contiene neonicotinoidi mentre il 50% è contaminato anche da altre sostanze. I neonicotinoidi sono insetticidi che hanno soppiantato il DDT il cui sviluppo è iniziato negli anni ’80 dello scorso secolo ma sono stati ampiamente utilizzati a partire dagli anni ’90.   In nome attribuito a tale classe di insetticidi deriva dalla loro somiglianza in termini di struttura chimica alla nicotina il noto stimolante contenuto nelle sigarette. Il meccanismo di azione dei neonicotinoidi comporta la distruzione del sistema nervoso per la stimolazione dei recettori nicotinici. I neonicotinoidi sono una famiglia di composti a cui appartengono molte specie e le più comunemente usate sono l’imidacloprid composto bis-eterociclico alogenato che differisce dalla nicotina per geometria, dimensione e per la presenza di un gruppo nitrilimminico L’imidacloprid è un insetticida di tipo sistemico infatti esso non agisce per contatto ma è assorbito dalla pianta agendo sugli insetti che si alimentano di parti della pianta stessa. Gli altri neonicotinoidi sono  thiamethoxam, clothianidin, acetamiprid, dinotefuran, nitenpyram e thiocloprid. Se da un lato questa classe di composti mostra un ampio spettro di azione e un basso costo, dall’altro pare evidente il danno ambientale. Per quanto attiene il rischio sulla salute umana come capita in questi casi i vari enti presenti nei paesi non concordano sui potenziali effetti sull’uomo e pubblicano risultati spesso discordanti a causa del diverso sistema di classificazione che porta spesso a una mancata univocità nel giudizio. Sebbene i dati mostrano che queste molecole siano scarsamente tossiche per l’uomo c’è da chiedersi quanto sia completa la conoscenza sugli effetti di tali sostanza. Inoltre si tenga presente che quando esse vengono testate la sperimentazione avviene singolarmente quindi non è comunque dato sapere se un effetto sinergico tra loro o tra una di esse e altre sostanze che vengono assunte possano produrre danni...

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Idrogeno pulito e a basso costo
Nov26

Idrogeno pulito e a basso costo

L’idrogeno ha numerosi utilizzi come la sintesi dell’ammoniaca e la produzione del metanolo e potrebbe diventare il combustibile in grado di sostituire la benzina nelle auto del futuro. L’idrogeno presenta infatti il vantaggio, rispetto ai combustibili tradizionali, di bruciare in presenza di ossigeno liberando una grande quantità di energia in una reazione esotermica e dando come unico prodotto di reazione l’acqua. In questa ipotesi verrebbero abbattute le emissioni di CO2 derivanti dalla combustione degli idrocarburi. Uno dei fattori che rallenta in qualche modo la ricerca per un’economia a idrogeno è la difficoltà di ottenere idrogeno su scala industriale a basso costo. Attualmente l’idrogeno viene ottenuto su larga scala tramite lo steam reforming a partire dagli idrocarburi; i prodotti della reazione sono costituiti da miscele di gas e quindi l’idrogeno non è puro e contiene contaminanti. Il metodo alternativo per ottenere l’idrogeno consiste nell’elettrolisi dell’acqua che tuttavia risulta un metodo antieconomico sia a causa del costo elevato degli elettrodi costituiti da platino che per l’alto consumo energetico necessario. Già da molti anni scienziati di tutto il mondo stanno studiando metodi economici per ottenere l’idrogeno per via elettrolitica a basso costo ricercando su catalizzatori a basso costo in grado di promuovere la reazione e tra essi il più accreditato sembrava essere il cobalto o materiali formati da più metalli tra cui il cobalto. Evidentemente non si era lontani dalla soluzione che, secondo recentissimi studi fatti da chimici spagnoli, potrebbe essere costituita da un composto costituito da cobalto e tungsteno appartenente alla famiglia dei poliossometallati ovvero ossidi molecolari di dimensioni nanometriche che hanno l’attività degli ossidi e sono molto versatili.   Secondo gli studiosi questo catalizzatore opera bene a basso voltaggio pertanto i costi di produzione dell’idrogeno verrebbero abbattuti ed inoltre supportandolo su materiali idrorepellenti si riscontra una maggiore efficienza del processo. L’elettrolisi avverrebbe in maniera più rapida e gli elettrodi avrebbero una maggiore durata. I  materiali idrorepellenti che supportano il catalizzatore possono inoltre essere utilizzati anche su altri catalizzatori e ciò apre il fronte ad altre...

