Mangradora negli spinaci
Ott08

Mangradora negli spinaci

Una famiglia milanese è stata ricoverata in ospedale in stato di evidente confusione mentale mostrando fenomeni di amnesia e allucinazioni. Pare che questi sintomi siano stati provocati dalla mandragola presente in una confezione di spinaci surgelati che sono stati mangiati dai membri della famiglia. Alla pianta della mandragola sono state attribuite proprietà magiche forse per le proprietà antropomorfiche delle sue radici. Si riteneva che pozioni di mangradora fossero in grado, tra l’altro, di curare la sterilità e avessero proprietà afrodisiache. E’ noto che alcune specie di mandragora siano tossiche ma alcuni dei principi attivi in essa contenuti sono usati in campo medico a dosaggi opportuni. La mangragora viene citata nella mitologia e da sempre ha destato interesse a partire Machiavelli che la immortalò nella omonima commedia fino al recente  romanzo Harry Potter e la stanza dei segreti. Nonostante i poteri prodigiosi attribuiti a questa pianta non sono stati fatti, nel tempo, adeguati studi sulla sua composizione chimica. Solo negli anni ’70 dello scorso secolo sono stati fatti degli studi sulla composizione chimica della radici della Mandragora autumnalis e della Mandragora  officinarum. Dai risultati ottenuti si è rilevata una elevata quantità di alcaloidi tropanici tra cui: iosciamina enantiomero levogiro dell’atropina provoca vertigini, sonnolenza, visione offuscata e cefalea;  viene usata a scopo farmacologico per curare problemi gastrointestinali ioscina nota anche come scopolamina sostanza estremamente tossica i cui sali vengono  usati in dosi ridottissime in vari campi medici tra cui contro i disturbi del mal d’auto in genere sotto forma di cerotti transdermici. In dosi elevate può portare a delirio, allucinazioni, perdita di coscienza e in casi estremi alla morte apoatropina che come la iosciamina e la ioscina appartiene agli alcaloidi tropanici che bloccano il sistema nervoso parasimpatico La composizione delle radici di mandragora confermano quindi gli effetti allucinogeni noti fin dall’antichità. La mandragora può infestare coltivazioni di prodotti commestibili e questo può spiegare ma non giustificare la sua presenza nelle confezioni di spinaci surgelati. Solo la bassa quantità di queste foglie ha evitato quindi il peggio e la ditta produttrice ha ritirato dal mercato a scopo precauzionale i lotti...

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Sospetto avvelenamento da tallio
Ott03

Sospetto avvelenamento da tallio

Una famiglia lombarda dopo essere rientrata da una vacanza nelle campagne friulane è stata ricoverata nell’Ospedale di Desio e purtroppo due componenti sono deceduti. Il sospetto è le morti siano dovute a ingestione di composti contenenti tallio. Al momento sono in corso indagini che si spera porteranno alla soluzione del mistero e al momento si ipotizza che possano essere entrate in contatto con un sale di tallio contenuto in un topicida o presente nelle feci dei piccioni che vivono nei pressi della casa in cui la sventurata famiglia ha trascorso le vacanze. Tuttavia secondo l’ipotesi più accreditata l’avvelenamento potrebbe essere stato causato dall’acqua del pozzo contaminata dal sale di tallio e la supposizione che sarà confermata dalle analisi è avvalorata dal fatto che l’avvelenamento avviene, secondo quanto riportato il letteratura, per ingestione. Il tallio è un elemento del gruppo 13 o gruppo 3A e del 6° Periodo ovvero del gruppo del boro ma, contrariamente agli elementi del gruppo per i quali in numero di ossidazione più comune è +3, esso ha +1 come numero di ossidazione più frequente nei vari composti. Il composto con cui potrebbe in qualche modo essere entrata in contatto la famiglia è il solfato di tallio (I) Tl2SO4 che è un topicida acuto che provoca danni a carico dell’apparato intestinale, del sistema nervoso e respiratorio. I sintomi da avvelenamento non compaiono subito dopo l’ingestione ma impiegano da 3 a 7 giorni prima di manifestarsi e la dose letale varia da persona a persona ed è di 8-15 mg/kg di peso corporeo. E’ una sostanza che ha una elevata solubilità in acqua ovvero di 47 g/L a 20°C e pertanto può inquinare facilmente le acque e il terreno. Poiché questa sostanza è altamente tossica è stata vietata a partire dagli anni ’70 dello scorso secolo in molti paesi europei ma è ancora utilizzata in Asia, America meridionale e in alcuni stati degli Stati Uniti ma ovviamente può essere acquistato on line nonostante il divieto di utilizzo. Nei secoli scorsi il solfato di tallio venne usato per combattere la tigna dei capelli ma stante la sua elevata tossicità faceva cadere anche i capelli. In passato, ma anche in tempi più recenti, il solfato di tallio sia stato usato come veleno in molti omicidi in quanto era difficile da identificare e i sintomi compaiono diversi giorni dopo la sua assunzione. Viene citato come sostanza usata in omicidi sia in film come il recente Spectre che ha come protagonista James Bond che in romanzi come Un cavallo per la strega di Agata Christie. La tossicità dei sali di  tallio è dovuta al fotto che lo ione Tl+  ha una...

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Inquinamento da PFAS
Set23

Inquinamento da PFAS

Le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche note con il termine PFAS sono composti organici di origine sintetica costituiti da catene carboniose formate in genere da 4 a 16 atomi di carbonio il cui il fluoro si trova al posto dell’idrogeno. Il forte legame tra carbonio e fluoro dà a questo tipo di molecole una elevata stabilità e resistenza pertanto tali sostanze hanno una scarsa degradabilità, tendono a persistere nell’ambiente e possono passare con facilità negli esseri viventi. L’organismo umano assorbe queste sostanze prevalentemente per via orale con il consumo di acqua e alimenti sia tramite i residui presenti nei contenitori che con il consumo di pesci e crostacei provenienti da acque inquinate. Un’altra fonte è costituita dalla inalazione di aria contaminata o con il contatto di polveri o suolo che contiene i PFAS. Questi composti vengono largamente usate in ambito industriale ed in particolare rendere resistenti ai grassi e all’acqua molti materiali tra cui tessuti, carta e rivestimenti per contenitori di alimenti. I PFAS, a cui appartiene anche il teflon, si trovano in molti tensioattivi, come rivestimenti di pentole antiaderenti, sui rivestimenti protettivi resistenti alle macchie applicati ai tappeti e ai tessuti di tappezzeria e per impermeabilizzare gli indumenti. Sebbene gli studi sulla tossicità dei PFAS effettuati sull’uomo siano ancora controversi, quelli fatti sugli animali mostrano una tossicità con effetti a carico di diversi organi. Negli anni ’90 a Parkersburg, città degli Stati Uniti e capoluogo della Contea di Wood, nello Stato della Virginia una perdita di PFAS provenienti dalla fabbrica chimica DuPont provocò la contaminazione di acque con sostanze perfluorurate. Ciò provocò gravi disturbi in particolare ai bambini e ai bovini e i lavoratori della fabbrica segnalarono di aver avuto nausea e vomito. Le indagini effettuate rivelarono che grossi quantitativi di acido perfluoroottanoico CF3(CF2)6COOH erano state sversate in una discarica vicina a pozzi da cui la città si approvvigionava. La DuPont, sebbene negò ogni fonte di errore, fu condannata al pagamento di una multa e istituì una task force che realizzò opportuni impianti di filtrazione. Questa triste esperienza indusse molti fast food ad utilizzare contenitori che non contenevano PFAS visto che l’opinione pubblica era sufficientemente sensibilizzata Anche in Italia, nel 2013  a seguito di ricerche dal Ministero dell’Ambiente fu riscontrata la presenza di PFAS in acque superficiali, sotterranee e potabili in alcune regioni italiane tra cui il Veneto. Il problema è giunto agli onori della cronaca in questi giorni provocando contrapposizioni tra gli organi istituzionali. Parrebbe comunque che da molti anni questi composti siano stati sversati nelle acque superficiali da cui sono percolati nelle falde contaminando una vasta area. Si auspica una soluzione a tale problema anche alla luce del fatto...