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Rischi delle stampanti laser
Nov05

Rischi delle stampanti laser

Le stampanti laser e le fotocopiatrici si sono diffuse in modo esponenziale negli ultimi anni essendo ormai presenti oltre che negli uffici anche nelle case. E’ quindi importante conoscere i potenziali rischi associati all’uso frequente di questo tipo di dispositivi che utilizzano un tamburo fotosensibile per attirare il toner la cui composizione varia a seconda del produttore ma è abitualmente costituita da un copolimero stirene acrilato, un poliestere o altri tipi di polimeri presenti sotto forma di particelle di piccolissime dimensioni. A seguito delle reazioni chimiche vengono rilasciati composti organici volatili, ozono, selenio, metalli e ossidi metallici, tracce di carbonio elementare e particolato di varie dimensioni dovuto alla presenza di nanomateriali ingegnerizzati ovvero materiali in cui per almeno il 50% delle particelle una o più dimensioni siano comprese tra 1 nm e 100 nm.  Da tempo erano stati effettuati studi sui rischi per la salute umana associati ad un’esposizione continua e frequente alle emissioni dovute alle stampanti. Di recente, tuttavia, nuove ricerche hanno rilevato che i componenti del toner reagiscono tra loro durante il processo di stampa con formazione di particelle potenzialmente più dannose di quanto si riteneva in precedenza. Presso l’Università Harvard è stato valutato l’impatto sulla salute da parte dei nanomateriali e si è scoperto che essi diventano volatili durante la fase di stampa. Il team ha condotto studi per valutare gli effetti specifici delle nanoparticelle sugli animali e hanno verificato che, a causa delle loro dimensioni, esse possono entrare nei polmoni e quindi entrare in circolo. Le nanoparticelle possono reagire infatti con i composti organici volatili per formare specie potenzialmente cancerogene. Le specie organiche sono state caratterizzate tramite risonanza magnetica nucleare, spettrometria di massa associata alla gascromatografia e si è trovato che idrocarburi policiclici aromatici gassosi a basso peso molecolare derivanti dal toner interagiscono con le nanoparticelle e, alle alte temperature che si verificano nella fase di stampa, danno luogo alla formazione di specie ad alto peso molecolare che sono potenzialmente cancerogene e possono portare a mutazioni del materiale...

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Elevato contenuto di mercurio nei cibi dei bambini
Ott27

Elevato contenuto di mercurio nei cibi dei bambini

Il mercurio è un metallo pesante i cui composti sono dotati di elevata tossicità che, per cause antropiche, sono presenti nell’ambiente e inevitabilmente entra nella catena alimentare. Molti degli usi comuni del mercurio sono stati abbandonati per limitarne la diffusione ma viene largamente utilizzato nella preparazione di prodotti chimici industriali e in campo elettrico ed elettronico. I composti del mercurio, principalmente sotto forma di metilmercurio CH3Hg+X–, vengono rinvenuti principalmente nel latte e nei suoi derivati, nei vegetali e nei prodotti ittici ed in particolare nei pesci predatori come pesce spada e tonno, nei pesci piatti come sogliola e rombo e nei piccoli crostacei. Tuttavia secondo recenti studi fatti negli USA i ricercatori dell’Università della Florida sono state trovate tracce di mercurio nei cereali a base di riso. Su 119 campioni di varie marche commercializzate negli USA sono state infatti rilevate concentrazioni di mercurio totale in un range da 0.35 a 15.9 μg/kg e di metilmercurio in un range da 0.07 a 13.9 μg/kg. Si è trovato inoltre che i cereali a base di riso contengono livelli di mercurio significativamente più elevati rispetto ai cereali non contenenti riso e ciò implica che la maggiore fonte di mercurio e nello specifico di metilmercurio sia contenuto sia imputabile al riso. Altre ricerche inoltre hanno mostrato che il riso è in grado di assumere una maggiore quantità di metilmercurio dall’ambiente rispetto agli altri cereali. La cosa più preoccupante è che le analoghe ricerche sono state effettuate in Cina hanno mostrato che i livelli di mercurio sono pressoché identici lasciando il dubbio che anche in altri paesi del mondo possa verificarsi lo stesso fenomeno. Il mercurio è una sostanza in grado di causare danni al sistema nervoso centrale ed è particolarmente rischioso per le donne incinte in quanto esso riesce a superare la barriera placentare arrecando danno al feto. Un’esposizione prolungata può provocare alterazioni della funzionalità renale, della memoria, debolezza muscolare e problemi motori.  I soggetti più a rischio oltre agli anziani, ai cardiopatici, alle persone con patologie epatiche sono le donne incinte e i bambini. Se le risultanze analitiche ottenute dovessero essere confermate in campioni venduti anche in altri paesi occorrerebbe fare le dovute valutazioni per evitare che i neonati che sono tra i soggetti più a rischio siano esposti all’ingestione di...

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Integratori e danni epatici
Ott24

Integratori e danni epatici

Uno sei settori che non ha conosciuto crisi negli ultimi decenni è quello degli integratori alimentari il cui consumo, specie nei paesi più industrializzati, è cresciuto in maniera incredibile tanto che solo nell’ultimo anno in Italia il fatturato è aumentato del 7.4%. Gli integratori più richiesti vanno dalla cura di tosse e raffreddore, modulazione dell’umore, disturbi del sonno, depressione, perdita di peso, miglioramento delle prestazioni sessuali, aumento della massa muscolare e per tanti altri scopi. Si stima che la maggioranza degli adulti negli USA assuma uno o più integratori in modo più o meno occasionale. Essi sono costituiti da vitamine, sali, erbe, estratti vegetali,amminoacidi, enzimi e molti altri prodotti spesso in combinazione tra loro. Sono venduti in pastiglie, capsule, sotto forma di polvere, barrette e bevande e i più consumati contengono vitamina D, vitamina E, sali di calcio e ferro, erbe come la echinacea, aglio e alcune specialità come glucosammina, probiotici e olio di pesce. Negli integratori sono inoltre presenti riempitivi, leganti e aromi ed in essi spesso i principi attivi sono più di uno. Vengono venduti senza prescrizione medica sia in farmacia che negli ipermercati e on line e costituiscono un settore trainante dell’industria. In Italia il Ministero della Salute ha diffuso un decalogo per un consumo consapevole e informato degli integratori alimentari ma, nonostante le raccomandazioni per una dieta sana ed equilibrata, di uno stile di vita adeguato, il passaparola specie negli ambienti sportivi ha comunque il sopravvento. I consumatori infatti associano all’aggettivo “naturale” un prodotto che non può che portare benefici mentre i prodotti chimici sono visti come sostanze che possono far male alla salute dimenticando che anche la cicuta, l’aconito napello e il tasso sono prodotti naturali ma altamente velenosi. Già da anni  studi indipendenti concordavano sui possibili effetti dannosi degli integratori alimentari specie se presi per lungo tempo, in dosi elevate e senza consiglio e controllo del medico. Nel corso di quest’anno sono stati pubblicati molti studi fatti negli USA, ed in particolare dalla AASLD, società americana per lo studio delle malattie epatiche che evidenziano che oltre il 20% dei casi di danno al fegato è imputabile agli integratori alimentari. In molti casi, tra l’altro, in etichetta non sono elencati prodotti epatotossici presenti nell’integratore o farmaci da prescrizione messi illegalmente. Eminenti epatologi associano il rischio maggiore di danni epatici agli integratori assunti per il body building e per la perdita di peso e, poiché nella loro formulazione sono contenute più sostanze, non sono in grado di identificare quale dei principi attivi in essi contenuto è nocivo. Occorrerebbe quindi sensibilizzare quanti assumono con disinvoltura gli integratori ed in particolare quelli di dubbia provenienza e senza...