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Nuova scoperta: zuccheri dal legno
Set09

Nuova scoperta: zuccheri dal legno

Nonostante il petrolio sia una fonte di energia non rinnovabile esso viene largamente utilizzato non solo per ottenere i combustibili ma i suoi derivati costituiscono i prodotti di base per l’ottenimento di sostanze più svariate che vanno dai concimi, materie plastiche, elastomeri, coloranti, inchiostri, farmaci, pneumatici e l’elenco potrebbe continuare. Nel corso degli anni si è sviluppato il settore dei biocarburanti ottenuto da grano, mais e canna da zucchero ma al di là dei costi pone un problema etico in quanto sottrae terreno agricolo usato per la produzione di alimenti. Una scoperta pubblicata da pochi giorni sulla rivista accademica ChemSusChem fatta da scienziati dell’Università di Dalawere potrebbe offrire una alternativa ai combustibili fossili. Secondo quanto pubblicato, infatti, gli scienziati sono riusciti a estrarre in modo efficiente gli zuccheri da trucioli di legno, dal tutolo del mais e da prodotti di rifiuto di aziende agricole. Questa scoperta è pienamente rispondente ai principi della Green Chemistry che si propone di indirizzare percorsi di sostenibilità all’industria chimica in quanto non solo vengono utilizzate fonti rinnovabili ma addirittura specie che vengono di norma scartate. L’obiettivo degli studiosi era infatti quello di trovare materiali di scarto piuttosto che alimenti da sottrarre ai consumi. Negli ultimi anni la ricerca si è accentrata sull’utilizzo dei materiali di scarto per ottenere la biomassa detta lignocellulosica costituita da polimeri di carboidrati ovvero cellulosa e emicellulosa e da polimeri aromatici ovvero da lignina. Dalla fermentazione di questo tipo di biomassa ecosostenibile, infatti, si ottiene l’etanolo e altri biocarburanti. Tuttavia la presenza di legami tra polisaccaridi e lignina rende difficile tale processo: l’estrazione degli zuccheri fermentabili prevede dapprima la separazione di tali legami e poi l’utilizzo di metodi acidi o enzimatici per idrolizzare e rompere la cellulosa liberata in monosaccaridi. Questo processo è pertanto costoso e poco competitivo rispetto all’utilizzo del petrolio e dei suoi derivati. Il processo inventato dagli studiosi prevede un’unica fase, bassa temperatura, un breve tempo di reazione e un’alta resa percentuale che si aggira intorno al 95% con notevoli vantaggi economici. Per il momento si conosce poco di questa scoperta in quanto è in attesa di brevetto ma si sa che viene utilizzata una soluzione concentrata di un sale inorganico e una piccola quantità di un acido minerale. La soluzione rigonfia le particelle di legno o di altre biomasse, permettendole di interagire con le fibre un po’ come un giornale si rigonfia quando viene bagnato. Il processo è stato poi integrato con una reazione di disidratazione che trasforma gli zuccheri pentosi in furano e suoi derivati e consente di riciclare la soluzione salina. Il furano e i suoi derivati sono composti altamente versatili e possono essere...

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Nuova minaccia per lo strato di ozono
Ago18

Nuova minaccia per lo strato di ozono

L’ozono si forma nella stratosfera e protegge la Terra dalle radiazioni ad alta frequenza che provengono dal Sole riflettendole e assorbendole. Tali radiazioni tra cui i raggi UV sono nocive per l’uomo in quanto le basi azotate che costituiscono il DNA presentano un picco di assorbimento a circa 260 nm che è una lunghezza d’onda tipica dei raggi UV. I raggi solari quindi, se non opportunamente filtrati, dall’ozonosfera possono provocare mutazioni genetiche con danni notevoli per l’uomo. L’ozono presente negli strati bassi della stratosfera è soggetto al cosiddetto ciclo dell’ozono. Esso viene prodotto da due reazioni: nella prima reazione si rompe, per scissione omolitica, il doppio legame presente nella molecola di O2 a seguito della sua interazione con i raggi UV O2 + radiazione UV → 2 O L’ossigeno atomico è particolarmente reattivo e reagisce con una molecola di O2 per dar luogo alla formazione di ozono: O + O2 → O3 L’ozono formatosi può, tuttavia, dissociarsi secondo la reazione O3 → O + O2 e l’ossigeno monoatomico può a sua volta reagire con una molecola di ozono secondo la reazione: O + O3 → 2 O2 Come tutti i cicli biologici anche il ciclo dell’ozono avviene quando le reazioni sono in equilibrio tra loro e può essere facilmente perturbato. Negli anni ’70 dello scorso secolo si è trovato che per cause antropiche lo strato dell’ozono si era assottigliato a causa dell’immissione massiccia di alcune molecole indicate con l’acronimo CFC contenenti carbonio cloro e fluoro che venivano impiegati come propellenti per aerosol, come agenti refrigeranti e come agenti porofori nella preparazione di polimeri espansi. Il 16 settembre 1987 fu sottoscritto pertanto il Protocollo di Montreal volto a ridurre la produzione e l’utilizzo di queste sostanze al fine di preservare la vita dell’uomo sulla Terra. Dall’entrata in vigore del  Protocollo di Montreal si sono avuti risultati incoraggianti che inducevano a sperare che nel giro di qualche decennio si sarebbe potuti ritornare a una normalizzazione. Tuttavia, secondo quanto pubblicato di recente dagli studi di scienziati del Regno Unito vi sarebbe un’altra molecola, non presa finora in considerazione, che potrebbe ritardare il recupero dello strato di ozono. La molecola imputata è il diclorometano CH2Cl2  la cui produzione è cresciuta notevolmente negli ultimi anni a causa dei suoi numerosi utilizzi soprattutto come solvente sia in molte reazioni chimiche che per sverniciare e sgrassare. Il diclorometano noto anche come cloruro di metilene, viene anche utilizzato dall’industria alimentare per allontanare, tra l’altro, la caffeina dal caffè e come propellente per aerosol, nonché come agente schiumogeno per la preparazione di polimeri espansi. In pratica il diclorometano ha sostituito, ad eccezione dei gas refrigeranti che sono stati sostituiti...