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Glifosato negli alimenti
Ott21

Glifosato negli alimenti

Una delle sostanze assurte all’onore delle cronache negli ultimi anni per il suo utilizzo in campo agricolo quale erbicida è il glifosato. Esso esplica un’azione ad ampio spettro ed agisce in modo non selettivo pertanto dovrebbe essere utilizzato al di fuori di aree naturali in quanto determina la soppressione di tutti i tipi di arbusti, alberi, viti ed erbe. Sebbene la scoperta del glifosato risalga al 1950 esso fu sintetizzato nel 1970 presso la multinazionale Monsanto Company che ne ha detenuto il brevetto fino al 2001. Da quell’anno tale composto è divenuto di libera produzione costituendo l’erbicida maggiormente impiegato nel mondo. Il glifosato ovvero l’N-(fosfonometil)glicina è un analogo aminofosforico dell’amminoacido glicina e, come tutti gli amminoacidi, a seconda del valore del pH, i due gruppi terminali sono neutri o ionizzati Poiché possono trovarsi in forma ionica sia l’estremità contenente acido fosforico che quella contenente l’acido carbossilico ed anche il gruppo amminico può trovarsi protonato, il glifosato può trovarsi sotto diverse forme zwitterioniche. La sintesi del glifosato può essere fatta facendo reagire l’acido imminodiacetico HN(COOH)2 in presenza di acido fosforoso e acido cloridrico con successiva ossidazione del prodotto ottenuto. Il glifosato gioca un ruolo nella sintesi degli amminoacidi aromatici fenilalanina, triptofano e tirosina in quanto inibisce la sintesi nel cloroplasto dell’enzima 3-fosfoshikimato 1-carbossiviniltransferarasi che catalizza la reazione di condensazione tra il fosfoenolpiruvato e lo shikimato-3-fosfato. Il glifosato ha, infatti, la capacità di formare composti di coordinazione con micronutrienti e con i nutrienti secondari delle piante che fungono da cofattori di vari sistemi enzimatici. Il glifosato è solubile in acqua, non volatile e viene degradato nel terreno prevalentemente tramite metabolismo microbico e si ritiene possa essere degradato anche tramite fotodegradazione. Esso viene adsorbito dal terreno in misura variabile a seconda del pH e del suo contenuto di fosforo ma non viene facilmente idrolizzato o ossidato pertanto persiste per tempi più o meno lunghi. Come in tutti i casi di sostanze chimiche largamente utilizzate e potenzialmente rischiose si apre a livello mondiale la solita contrapposizione tra produttori, utilizzatori e consumatori. Secondo i produttori il glifosato non costituisce un rischio per la salute dell’uomo, è sicuro per l’ambiente in quanto viene rapidamente inattivato sia nel suolo che nelle acque. Nel 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato il glifosato come sostanza probabile cancerogena per l’uomo e da allora viene utilizzato il alcuni paesi ed è stato messo al bando in altri. In Italia  è stata disposta la revoca dell’autorizzazione all’immissione in commercio a partire dal febbraio di quest’anno. Tra le polemiche che infuriano e che vedono contrapposti interessi diversi vi è anche quello relativo alla pasta alimentare. Secondo la Coldiretti...

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