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Uova: pericolo fipronil
Ago11

Uova: pericolo fipronil

Negli ultimi giorni è stata riportata la notizia che uova contaminate con il fipronil sono state rinvenute in molti paesi europei che a loro volta si stanno rimpallando la responsabilità. Le uova provenienti da fonti sospette sono state ritirate dai punti vendita ma non è escluso che possano essere state utilizzate in prodotti industriali. Il fopronil è una polvere bianca dal vago odore di muffa appartenente alla famiglia dei fenilpirazoli: Il fipronil è un insetticida a largo spettro di azione e, a seconda della dose usata, è in grado di combattere formiche, scarafaggi, termiti, pulci, zecche, grilli talpa e altri tipi di insetti. Viene quindi usato quale principio attivo in molti prodotti commerciali ad azione antiparassitaria per animali da compagnia e per disinfestare campi anche ad uso agricolo. Il fopronil fu scoperto alla fine degli anni ’80 dello scorso secolo ed è stato messo in commercio nel 1993. Agisce sul sistema nervoso bloccando il passaggio degli ioni Cl– tramite il recettore del GABA e il recettore del Glut-Cl. E’ una sostanza che ha una lenta attività di azione ampiamente diffusa al punto che sono allo studio eventuali resistenze da parte di alcuni parassiti. L’OMS classifica il fipronil come sostanza moderatamente pericolosa e la dose letale per i topi è di 97 mg/kg di peso corporeo. Nell’uomo in caso di intossicazione acuta si manifesta sudorazione, vertigini, nausea, emicrania, dolori addominali e vertigini che recedono spontaneamente nel giro di qualche ora non essendo noto un antidoto specifico sebbene sia indicata una lavanda gastrica. Nel caso si dovessero manifestare crisi epilettiche risulta efficace il trattamento con benzodiazepine. Sperimentazioni sui ratti sottoposti a piccole dosi di fipronil per lunghi periodi si è notata un aumento dei tumori alla tiroide mentre non si hanno dati disponibili sull’uomo. E’ invece dimostrato che il fipronil è particolarmente dannoso per l’ambiente, per i molti tipi di pesci, crostacei e per le api. Per tali motivi è vietata la somministrazione di fipronil nella produzione di alimenti per il consumo umano quindi alle galline, produttrici di uova, non sarebbe mai dovuto essere somministrato. Parrebbe che tale prodotto sia stato mescolato ad altre sostanze consentite usate quali detergenti e igienizzanti per pulire i luoghi dove vengono allevate le galline con lo scopo di uccidere le pulci delle galline. L’Italia è uno dei maggiori produttori di uova e, in genere, nei banchi dei supermercati non vengono rinvenute uova provenienti dall’estero grazie anche a una normativa che prevede che sulla confezione venga riportato il paese di origine. Tuttavia dobbiamo comunque stare all’erta in quanto l’Italia importa una grande quantità di uova a basso costo e senza alcuna tracciabilità usati verosimilmente dalle industrie...

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